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Anestesia emotiva: quando diventa difficile “sentire” le emozioni

Anestesia emotiva

Uomo di ghiaccio

Tempo di lettura: 3 minuti
Anestesia emotiva

Uomo di ghiaccio

Anestesia emotiva: cosa genera e dove si presenta

L’anestesia emotiva si manifesta in quelle persone che appaiono, fredde, glaciali e che apparentemente sembrano non provare emozioni. In genere sono persone definite apatiche e distaccate, in realtà provano anche loro emozioni, ma le “sentono” in situazioni particolari.

Le emozioni fin dalla notte dei tempi sono state percepite dall’uomo della strada come un pericolo in quanto percepite come minacce sul piano della performance. Per questo motivo spesso le persone che presentano un’anestesia emotiva vengono ammirate, perché questo aspetto permette loro di affrontare situazioni, spesso emotivamente coinvolgenti, rimanendo lucide e distaccate. Mi riferisco ad esempio a situazioni di public speaking, di decision making, di elaborazione e valutazione di problemi.

Purtroppo però c’è l’altro lato della medaglia, ovvero, queste persone, all’interno delle relazioni, rischiano di risultare fortemente inadeguate. Accade infatti che si ritrovano ad investire poco sul piano affettivo-emotivo generando squilibri all’interno della coppia.

Al contrario capita che nella prima fase del rapporto, ovvero dell’innamoramento, chi presenta un’anestesia emotiva riesca ad investire più del dovuto del proprio “budget emotivo”, risultando fortemente coinvolto. Finita la prima fase, l’anestetizzato emotivo tende ad allentare di molto la presa, finendo per disinvestire dalla relazione e risultandone distaccato. Per poi arrivare alla crisi, dove spesso, per paura dell’abbandono, l’anestetizzato si riattiva. Spesso queste persone, proprio per le forti emozioni che provano, sono solite saltare da una storia all’altra.

Le emozioni fortemente represse

Rabbia e dolore, paura e piacere

Sono queste le principali emozioni che chi soffre di anestesia emotiva tende a reprimere. Spesso alla base vi possono essere dei traumi del passato o un’educazione rigida, dove l’espressione delle emozioni è stata criticata o repressa (es. “smettila di piangere”, “un uomo non reagisce così”), che hanno generato una riduzione della capacità di “sentire”. Così la persona ha imparato a inibire l’ascolto delle emozioni per non subire il rimprovero, per accontentare l’altro, per fingere di essere adulto o banalmente per non soffrire.

Inibire l’ascolto di un’emozione, purtroppo però, genera un’anestesia emotiva a 360°, ovvero si va ad impattare su tutto lo spettro emozionale. E’ così che chi presenta l’anestesia emotiva fatica pure a provare emozioni quali gioia e piacere. Finisce così per risultare “emotivamente piatto”.

Il corpo che parla

Le sensazioni fisiche di chi soffre di anestesia emotiva risultano spesso amplificate. E’ il corpo che somatizza. Per questo motivo spesso la persona soffre a livello fisico. Ha problemi di stomaco, ansia forte e senso di pesantezza al petto, emicrania, panico, gastrite. Rimane quindi l’ascolto dei sintomi fisici, venendo meno quello emotivo. La persona fatica a verbalizzare l’emozione che sta provando (si parla in questo caso di alessitimia), mentre riesce bene ad individuare i fastidio a livello fisico.

La ricerca del rischio e di forti emozioni

Ancora l’anestetico emotivo rientra nella categoria degli High Sensation Seekers, ovvero dei ricercatori di forti sensazioniSpesso infatti, spinti dalla noia, ricercano situazioni in grado di generare eccitazione o forti emozioni. In generale chi soffre di anestesia emotiva presenta un livello soglia del “sentire” molto alto. Ciò lo porta a perseguire il forte piacere sensoriale e l’eccitazione perché queste lo fanno sentire vivo. Innamoramento, situazioni di stallo relazionale, abbandoni e separazioni, comportamenti a rischio, sport estremi, sono alcune situazioni in grado generare l’attivazione emotiva permettendo all’anestetico emotivo di “sentire” quello che prova.

Come intervenire

Per riattivare il livello di ascolto emotivo, può essere utile una terapia breve che punti a “risvegliare” le emozioni represse.

Esistono degli esercizi volti a spostare il focus.

Uno tra questi è la scrittura, che permette di entrare in contatto con il proprio mondo interiore e di passare attraverso il dolore o lo rabbia che si nascondono dietro ai traumi del passato o che spesso si tendono ad inibire nelle relazioni con gli altri. (Scopri i benefici della scrittura nel superamento del trauma)

In questi casi risulta utile allenarsi a sviluppare l’empatia, che in questi risulta assente, insieme all’Intelligenza Emotiva. (Approfondisci il tema dell’Intelligenza Emotiva sviluppato da Daniel Goleman).

Approfondimenti

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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach presso Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach
Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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