Psicologo Milano

Come superare la fine di una storia?

prigione d'amore

Capita, in alcune situazioni, di trovarsi bloccati in una dinamica relazionale, tale per cui è presente un pensiero fisso rivolto ad una ragazza o ad un ragazzo, con cui si sono avuti dei precedenti legami di intimità o con cui non si è mai avuta alcuna relazione amorosa definitiva (perché rimasta solo un desiderio o relazione ambigua).

Dai racconti di chi si trova in questa situazione, emerge come ci si senta letteralmente “imprigionati”, ingabbiati da questo pensiero fisso che tiene "legati" a questa persona.

In questi casi, una metafora torna molto utile per definire lo stato in cui si ritrova la persona che sta soffrendo: la “metafora del carcerato”. E’ come se si stesse rinchiusi in una condizione di prigionia, dove l’altro tiene in ostaggio il proprio cuore e il proprio pensiero, non concedendo alcuna via di fuga. ll pensiero è sempre presente, giorno dopo giorno, fa male e più si cerca in tutti i modi di scacciarlo, di dimenticare, di distrarsi, di non pensarci, più questo torna alla mente, in modo invasivo e fastidioso.

Così il “prigioniero”, per quanto cercherà di liberarsi, ribellandosi, urlando, alla fine rimarrà chiuso nella sua “cella”, dove ogni sforzo di "rompere le catene" o di "piegare le sbarre" per uscire, risulterà vano, contribuendo solo a peggiorare e a confermare altresì la propria condizione.


E allora come fare per uscire da questa prigione?

Per trovare la soluzione facciamo riferimento al problema dei 9 punti.

I nove punti che si vedono nella figura qui di seguito, devono essere collegati da quattro linee rette senza sollevare la penna dal foglio.


Problema dei nove punti

Per quanto possiate provare ad unire questi 9 punti, secondo le indicazioni date, sarà impossibile trovare la soluzione, almeno che, non cambiate la prospettiva con la quale osservate il problema.

Sarà infatti possibile risolverlo, solo uscendo fuori dal proprio schema logico che ingabbia all’interno del quadrato autoimposto. Qui di seguito la soluzione al problema, che si trova esaminando le ipotesi sui punti e non i punti stessi.

La stessa cosa si verifica per analogia, quando si tenta di risolvere un problema personale, dove si finisce col rimanerne incastrati, dove continuando ad analizzare sempre gli stessi elementi che si hanno a disposizione, non si riuscirà ad uscirne.

Come è noto in letteratura (P. Watzlawick, R. Fisch, J. H. Weakland 1974), una modalità di questo tipo, orienta verso un cambiamento1, mentre per riuscire a risolvere in modo efficace un problema bisogna passare ad un cambiamento2, che si pone ad un livello superiore. Per questo spesso chi ha un problema non può risolverlo, se cerca di farlo rimanendo sullo stesso piano del problema e per questo, in questi casi, è utile riuscire a vederlo da fuori, anche con l’aiuto di un terapeuta.

Per spiegare la differenza tra cambiamento1 e cambiamento2, appare illuminante l’esempio dell’incubo: “Durante un incubo si può correre, strillare, cadere, nascondersi, ma nessun cambiamento da un comportamento ad un altro può por fine l’incubo stesso (cambiamento1); l’unico modo di uscire fuori da esso è destarsi (cambiamento2). L’essere desti però non fa più parte del sogno e implica un cambiamento ad uno stato completamente diverso”.

Ritornando al problema precedente, nel quale la persona si ritrova bloccata in questa condizione di prigionia, l’unica soluzione consiste anche qui nell’uscire fuori, nel porsi in una posizione esterna al problema.

Per far ciò diventa utile provare letteralmente a guardarsi dall’esterno, nella propria condizione di prigioniero, ogni giorno per un tempo definito, e rassegnandosi al proprio destino di ergastolani, per tutta la vita, almeno fino a prova contraria.

Guardarsi dall’esterno, aiuterà a trovare la soluzione.

Guardarsi dall’esterno, aiuterà infatti a prendere le distanze e a rivalutare la propria posizione all’interno di questa dinamica, riuscendo a "rompere la catena" e ad aprire la cella nella quale fino a quel momento eravamo rimasti bloccati.


 

Bibliografia

  • P. Watzlawick, R. Fisch, J. H. Weakland, Change: la formazione e la soluzione dei problemi, Astrolabio, 1974
  • G. Nardone, P. Watzlawick, L'Arte del Cambiamento, La soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi, TEA, 2010

 

Scritto da Davide Algeri

 

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