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Come limitare l’insorgere del sonnambulismo nei bambini

sonnambulismo
Tempo di lettura: 2 minuti

sonnambulismoIl fenomeno del sonnambulismo

Da sempre, intorno al fenomeno del sonnambulismo è presente un alone di mistero, che ha suscitato strane fantasie e anche un po’ di timore. Ma che cos’è realmente il sonnambulismo? Quali sono le cause e cosa si può fare per limitarlo?

Il sonnambulismo è un fenomeno che comporta il movimento del soggetto durante il sonno: spesso il soggetto si alza dal proprio letto e si muove per la stanza o, addirittura, per tutta la casa. È un fenomeno molto diffuso, che riguarda i soggetti di tutte le età, anche se è maggiormente diffuso nell’età evolutiva: alcune ricerche hanno stimato che i bambini che sperimentano questo fenomeno sono tra il 15% e il 30%.

Esso si presenta nella prima parte della notte, nella fase più profonda del sonno, entro le prime due ore dall’addormentamento. In realtà, però, il soggetto continua a dormire e, al risveglio, non ricorda nulla dell’accaduto. Il fenomeno dura, solitamente, dai 5 ai 20 minuti.

Nei bambini, i comportamenti più diffusi sono sedersi sul letto, accendere la luce, lavarsi o vestirsi, e andare nel letto degli altri membri della famiglia.

Si tratta di un disturbo del sonno di natura benigna e, solitamente, di risoluzione spontanea, ma spesso preoccupa molto i genitori, che hanno paura che il bambino, muovendosi nel sonno, possa farsi del male.

Qual è l’origine del sonnambulismo?

Vi sono pareri contrastanti, ma sembra certo esserci una componente genetica nel sonnambulismo. Difatti, metà delle persone che soffrono di sonnambulismo, sembrano avere un parente affetto dello stesso disturbo. Entrano in gioco, inoltre, anche alcuni fattori scatenanti, come la particolare stanchezza, la febbre o l’assunzione di farmaci antipiretici. Giocano un ruolo importante anche eventuali elementi emotivi, come un periodo di forte stress o un disagio psicologico.

Lettura di approfondimento:  Attentati di Parigi: come rispondere alle domande dei bambini?

Cosa possono fare mamma e papà per evitare l’insorgere del sonnambulismo?

Per prima cosa, è bene ricordare, come abbiamo già detto, che il sonnambulismo è un disturbo di natura benigna e, dunque, non è pericolo di per sé. Anche se le leggende sulla pericolosità nel svegliare una persona sonnambula sono prive di fondamento, non vi è nessun motivo per svegliare una persona in questo stato, a meno che non si riveli pericoloso perché potrebbe farsi male; normalmente, invece, potrebbe essere opportuno solo seguire il bambino, aspettando finchè torni a letto da sé.

Vi sono, però, alcuni consigli utili rivolti ai genitori per cercare di limitare il fenomeno. Tra questi, è utile:

  1. garantire una regolarità al bambino, mantenendo sempre lo stesso orario per coricarsi;
  2. creare dei piccoli comportamenti routinari che possano favorire il rilassamento del bambino, prima di accompagnarlo a dormire come mettersi il pigiama e lavarsi insieme i denti, oppure leggere una storia;
  3. evitare situazioni di forte eccitamento prima di addormentarsi, come l’assunzione di certi cibi o bevande, la visione di determinati film o cartoni animati.

Inoltre, se la paura di mamma e papà è quella che il bambino, alzandosi durante il sonno, possa farsi del male, è opportuno porre in sicurezza la stanza, evitando oggetti pericolosi e coprendo gli spigoli dei mobili.

In conclusione, se il fenomeno è molto frequente, è sempre bene parlarne con il proprio pediatra, che potrebbe distinguere con sicurezza in disturbo da altri fenomeni, come l’epilessia. Se sono presenti altri fenomeni, come l’enuresi notturna o particolare ansia e agitazione, infine, la consulenza psicologica può aiutare a comprendere le difficoltà emotive sottese al fenomeno.

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Come limitare l’insorgere del sonnambulismo nei bambini
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Dr.ssa Annabell Sarpato

Dr.ssa Annabell Sarpato

Psicologa e conduttrice di gruppi
Esperta in Processi di Apprendimento
Svolge la libera professione privatamente presso il Centro di Psicoterapia Psicodinamica Eric Berne, lavorando con i bambini e le loro famiglie, attraverso interventi individuali e di gruppo.
Dr.ssa Annabell Sarpato

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