
Autosabotaggio: quando il tuo peggior nemico sei tu (e come liberartene)
6 Giugno 2026C’è un’idea romantica che circola da decenni e che, nella mia esperienza clinica, ha fatto più danni di quanti ne abbia riparati: quella che una coppia funzioni meglio quando i due partner si somigliano, condividono gli stessi punti di forza, le stesse ambizioni, la stessa solidità. È un’idea rassicurante. Ed è quasi sempre sbagliata.
Le coppie che funzionano davvero, quelle che resistono, crescono e si evolvono nel tempo, non sono fatte di due persone identiche. Sono fatte di due persone che si completano. E c’è una differenza enorme tra le due cose.
Perché la somiglianza non è garanzia di stabilità
Immagina due persone entrambe decise, ambiziose, abituate a gestire tutto da sole. In apparenza sembrano fatte l’una per l’altra. Nella realtà clinica, queste coppie tendono a entrare in conflitto su chi ha il controllo, su chi cede, su chi si fa carico dell’emotività quando tutto crolla. Due leader senza un accordo implicito su chi guida rischiano di trasformare ogni decisione in una battaglia di potere.
Questo non significa che le somiglianze siano un problema. Significa che la vera stabilità di una coppia non si misura su quante cose avete in comune, ma su quanto le vostre differenze si sostengono a vicenda.
Il principio della complementarità: i tuoi punti di forza sono il mio sostegno
Il principio che ho visto funzionare nelle coppie più solide con cui ho lavorato si può descrivere così: i punti di forza di uno diventano il sostegno dei punti di debolezza dell’altro, e viceversa.
Non si tratta di dipendenza, si tratta di un sistema relazionale in cui ciascuno porta qualcosa che l’altro, da solo, fatica a generare.
Pensa a una coppia in cui lui gestisce la razionalità nelle crisi: mantiene la calma, analizza, trova soluzioni, mentre lei ha una capacità empatica che lui non possiede: percepisce i segnali sottili, porta calore nei momenti in cui la logica da sola non basta. Lui la sostiene quando l’emozione rischia di travolgere tutto. Lei lo sostiene quando il distacco rischia di spegnere la connessione. Nessuno dei due è completo da solo. Insieme, funzionano.
Questa non è una metafora romantica. È un meccanismo psicologico preciso: quando il punto di forza di un partner incontra il punto di debolezza dell’altro e lo sostiene, avviene qualcosa di importante. Quella persona non si sente più inadeguata per ciò che le manca. Si sente sostenuta. E questa sensazione, ripetuta nel tempo, costruisce autostima.
Come la complementarità aumenta l’autostima di entrambi
Uno degli effetti meno discussi su come far funzionare una relazione di coppia è questo: una coppia complementare aumenta l’autostima di entrambi i partner, non perché l’altro ti dica che sei bravo, ma perché nei momenti in cui senti la tua mancanza, c’è qualcuno che ti copre senza fartela pesare.
Essere coperti nel proprio punto debole, senza giudizio, è un’esperienza che molte persone non hanno mai avuto prima della coppia. Spesso è la prima volta in vita loro che qualcuno non sottolinea ciò che manca, ma lo integra naturalmente. Il risultato è una progressiva riduzione dell’ansia legata a quella debolezza, e una crescita della fiducia in se stessi.
Il meccanismo funziona anche nell’altro verso: quando usi il tuo punto di forza per sostenere il partner, lo percepisci come qualcosa di valore reale. Non è un vanto, è un contributo concreto. E questo rafforza la tua autostima tanto quanto viene rafforzata la sua.
La coppia diventa così un sistema evolutivo: cresci tu, cresce l’altro, cresce la relazione.
Quando la complementarità smette di funzionare
C’è un confine che vale la pena riconoscere, perché nella pratica clinica lo vedo spesso superato senza accorgersene: quello tra complementarità e dipendenza.
La complementarità funziona quando entrambi i partner sono consapevoli di ciò che portano e di ciò che ricevono, e quando il sostegno reciproco è libero — non condizionato, non usato come leva, non trasformato in debito emotivo.
Quando invece uno dei due usa il punto di debolezza dell’altro per mantenere il controllo, “senza di me non ce la faresti”, la complementarità si trasforma in trappola. Non aiuta più a crescere: mantiene ciascuno nel suo ruolo, fisso, immobile.
La differenza tra una coppia complementare sana e una disfunzionale è questa: nella prima, i ruoli evolvono nel tempo. Le debolezze si riducono, le forze si espandono, entrambi diventano più interi. Nella seconda, i ruoli si irrigidiscono. Ciascuno diventa prigioniero di ciò che l’altro si aspetta da lui.
Come far funzionare una relazione di coppia
Se vuoi applicare questo principio alla tua relazione, il primo passo è semplice: prendi un foglio e scrivi tre cose in cui ti senti forte e tre in cui senti che fatichi. Poi chiedi al tuo partner di fare lo stesso, separatamente.
Quando confrontate le liste, non cercate la simmetria perfetta. Cercate i punti di contatto: dove il tuo punto di forza incontra il suo punto di debolezza? Dove accade il contrario? Quelle intersezioni sono le fondamenta reali su come far funzionare una relazione di coppia.
Questo esercizio ha un effetto secondario che vale quanto il risultato: ti costringe a riconoscere le debolezze del tuo partner senza giudicarle, e le tue senza vergognarti. Comincia qui la complementarità consapevole.
Domande frequenti
Una coppia complementare è destinata a durare? La complementarità è una risorsa, non una garanzia. Perché funzioni nel tempo è necessario che entrambi la riconoscano e la rispettino. Una coppia complementare che non comunica rischia di trasformare le differenze in fonte di conflitto anziché di sostegno.
E se i punti di forza del mio partner non si sovrappongono ai miei punti di debolezza? Molto raramente due persone sono complementari su tutti i fronti. L’obiettivo non è la complementarità totale, ma quella sufficiente — soprattutto nelle aree che contano di più per entrambi: la gestione delle emozioni, la comunicazione nei conflitti, la capacità di reggere la pressione.
Come faccio a sapere se la nostra complementarità è sana o disfunzionale? La domanda giusta è: le nostre differenze ci fanno crescere entrambi, o ci mantengono bloccati nei nostri ruoli? Se nel tempo entrambi diventate più capaci, più interi, la complementarità sta funzionando. Se invece uno dei due sente di non potersi mai permettere di migliorare — perché l’altro ne ha bisogno così — qualcosa si è inceppato.
Quando ha senso rivolgersi a un professionista? Quando le differenze tra voi sono diventate fonte di conflitto cronico, quando vi sentite più rivali che alleati, o quando uno dei due sente che il proprio punto di debolezza viene usato contro di lui — in quei casi la terapia di coppia può aiutare a rimettere a fuoco il sistema e a riportarlo a funzionare come risorsa.
La terapia breve strategica può aiutare in questo? Sì. L’approccio breve strategico lavora esattamente su questo: identificare i meccanismi che bloccano la coppia, interrompere i circoli viziosi e restituire a entrambi i partner la capacità di usare le proprie risorse — comprese quelle che già esistono ma non vengono riconosciute.
Se senti che nella tua relazione qualcosa si è inceppato — che le differenze tra voi pesano più di quanto sostengano — posso aiutarti a capire cosa sta succedendo e come cambiarlo. Lavoro a Milano e online. Contattami per un primo colloquio.
Dott. Davide Algeri — Psicologo, Psicoterapeuta Breve Strategico, Coach | Milano
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