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Dialogo strategico: le domande che curano in terapia breve

Tempo di lettura: 2 minuti
La maggior parte dei problemi
non deriva dalle risposte che ci diamo,
ma dalle domande che ci poniamo.

I. Kant

dialogo strategicoDialogo strategico in terapia

Qual è il compito più arduo per uno psicoterapeuta breve?

Andare a scartabellare tra tutti i pensieri che la persona porta, cercando di tirar fuori quelle che sono le informazioni più importanti sulle quali dovrà strutturarsi l’intervento. E’ proprio questa abilità, che matura dall’esperienza di chi utilizza una terapia strategica breve, che fa la differenza tra un intervento mirato e uno più generico, dove nel primo caso, si riesce a risolvere il problema in tempo breve, mentre nel secondo, si rischia di allungare i tempi.

Per raccogliere le informazioni necessarie a definire un trattamento mirato, la psicoterapia breve strategica, si serve di uno strumento, il dialogo strategico (Nardone, Salvini 2004) che se condotto nel modo corretto, permette di effettuare una definizione del problema e, già in prima seduta, di favorire la costruzione di un percorso di problem solving (orientato alla risoluzione del problema) e/o di solution oriented (orientato alla soluzione).

Il cambiamento in prima seduta

In questo modo, la prima seduta, non diventa più “diagnostica”, ma preliminare per l’intervento e molto spesso il dialogo diventa lo strumento che lo psicoterapeuta utilizza per iniziare ad indurre un cambiamento. Può capitare infatti che a partire dalla prima seduta, attraverso gli interventi del terapeuta, la persona cominci a “sentire” le cose in modo diverso, da punti di vista differenti, chiarendo anche solo la confusione iniziale.

Come si sviluppa il dialogo strategico?

I quattro “ingredienti” utilizzati dal terapeuta breve strategico sono:

  1. le domande ad illusione di alternative, ovvero una sequenza di domande ad ”imbuto”, che aiutano a restringere il campo e a definire in modo specifico il problema, sia al terapeuta che alla persona che ha di fronte;
  2. le parafrasi ristrutturanti, ovvero riformulazioni e ridefinizioni del problema e di quanto emerso durante la seduta, che hanno lo scopo di riorganizzare quanto detto, per verificarne la correttezza della comprensione da un lato e per creare al tempo stesso un cambiamento nella percezione del problema stesso;
  3. l’evocare sensazioni, attraverso l’uso di metafore, aneddoti, storielle, con l’intento di creare avversione verso un determinato comportamento (es. “parlare della propria ansia contribuisce a farla aumentare, come se si innaffiasse una pianta con il fertilizzante”) o al contrario per incentivarne un altro (es. “mi stai quindi dicendo che quando fai qualcosa di buono per te stessa, poi alla fine ti senti meglio?”);
  4. il riassumere per ridefinire, dove l’intento è di raccogliere per incorniciare quanto emerso, al fine di chiarire alla persona il problema, cosa che contribuirà a fornire una “serenità” rispetto ad una situzione di confusione o poca chiarezza iniziale;
  5. le prescrizioni sbloccanti, che rappresentano l’esito naturale del dialogo strategico, in quanto mirano ad indirizzare la persona verso il cambiamento auspicato.
Lettura di approfondimento:  Introduzione alla Psicologia Paradossale

I suddetti strumenti sono gli “attrezzi” che un terapeuta ad indirizzo strategico breve, può utilizzare per intervenire in modo efficace su un problema o indirizare verso il raggiungimento di un obiettivo, senza andare ad etichettare la persona con una diagnosi, ma operando in modo “chirurgico” sul funzionamento di un sistema disfunzionale, fino a trasformarlo in un sistema che funziona.

Approfondimenti

  • G. Nardone, A. Salvini, Il dialogo strategico, Ponte alle Grazie, 2004 (acquista il libro)
Dialogo strategico: le domande che curano in terapia breve
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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach presso Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach
Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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