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Disturbo specifico del linguaggio nei bambini: sintomi e trattamento

bambino che prova a parlare

bambino che ride

disturbo specifico del linguaggio

Bambino che prova a parlare

In questo articolo approfondiremo il Disturbo Specifico del Linguaggio, cercando di chiarire cosa è, in quali situazioni e perché si manifesta, quando è utile chiedere una valutazione e come intervenire.

Disturbo specifico del linguaggio: cosa significa?

Il Disturbo Specifico del Linguaggio (DSL) è un disturbo evolutivo del linguaggio, detto “specifico” in quanto non è collegato o causato da altri disturbi evolutivi del bambino, che abitualmente accompagnano la riduzione di tale capacità linguistica, come ad esempio ritardo mentale, perdita dell’udito, danni neurologici o altro.

Il Disturbo Specifico del Linguaggio (DSL) si caratterizza per una riduzione significativa della competenza linguistica del bambino. Il bambino con un ritardo del linguaggio è quindi intelligente, ma presenta tuttavia uno sviluppo tardivo e/o deviante delle competenze linguistiche. I disturbi del linguaggio invece definiti “secondari” sono quelli associati ad un disturbo primario.

Un Disturbo Specifico del Linguaggio, se non corretto, potrebbe causare l’insorgenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) una volta giunti alla scuola primaria. (Scopri cosa sono e come si manifestano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento)

Fattori di rischio che influenzano un deficit del linguaggio

Il linguaggio viene descritto dalla neuropsicologia come un sistema che si articola in quattro sottosistemi: fonologia, lessico, sintassi e pragmatica. Questi possono essere compromessi separatamente, in conseguenza a delle caratteristiche specifiche del disturbo.

Vi possono essere diversi fattori di rischio che vanno ad influenzare lo sviluppo, l’eventuale ritardo nel linguaggio e quindi le difficoltà nel parlare del bambino. Tra questi abbiamo il fattore biologico (la nascita pretermine del bambino o la gemellarità) e/o quello ambientale (le caratteristiche socioculturali dell’ambiente in cui è cresciuto il bambino e la qualità dell’input linguistico a lui indirizzato). Vi possono essere dei fattori di rischio legati anche al temperamento e alle capacità comunicative precoci del bambino.

Quando richiedere una valutazione diagnostica

Solitamente durante lo sviluppo genitori, educatrici della scuola dell’infanzia od il pediatra potrebbero accorgersi di alcune anomalie nello sviluppo linguistico del bambino.

Ci possono essere diversi campanelli d’allarme durante le prime fasi della crescita che possono spingere l’adulto a sospettare un eventuale problema nel linguaggio nel bambino, come:

  • il poco utilizzo di gesti comunicativi (come indicare),
  • un vocabolario inferiore alle 50 parole a 24 mesi di età,
  • la ridotta presenza di gioco simbolico
  • la scarsa produzione di combinazioni di parole a 30 mesi.

È consigliabile una valutazione anche nei casi in cui si abbiano delle difficoltà a comprendere ciò che dice il bambino, casi in cui lui non si riesca ad esprimere bene a parole (il linguaggio che usa non è efficace a comunicare).

Come trattare il Disturbo Specifico del Linguaggio

È molto importante identificare i disturbi precocemente per permettere di conseguenza un intervento precoce sul bambino. L’identificazione e l’intervento precoci, infatti, sono estremamente importanti al fine di promuovere la crescita linguistica e sociale e di fornire al bambino le migliori basi possibili per l’istruzione formale. Sebbene l’intervento linguistico prescolare non possa eliminare il rischio di future difficoltà di lettura, può prevenire o ridurre molti problemi. Ad esempio, i bambini con problemi di linguaggio possono avere un attacco di rabbia che si verifica a causa della frustrazione per la loro incapacità di comunicare in modo efficace. L’intervento che consente ai bambini di comunicare i propri desideri e bisogni può aiutare ad evitare questo tipo di problemi comportamentali.

Un elemento fondamentale è anche quello di monitorare i progressi linguistici nel tempo, perché il bambino potrebbe avere delle difficoltà ancora tipiche per quella fascia di età e venire poi compensate, o in alcuni casi quelli che sembrano dei disturbi linguistici invece potrebbero essere solo dei ritardi linguistici, e quindi il bambino potrebbe solo essere un parlatore tardivo (late talker) che, solo in alcuni casi, quando il ritardo non viene recuperato, evolve in un Disturbo Specifico del Linguaggio.

Solitamente dopo l’anamnesi, il logopedista osserva il bambino e somministra i vari test standardizzati in base al suo tipo di difficoltà e potrà poi restituire ai genitori la valutazione. Questo disturbo, nel caso venisse diagnosticato, potrebbe persistere o essere recuperato grazie all’intervento dello specialista sul bambino, fornendo anche consigli al genitore su come migliorare il suo stile comunicativo.

Mara Giani e Sara Longo

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