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Come gestire un paziente schizofrenico?

paziente schizofrenico
Tempo di lettura: 3 minuti

paziente schizofrenicoParliamo di come gestire un paziente schizofrenico

Incontrare un paziente schizofrenico, accompagnato da psicosi significa incontrare una persona che non sempre riesce a verbalizzare ciò che prova, vede e sente.

Che fare? Prova ad avvicinarti al suo mondo, entra nel suo castello, ma sappi che non sempre è possibile entrarci dall’ingresso principale, talvolta occorre accederci per vie secondarie, nascoste, che possono essere intraviste solo con l’aiuto di chi vogliamo aiutare.

Parlare il linguaggio del paziente schizofrenico

Sta allo psicologo sapere creare la fiducia necessaria affinché il nostro paziente ci lasci lungo il percorso i giusti indizi, un po’ come in una caccia al tesoro, e sta poi al terapeuta sapere decifrare queste tracce, non prendersi troppe sviste e continuare a cercare senza perdere il cammino!

Tradurre i suoi deliri in emozioni, vissuti e strutture relazionali aiuta a comprendere, ma questo non basta. Affinché ci sia un’azione terapeutica è necessario attuare azioni, prescrizioni e strategie concrete che consentano al paziente almeno di spolverare le finestre del suo castello per guardarci fuori, fino ad aprire a respirare l’aria che tira la fuori, per prepararsi a scegliere le scarpe giuste per aprire la porta principale ed uscirne.

Il paziente deve essere accompagnato verso l’uscita, non fatto scappare dal suo castello per terrore. Sono ormai troppi quelli che vogliono farlo uscire minando le fondamenta del suo castello, o gettando bombe sul tetto, ma attenzione, perchè questo potrebbe cadergli addosso, uccidendolo!

La fortezza dello schizofrenico

Ricordatevi che il suo castello è ben solido, che è stato costruito mattoncino dopo mattoncino per difendersi da quei genitori che non hanno saputo accogliere i suoi racconti emotivi. Ecco che ad ogni rifiuto il fanciullo ha posto un mattone nella costruzione del suo castello, costruendosi così il suo ritiro incentrato sull’esperienza sensoriale, poiché la realtà è troppo dolorosa e viene allontanata. Si tratta di una sensorialità autoprodotta. Da questo originario ritiro infantile il bambino costruisce una realtà parallela che non entra in conflitto con la relazione con la figura di attaccamento, che diventa intoccabile, certa ma non esperibile emotivamente. La crisi psicotica sorge quando la parte dissociata non riesce ad entrare in relazione con la parte affettiva e relazionale. (Leggi l’articolo sul maltrattamento infantile e il rischio di schizofrenia)

Le allucinazioni sono quindi la produzione sensoriale della mente, che crea una realtà autogenerata attraverso le emozioni esperite dal ritiro nel proprio corpo. Qui la realtà psichica può essere alterata seguendo le proprie percezioni confermanti il delirio. E’ difficile per il terapeuta entrare nel delirio perché questo, rimane ai più, lungo segreto.

Il delicato lavoro del terapeuta

E’ fondamentale che il terapeuta sappia entrare nel delirio del suo paziente, ma che ci entri in punta di piedi, senza esserne spaventato, ma sempre in punta di piedi, come si entra a casa di uno sconosciuto, facendosi guidare ed aprire una porta per volta, senza correre verso la stanza segreta. E’ proprio qui che si costruisce il rapporto di fiducia tra terapista e paziente, che rende poi possibile la comprensione da parte di entrambi della reale natura dei sintomi positivi (deliri e allucinazioni).

Solo quando i deliri e le allucinazioni saranno riconosciuti sarà possibile attribuire un significato ai sintomi ed un senso alla malattia. Allora saremo pronti a formulare alternative rispetto alle convinzioni deliranti; ad acquisire strategie efficaci per far cadere il castello delirante, a potenziare le abilità metacognitive di chi ci sta di fronte e a reintrodurre nella società, attraverso azioni mirate e condotte in rete con i servizi territoriali, chi era barricato nel proprio castello segreto.

Quando inizierà a varcare la soglia del castello è fondamentale assicurare allo schizofrenico un ambiente certo e stabile, emotivamente accogliente. Le discussioni o le conversazioni troppo animate devono essere evitate in sua presenza. Frasi semplici e brevi, routine quotidiane e regole condivise, accompagnate da semplici spiegazioni, possono essere di grande aiuto.

Come gestire un paziente schizofrenico?
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Dr.ssa Monica Salvadore

Dr.ssa Monica Salvadore

Psicologa del lavoro e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Specialista in Risorse umane
Collabora con enti di formazione e società di consulenza aziendale, occupandosi di formazione, orientamento professionale e outplacement.
Dr.ssa Monica Salvadore

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