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L’influenza delle cure parentali nello sviluppo del pensiero creativo

Tempo di lettura: 6 minuti

pensiero creativoCome si sviluppa il pensiero creativo? E’ solo un talento, un dono di natura oppure la famiglia, la scuola, l’educazione possono influenzare il suo sviluppo?

Anni cinquanta. In una cucina, una madre sta aprendo delle lattine e ne versa il contenuto in una pentola a pressione. Suo figlio, un boy scout, vuole ottenere un premio come regista. Il padre gli ha comprato una cinepresa super8. Il ragazzino ha avuto l’ispirazione di girare un film horror. Per una delle sue riprese, ha bisogno che una broda vischiosa e sanguinolenta coli sgocciolando dagli armadietti della cucina. Così la madre esce, compra trenta lattine di ciliege allo sciroppo, le versa

nella pentola a pressione e prepara un intruglio deliziosamente umido, rosso e appiccicoso. Questa madre non è il tipo che dice “va fuori a giocare; non voglio quella roba in giro per casa”. Non è solo accondiscendente: dà briglia sciolta al figlio, permettendogli di trasformare la casa nei suoi studios cinematografici, lasciandogli spostare mobili e sistemare fondali, lo aiuta a fare i costumi e recita nei suoi film. Quando il ragazzo vuole girare una scena nel deserto, la madre lo accompagna con la jeep nella sua spedizione. Molto tempo dopo la donna ricordava di aver raschiato per anni, dalla credenza della cucina, i resti di quella scena con l’intruglio rosso sangue.

Volete il nome del figlio? Steven Spielberg.

(Amabile; 1983).

Chissà se Steven Spielberg sarebbe stato in grado di diventare un grande regista se sua madre non l’avesse assecondato nei suoi primi tentativi vietandogli di imbrattare la cucina e dicendo “ Vai a giocare in giardino come tutti gli altri bambini!”

La creatività è un requisito essenziale per la sopravvivenza umana. Nel regno animale quasi tutte le specie nascono con un repertorio innato di riflessi e reazioni utili alla sopravvivenza. Ma nel caso degli esseri umani non è così, siamo gli unici a dover imparare dal nulla quasi tutto ciò che ci serve per la sopravvivenza. Al momento della nascita e poi per tutta l’infanzia, il cervello ha molti più neuroni che nell’età adulta. Verso la pubertà esso intraprende un processo cosiddetto di “potatura”, nel corso del quale milioni di connessioni neurologiche muoiono mentre altre vengono stabilite nei circuiti che saranno conservati per tutta la vita. Le vie neurali più utilizzate durante l’infanzia sopravviveranno al processo di potatura emergendone rafforzate e divenendo parte del potenziale dell’adulto.

(Amabile T.M 1983)

Nei bambini è utile avere uno spazio di fantasia per poter rielaborare i fatti della realtà o anche solo uno spazio per evadere e vivere esperienze immaginarie. In questo lavoro di sviluppo e potenziamento della creatività entrano in prima linea i genitori. Per questo motivo sarebbe utile promuovere programmi di educazione al potenziamento della creatività dei figli per i genitori.

Cosa si intende per creatività

Nel corso della storia la creatività ha assunto diverse accezioni e significati. Per lungo tempo è stata vista con sospetto e considerata una forma di ybris, una pretesa smisurata di modificare lo stato delle cose approvato dagli dèi, o una prerogativa divina cui gli uomini non possono ( e non devono) avere accesso. Per questo i Romani chiamano in senso spregiativo rerum novarum cupiditas la rivoluzione politica, e un imperatore premia l’artigiano che ha inventato il vetro infrangibile a patto che non diffonda la sua invenzione. Ogni buona scoperta tecnica o teorica viene normalmente interpretata come un’imitazione della natura e delle sue leggi immutabili. Di conseguenza la pittura deve riprodurre la natura con esattezza creando l’illusione di un suo duplicato. Il primato della natura implica necessariamente quello dell’imitazione e quest’ultima restringe i diritti della creatività. (Testa ; 2005)

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Dal passato fino ai giorni nostri quindi, il concetto e consapevolezza della creatività ha subito un notevole mutamento.

Si considera creativo il processo che porta alla produzione di qualcosa di nuovo, a una soluzione, un invenzione, o un utilizzo degli oggetti diverso da quello a cui sono destinati. Il pensiero creativo può esprimersi nel disegno, nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nella scrittura, nella musica ma anche nella preparazione di un pasto, nella costruzione di un attrezzo o nell’organizzazione di un evento o di un viaggio.

Creativo è considerato lo scienziato che perviene a un’importante e rivoluzionaria scoperta, il bambino che traccia strani scarabocchi su un foglio, la persona che veste in modo anticonformista e così via (M.Cesa-Bianchi – A.Antonietti 2003). La discussione che verte su cosa sia la creatività è divisa tra chi si riferisce ai prodotti dell’atto creativo e chi invece è più interessato ai processi che portano alla produzione creativa. Nel confronto tra prodotti e processi si specchia la differenza tra occidente e oriente. Nei paesi occidentale la creatività è infatti prevalentemente intesa come capacità di generare prodotti osservabili che sono nuovi e pertinenti, ossia: originali, non prevedibili, rispettosi dei vincoli dati, utili, rispondenti a un bisogno. Mentre il pensiero orientale sulla creatività sembra non essere focalizzato sul prodotto innovativo quanto più la creatività implica uno stato di realizzazione personale, l’espressione di un’essenza interiore; essa è collegata alla meditazione che aiuta a cogliere la vera natura della realtà e del sé, implica una reinterpretazione di elementi tradizionali,assolutamente contrapposta alla visione occidentale che vuole invece una rottura con la tradizione. (M. Cesa-Bianchi – A. Antonietti 2003)

Un secondo punto di vista si focalizza sulla distinzione tra creatività come abilità cognitiva e creatività come tratto di personalità. Le concezioni di persone comuni e di esperti riguardo alla creatività inducono a ritenere che le teorie implicite riguardo a questa dimensione psicologica contengano una combinazione di elementi cognitivi e caratteriali. Un’analisi più approfondita di questo ha permesso di identificare otto principali componenti: visione delle cose in modo nuovo, integrazione e intellettualismo, gusto estetico e immaginazione, capacità decisionali e flessibilità, perspicacia (intuizione, discernimento, comprensione), motivazione a portare a termine le attività e a trovare riconoscimento, curiosità, intuizione. Ci troviamo di fronte a uno scenario che presenta un enorme disparità e variazione per quanto riguarda le caratteristiche delle creatività; per questo si rendono necessarie ulteriori precisazioni.

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A questo proposito Taylor (1959) individua cinque forme di creatività:

  • espressiva, in cui l’originalità e qualità del prodotto sono irrilevanti: ad esempio i disegni infantili.
  • produttiva, la quale si manifesta in rappresentazioni realistiche e implica il controllo e la padronanza della situazione : ad esempio i giochi dei bambini più grandi;
  • inventiva, produce oggetti originali e ingegnosi , implica flessibilità nel percepire relazioni insolite e collegare elementi prima separati;
  • innovativa, produce modificazioni significative nei principi o nei fondamenti di una disciplina o di una corrente artistica, si tratta di una forma di creatività posseduta da pochi individui.
  • emergente, produce principi totalmente nuovi a partire da esperienze comuni ed è estremamente rara. Si può ritenere che esista una creatività che si manifesta in risultati scientifici o tecnici e in prodotti artistici o culturali di elevato valore ( innovativa ed emergente) e una creatività quotidiana che si manifesta nelle azioni e nei problemi di tutti i giorni ( creatività espressiva, produttiva e inventiva).

Nell’ambito di una visione multifattoriale della creatività Guilford (1972) propone di identificare le caratteristiche di personalità rappresentative della capacità creativa. Il profilo del soggetto creativo , per Guilford, è caratterizzato dalle abilità di invenzione, elaborazione, composizione e pianificazione.

Il modello SOI (Structure of Intellect, Guilford 1959) sintetizza la molteplicità dei fattori individuati negli individui in tre dimensioni fondamentali: operazioni, contenuti e prodotti.

Operazioni: processi cognitivi che sottostanno alla creatività.

Contenuti: possono essere di tipo figurale, simbolico, semantico o comportamentale.

Prodotti : forme, unità, classi e relazioni che assume l’ informazione nel momento in cui è elaborata dall’organismo. Per l’individuo creativo la composizione è favorita dai fattori sensibilità, fluidità, flessibilità, originalità, valutazione o analisi, capacità di riconoscere i problemi, sintetizzarli e rielaborarli.

La creatività vista come insieme di tratti consente di dar vita a prodotti o comportamenti che, in linea con il temperamento e la motivazione del soggetto , sono divergenti rispetto agli standard. E’ proprio il pensiero divergente che più caratterizza il profilo dei soggetti creativi, ovvero quel pensiero che procede verso direzioni impreviste, inconsuete, nuove, non conformiste.

Basi biologiche del pensiero creativo

L’attività creativa può esprimersi in modalità molto diverse, per questo l’area celebrale specifica deputata a tale attività non è stata ancora identificata. Come già noto nell’uomo, gli emisferi celebrali sono specializzati nello svolgimento di funzioni corticali diverse: quelle linguistiche e razionali nell’emisfero sinistro, quelle immaginative e creative nell’emisfero destro. La creatività sembra quindi ricondursi all’attività dell’emisfero destro e tale riferimento sembra garantire la possibilità di realizzare rappresentazioni figurali, tuttavia quando la creatività si esprime in forma scritta o parlata, allora risulta determinante l’intervento dell’emisfero sinistro.

Ci sono numerosi studi che confermano come durante l’attività creativa si verificano continue interazioni tra l’emisfero destro e l’emisfero sinistro e lesioni alle fibre del corpo calloso che connettono i due emisferi cerebrali portano a una riduzione dell’attività creativa, immaginativa e simbolica. Tali risultati sono in netto contrasto con la concezione secondo la quale l’emisfero cerebrale sinistro è la base esclusiva del pensiero linguistico-razionale e il destro del pensiero intuitivo-creativo. Sembra quindi difficile assegnare uno specifico emisfero alla creatività. Parrebbe poi che la prevalenza di un emisfero o dell’altro dipenda dal tipo di creatività in gioco: architetti creativi tenderebbero a manifestare una dominanza dell’emisfero destro, mentre scienziati e matematici creativi manifesterebbero una dominanza dell’altro emisfero.

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Conclusioni

In questo primo articolo abbiamo affrontato a grandi linee il “che cosa è” della creatività, termine che entra nel quotidiano di tutti ma di cui non si conosce una precisa definizione o gli studi che negli anni hanno portato a definirla e individuarla nell’opera umana.

Nei prossimi articoli approfondiremo la creatività del bambino e gli atteggiamenti da parte dei genitori che possono favorire o meno lo sviluppo di questa abilità.

Riferimenti bibliografici

  1. Amabile T.M The social psychology of creativity , Westview Press, Colorado , 1983
  2. Guilford, J.P. 1959. Traits of creativity in Creativity and its Cultivation. pp. 142-161. Harper and Row
  3. Guilford, J.P.: “Elementi caratteristici della creatività,  in La creatività e le sue prospettive, a cura di H.H. Anderson, La Scuola, Brescia, 1972.
  4. Cesa Bianchi M., Antonietti A., Creatività nella vita e nella scuola, Mondadori Università Milano, 2003
  5. Taylor, C. W., The 1959 University of Utach Research Conference on the Identification of Creative Scientific Talent, University of Utah Press, Salt Lake City 1959
  6. Testa A.M., La creatività a più voci, Laterza, Milano 2005
L’influenza delle cure parentali nello sviluppo del pensiero creativo
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