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Attenti all’ambiente!

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attenzione-ambienteNel precedente articolo (Psicologia Ambientale: Benessere al naturale) abbiamo affrontato il tema degli ambienti naturali e dell’affetto che questi producono sulla nostra psiche; tuttavia manca ancora un aspetto interessante di cui discutere e cioè della relazione che corre tra spazi verdi e funzioni cognitive, in particolare, l’attenzione.

Come anticipato nello scorso articolo, una ricerca di Ulrich e colleghi (1991), ha dimostrato come gli ambienti naturali generano un effetto “ristorative” (rigenerante) sul nostro stato psicofisico in situazioni di stress.

La ricerca condotta ha visto il coinvolgimento di 120 soggetti esposti alla visione di in un film della durata di 10 minuti in cui venivano mostrate scene stressanti come ferite e mutilazioni conseguenti a incidenti sul lavoro. Successivamente i partecipanti vennero divisi in sei gruppi, ciascuno dei quali venne sottoposto alla visione di un altro film di 10 minuti: a due di questi vennero mostrate immagini e suoni di ambienti naturali, agli altri quattro immagini di ambienti urbani. Durante l’esposizione al film, furono rilevati i parametri fisiologici dei partecipanti (ritmo cardiaco, pressione arteriosa, conduttanza cutanea e tensione muscolare); successivamente furono valutati, attraverso un questionario, le emozioni e i sentimenti positivi che avevano provato.

I risultati delle due misure diedero esiti convergenti: la visione dei film con ambienti naturali avevano provocato, oltre a sentimenti positivi, un più rapido e completo recupero dalle alterazioni fisiologiche indotte dallo stress iniziale.

Tuttavia gli autori notarono che gli effetti positivi non interessavano solo una riduzione dello stress, ma anche l’attenzione dei partecipanti aveva tratto beneficio; da qui la teoria della “restorative” legata agli ambienti naturali prende il nome di Attention Restoration Theory (Kaplan & Kaplan 1989).

Lettura di approfondimento:  In che modo ci leghiamo all'ambiente?

Attention Restoration Theory

Alla base di questa nuova considerazione c’è l’osservazione per cui la fatica mentale deriva essenzialmente dal prolungamento di una condizione di attenzione focalizzata. La focalizzazione su un determinato compito richiede un notevole dispendio di energie che, se protratte nel tempo, porta ad un decadimento delle prestazioni.

L’attenzione volontaria e specifica non sembra però essere contemplata negli ambienti naturali; Kaplan e Kaplan sostengono la tesi secondo cui l’esperienza e l’osservazione di un ambiente naturale porta ad avere un’attenzione diffusa sullo spazio circostante e non focalizzata, questo ci porta a un’esperienza di rilassamento e dunque di recupero delle prestazioni attentive.

Al fine di verificare gli effetti significativi sul recupero della fatica attenzionale, Berto e colleghi (2005) hanno condotto uno studio: dopo aver sottoposto i partecipanti a compiti d’attenzione piuttosto gravosi, i soggetti vennero divisi in due gruppi: a un gruppo fu presentata una serie di diapositive di paesaggi naturali, all’altro delle immagini di forme geometriche  colorate. In seguito i soggetti vennero sottoposti a una nuova prova di attenzione in cui il gruppo che aveva guardato le diapositive con i paesaggi naturali ottenne punteggi migliori dell’altro gruppo, mostrando così un effetto di recupero sulle capacità attentive.

Risvolti applicativi

L’attenzione è la componente cognitiva maggiormente utilizzata nel nostro vivere quotidiano dell’ambiente; basti pensare a quanta ne è necessaria per camminare, evitando gli altri pedoni o le macchine che ci passano accanto, per guidare l’auto, o la bicicletta; non a caso la maggior parte degli incidenti, anche fatali purtroppo, accadono per “un attimo di distrazione”.

L’attenzione è quindi una risorsa salva-vita nella fruizione del nostro spazio, per questo le possibili applicazioni della teoria di Kaplan e delle scoperte di Ulrich e Berto sono evidenti. La messa in pratica di tecniche di recupero della fatica attenzionale basate sulla restorativness ambientale potrebbe essere non solo un importante spunto per ricerche future, ma anche un punto di partenza per l’adozione di tecniche di prevenzione di incidenti causati da distrazione.

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