Il compagno immaginario: normalità o patologia?

Scritto da Valentina Maggiorelli e Laura Piccioni. Postato in Infanzia

amico immaginarioNel corso dell’infanzia, una discreta percentuale di bambini, si costruisce un compagno immaginario, una presenza molto frequente nella vita di un bambino, che comincia a fare la sua prima apparizione intorno ai 2-3 anni, durante l’ultimo anno di asilo nido, e spesso permane nel suo mondo fantasioso fino ai 7-10 anni.

Questa modalità ideativa, capace di creare una presenza benevola, affettuosa, calda, accogliente, può essere considerata come un equivalente della riflessione degli adulti. L'"amico fantasma" permette ai bambini di ripensare alle esperienze fatte, di elaborarle, di rivisitarle, di trasformarle. E’ un amico con cui giocano, si confidano, litigano: immaginario, segreto, personale, umano e fantastico.

Chi è il compagno immaginario?

Il compagno immaginario è una manifestazione di creatività, che va guardata con molta attenzione e rispetto.

È il peluche o l’orsacchiotto che si porta a nanna la sera, l’ombra che il bambino vede proiettare dal proprio corpo, che cammina e corre con lui, più spesso un coetaneo, compagno di pomeriggi di giochi, chiacchierate e discussioni. Come spiega Tilde Giani Gallino, si tratta di un "altro da sé" che il bambino costruisce giorno per giorno, dotandolo continuamente di nuove esperienze e competenze, che fin dall’inizio possiede una propria autonoma personalità. Le indagini confermano che si tratta di bambini spigliati, niente affatto solitari che alla prova dei fatti si rivelano leader nella propria classe. Sono bambini che hanno affinato capacità di relazione e di negoziazione superiori alla media, anche grazie a quel compagno di fantasia con cui giocano, ma che soprattutto capaci di ascoltare, di agire e ragionare, parlare e discutere di ciò che sta più a cuore. Insomma un’esperienza significativa per la crescita, per lo sviluppo cognitivo e per la capacità di socializzare. Crescere in due in un mondo di adulti è molto positivo. "Con l’amico immaginario, spiega Tilde Gallino, ci si esercita nella risoluzione dei problemi, ci si allena a trattare, a confrontarsi e a discutere con gli altri. Ma c’è di più. L’amico immaginario possiede più di ogni altro una dote speciale: non tradisce mai. Gli si può raccontare tutto: non farà la spia, non spiffererà in giro le cose importanti e segrete come fanno di solito i fratelli. Non diventerà amico di altri. Perciò di lui i bambini sono parecchio gelosi, lo vivono come un segreto, pochi lo raccontano, in più lo tengono nascosto, non rivelandone l’identità a nessuno".

Qual è la sua funzione?

Già nel 1945 Piaget, attribuisce al compagno immaginario, un ruolo di notevole importanza nel periodo dell’evoluzione socio cognitiva, durante le osservazioni condotte sullo sviluppo del gioco simbolico della sua primogenita, aveva colto l’emergere di alcuni personaggi immaginari attribuendo ad essi funzioni evolutive diverse a seconda della natura (umana e non) del compagno immaginario:

  • La funzione consolatoria, di ascoltatore benevolo, in cui il bambino confida i propri interessi al Compagno Immaginario, e questo svolge un ruolo di ascoltatore-consolatore.
  • La funzione compensatoria, in questo caso si tratta della possibilità che i bambini hanno di vivere con il proprio Compagno Immaginario momenti magici, nel senso di poter compiere azioni impossibili o proibite al bambino.
  • La funzione moralizzatrice, riguarda l’autorità morale che sta a rappresentare il Compagno Immaginario, infatti questo oltre ad essere disponibile nei confronti del bambino, però al tempo stesso è critico verso le sue azioni, spronandolo a migliorarsi.
  • La funzione di stimolo e rassicurante, si rifà agli aspetti positivi che determina la presenza del Compagno Immaginario, in termini di sviluppo delle capacità di socializzazione nel bambino.

ombra amicaPiaget afferma che il compagno immaginario sia una specie di “banco di prova”, dove il bambino può esercitare ed affinare le proprie competenze relazionali senza mettere a repentaglio la propria autostima e l’immagine di sé.

La costruzione autonoma del compagno immaginario, ha un ruolo di non secondaria importanza, nella costruzione avanzata di un sé pubblico, oltre che privato, e nel rapporto interattivo con gli altri da sé.

Si è ipotizzato che tale creazione autonoma sia in stretto rapporto con un positivo processo di socializzazione infantile, inoltre, si ritiene che il compagno immaginario possa contribuire a favorire la costruzione del sé meta-cognitivo, con una specifica distinzione tra un Io/pensante e qualsiasi altro, ugualmente pensante, ma in modo diverso.

Un folletto, uno gnomo, a volte peluches, qualunque forma assuma, il Compagno Immaginario è un fenomeno complesso e sfaccettato, spesso soggetto a pregiudizio e fonte di preoccupazione per i genitori, che guardano con timore questo personaggio fantastico frutto della fantasia del bambino. Autorevoli studi assicurano che è un’invenzione del tutto normale, che nascerebbe dalla scoperta della propria ombra o dal rapporto instaurato con il peluche preferito, inoltre è anche con l'aiuto di questi personaggi inventati, che i bambini cercano di adattarsi all’ambiente complesso ed incomprensibile degli adulti.

Il compagno immaginario, è il segno di una straordinaria capacità creativa dei bambini e insieme di una grande intelligenza. Uno degli stereotipi più comuni vuole che i bambini che si inventano amici immaginari, lo facciano perché si sentono soli, perché non hanno fratelli o sorelle né amici con cui giocare o magari perché i genitori hanno problemi tra loro. Soli, timidi o troppo introversi, per fare amicizia con gli altri, si ritrarrebbero in una dimensione immaginaria vivendo una vita parallela e quasi virtuale, ma consolatoria e tranquillizzante.

Un aiuto nella costruzione del sé

In certi casi il compagno immaginario può rappresentare un ulteriore partner o individuo di riferimento, che può acquistare la funzione di consigliere ascoltato sugli atteggiamenti da adottare o da evitare, per migliorare o accreditare l’immagine di sé.

I bambini che si creano un simile amico inventato e che fanno quotidianamente ragionamenti abbastanza complessi insieme a lui, in una fase fondamentale per la formazione del sé cognitivo (dai 3/4 agli 8/9 anni circa), stabiliscono certi presupposti che favoriscono la formazione della personalità, e possono fornire impulsi creativi ai rapporti con gli altri. Il compagno immaginario in questo caso sarebbe da considerare una figura ideale di appoggio, fondamentale nel rapporto tra Io e Me e fra Sé e mondo esterno, così da facilitare il processo per giungere ad un Sé complesso e consapevole. Inoltre nella situazione particolare in cui il bambino stabilisce un rapporto empatico con il compagno immaginario, riesce addirittura a rappresentare a sé stesso, sia pure inconsciamente, con la forza di un Noi, che infonde forza e sicurezza. Quindi il compagno immaginario sembrerebbe svolgere un ruolo importante nella percezione e nel consolidamento del sé e della propria immagine.

E vostro figlio ha avuto un compagno immaginario?

Scritto da dott.ssa Laura Piccionidott.ssa Valentina Maggiorelli

Bibliografia:

  • D’Alessio M. (2000), Psicologia dell’età scolare, Carocci, Roma.
  • Giani Gallino T. (1993), Il bambino e i suoi doppi: l’ombra e i compagni immaginari nello sviluppo del Sé, Bollati Boringhieri, Torino.

 

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