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Dipendenza affettiva: il nuovo disagio relazionale delle coppie morbose

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Tempo di lettura: 6 minuti

Dipendenza affettivaQuando si può parlare realmente di dipendenza affettiva?

Oggi si abusa sempre più spesso del termine dipendenza affettiva, soprattutto riguardo le relazioni, in particolare quelle amorose. La dipendenza affettiva è uno stato patologico in cui la coppia diventa il fulcro di ogni esperienza di vita, a prescindere da quello che accade intorno ai protagonisti della relazione. Nella dipendenza affettiva la coppia diventa una nuova entità che sussiste prima degli individui e dei loro bisogni, che si annullano di fronte alle esigenze della nuova essenza. La sintomatologia connessa agli atteggiamenti messi in atto da entrambi i fidanzati/sposi/compagni, etc. è alimentata dalla costante paura della rottura del legame, che porta ad una chiusura nei confronti del mondo e delle altre relazioni. Le amicizie o i legami con i nuclei familiari originari, vengono trascurati sempre di più, fino all’inevitabile perdita o allontanamento di questi. Questo tipo di dipendenza nasce dall’instaurarsi di un circolo vizioso che si alimenta ogni giorno di più, alla cui base troviamo una fiducia inesistente, sia verso sé stessi che verso il partner, e un’ossessione per il controllo, che spesso va ricercata solo in uno dei due amanti, poiché l’altro diventa succube del gioco patologico cadendo nella trappola di questa inconscia manipolazione. Naturalmente non bisogna creare inutili allarmismi, in quanto nella prima fase dell’innamoramento non si può propriamente parlare di love addiction, dato che all’inizio di una relazione amorosa rientra nella norma pensare molto spesso all’altra persona, desiderare di passare la maggior parte del tempo insieme e via dicendo. La dipendenza affettiva si manifesta nel momento in cui il naturale andamento della curva del desiderio e dell’attenzione all’altro non compia il suo percorso, ma entri in quel circuito perverso che porta all’ossessione.

Le coppie disfunzionali

Come già anticipato, esistono delle relazioni morbose in cui uno dei due partner, attraverso una modalità negativa e manipolatoria, costringe l’altro ad un rapporto chiuso e univoco. Di conseguenza, chi non conduce il gioco ne è soggetto, restando vincolato alla persona per terrore di perderla o di restare solo. L’ansia alla base di queste emozioni negative funge dunque da collante e porta all’incapacità di autonomizzarsi e rendersi conto della situazione emotivamente patologica. In questi casi si perde la lucidità e non si è capaci di comprendere la gravità della situazione, o nei casi in cui la si capisca, si rischia di fare finta che vada tutto bene.  (Scopri come riconoscere un narcisista perverso)
Nelle coppie disfunzionali, l’amore assume caratteristiche di dipendenza, quasi di ossessione, e porta a lasciare sempre meno spazio all’altro, così come a se stessi in quanto si vive quasi in simbiosi. Tendenzialmente una delle due parti, quella più forte, assume un ruolo controllante, con sempre maggiori richieste e sacrifici a proprio favore, chiudendo la coppia alle esperienze esterne in una spirale di auto-assorbimento. Le statistiche riferiscono un’alta percentuale femminile per quanto riguarda la parte della “vittima”, dunque quella che subisce la chiusura: tendenzialmente alla base di questo comportamento posso esserci bassi livelli di autostima e/o eventi traumatici precedenti che hanno influenzato la sfera psico-emotiva. Nelle coppie che presentano una dipendenza affettiva, si aggiunge anche la componente familiare, in quanto il modello con cui si cresce e cui si fa riferimento ha un’influenza enorme sui comportamenti e sugli atteggiamenti. Quando mancano modelli funzionali cui guardare, bisogna cercare di farsi forza con le proprie risorse, oppure chiedendo aiuto alle persone vicine, che possono coincidere con le amicizie, gli insegnanti o i colleghi nel momento in cui sia assente la famiglia in senso stretto. Porsi delle domande, nel caso in cui s’ipotizzi di trovarsi in una relazione del genere, non è da sottovalutare, in quanto può essere un primo passo verso l’indipendenza e un ritorno alla normalizzazione. (Scopri le dinamiche della coppia narcisista/anti-narcisista)

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Una sintomatologia allarmante

I segnali d’allarme di dipendenza affettiva sono dunque evidenti dall’esterno, ma spesso chi si trova nella coppia non vede o non vuole riconoscerne la gravità, sottovalutando i comportamenti che inizialmente possono essere riscontrati normalmente con l’avvento dell’infatuazione. Con lo scorrere del tempo questi comportamenti dovrebbero perdere la carica emotivo-sessuale portando ad una normalizzazione che nelle coppie disfunzionali manca.

Si è già parlato del terrore dell’abbandono e della separazione, dunque la paura di perdere la persona amata e di restare da soli poiché ci si convince che nessun altro potrebbe mai prendere il suo posto. La paura di non essere accettati da altri all’infuori del proprio partner, conduce inevitabilmente al chiudersi rispetto a nuove conoscenze e come esito alla convinzione di non poter trovare nessun altro capace di amarlo/a allo stesso modo. Tutto questo ostacola un rapporto di coppia sano, laddove invece mette radici una gelosia morbosa da una parte e una devozione estrema dall’altra rafforzate da sentimenti di rabbia o dal senso di colpa nel momento in cui ci si mostra aperti al mondo esterno e ad altre persone.

Queste emozioni tengono la persona in un costante stato d’allarme, per cui il pensiero fisso del proprio partner può andare a intaccare l’armonia generale di vita come lo studio, il lavoro, la propria integrità psichica e le relazioni sociali, idealizzando sempre di più il proprio amore e la relazione stessa.

L’estremizzazione di questo quadro vede la perdita parziale o totale della propria indipendenza e l’incapacità di prendere decisioni importanti riguardo la propria vita, che viene messa sempre in secondo piano rispetto all’altro. In un rapporto di coppia sano, è evidente che ci debba essere una componente di progettualità, se non si parla di amori immaturi dati soprattutto dall’età: giustamente un ragazzo di sedici anni vedrà la propria relazione giorno per giorno senza pensare a pianificare un piano pensionistico in relazione al lavoro che avrà la propria fidanzata o viceversa.

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Ad una certa età, cambia questa concezione dell’amore e si trasforma in un sentimento maturo, caratterizzato da una visione ad ampio spettro e in prospettiva: la coppia assume una nuova identità e si scende a compromessi per il bene di entrambi come nuova entità costituita con consenso. Nelle coppie morbose questo non avviene, in quanto è l’Altro ad avere sopravvento sulla coppia: alla base vi è la convinzione che occupandosi sempre del proprio partner, la coppia prosperi di conseguenza.

Dalla dipendenza alla Co-dipendenza affettiva

Una particolare forma di “dipendenza affettiva” è quella che è stata definita “co-dipendenza”, inizialmente osservata nei contesti relazionali legati alla vita di coppia di alcolisti o tossicodipendenti. Questa condizione riguarda sempre una forma di annullamento della propria personalità in favore di qualcosa o qualcun altro, dove quindi un partner dipende dall’altro come da una sostanza o un’attività. Questo tipo di relazioni vengono mantenute da entrambe le parti, che arrivano a rinunciare ai propri desideri, alle proprie idee e bisogni in nome di un falso Sé idealizzato dal partner. In questo modo non solo si costruisce ad hoc un’identità falsa, ma una falsa vita, portando alla conseguenza di vulnerabilità che può compromettere la stabilità dell’Io. Come effetti collaterali possibili si possono riscontrare depressione, comportamenti ossessivi, abuso di sostanze o dolci -soprattutto nelle donne-, insonnia e tendenza a chiudersi nella ricerca di aiuto o attenzioni. Può capitare che le persone coinvolte si rendano conto dei rischi in corso, ma sperano che il loro rapporto possa cambiare e possa raggiungere una normalità. Spesso, paradossalmente, è la “speranza” che fa sopravvivere il problema e che tende a cronicizzarlo. La speranza in un cambiamento impossibile, soprattutto in un contesto relazionale in cui si sono consolidati dei ruoli e dei copioni da cui molto difficile uscire. Purtroppo è sempre molto difficile che un cambiamento si verifichi senza un duro lavoro e senza sforzi. Accettare infatti l’impossibilità o la grande difficoltà che il proprio partner possa modificare atteggiamenti e comportamenti negativi è frustrante.
In questi casi può essere più probabile che il cambiamento accada quando si sperimenta una disperazione tale da non vedere via d’uscita, se non quella di interrompere il rapporto.

Come uscire dal circolo vizioso, usando le proprie risorse

Sembra che situazioni come quelle descritte non abbiano una via d’uscita, invece esistono e vanno ricercate dentro la propria persona. Le risorse esistono in ognuno di noi e devono essere utilizzate nel momento del bisogno. Naturalmente da soli è difficile affrontare questo tipo di prove, e dunque bisogna avvalersi anche di un aiuto esterno, ovvero di un supporto psicologico individuale e in alcuni casi di una psicoterapia. Oltre a questo si possono cercare gruppi di mutuo-aiuto, per aumentare la percezione di non essere da soli e unici ad affrontare questo tipo di problematiche. La condivisione di problemi simili, anche con estranei, aiuta il processo di individualizzazione e indipendenza. Ciò è possibile in quanto ci si confronta su tematiche delicate senza che ci sia paura del giudizio, ma garanzia di accettazione e solidarietà.

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Nel proprio piccolo inoltre bisogna riscoprire l’amore per sé stessi. Dunque trovare uno spazio personale dove coltivare ciò che piace e che fa stare bene, che sia il lavoro, gli amici, la famiglia o un nuovo hobby.

In fine è opportuno lavorare per trovare la “giusta” distanza nella coppia, dove spesso si risulta eccessivamente coinvolti.

Una volta trovata la stabilità psico-emotiva adeguata, allora si può tornare a pensare al mondo delle relazioni in modo più consapevole. E’ fondamentale inoltre imparare a conoscere i rischi legati alla propria modalità relazionale e le fragilità che si possiedono così da evitare le ricadute.

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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach presso Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
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