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Come aiutare un bambino ad uscire dall’isolamento

Tempo di lettura: 2 minuti

isolamento nei bambiniCi sono bambini che amano giocare con i coetanei, che non perdono occasione di fare gruppo e non hanno problemi a socializzare.

Ci sono, però, anche bambini che faticano a entrare in contatto con i compagni, prediligono i giochi solitari e amano stare da soli.

Spesso i genitori sono molto preoccupati, e si chiedono se è opportuno “forzare” i bambini per aiutarli a fare nuove amicizie o se dietro a questa tendenza si nasconde un disagio. Culturalmente, la nostra società predilige le persone estroverse, e di fronte a bambini che amano stare da soli la tendenza è quella allarmarsi e aiutarli a uscire da questa condizione.

In realtà, per i bambini, anche molto piccoli, (così come per gli adulti) è molto importante avere degli spazi per sé, dove sperimentare la solitudine. Essa, infatti, si configura come elemento essenziale per imparare a stare bene con sé stessi e, di conseguenza, con gli altri.

Ritiro sociale o rifiuto sociale?

Come sempre, dunque, è opportuno capire se si tratta di una caratteristica del bimbo, magari legata al suo temperamento e alle sue preferenze, oppure se davvero può essere la manifestazione di un disagio. Occorre prestare attenzione se l’isolamento sembra prendere il sopravvento, permanendo nel tempo e in diversi contesti di vita del bambino. In quest’ultimo caso, esso può assumere due forme distinte, una di tipo passivo, il ritiro sociale, legato a forme di ansia e insicurezza, e una di tipo attivo, il rifiuto sociale, legato ad aggressività.

La tendenza al ritiro sociale viene considerato un campanello d’allarme soprattutto per i bambini, mentre per le femmine è convenzionalmente accettata. Il rifiuto sociale, al contrario, è disadattivo per entrambi, ma sicuramente dal punto di vista della cultura occidentale, è la bambina a destare maggiori preoccupazioni.

Lettura di approfondimento:  Disturbo ADHD: come intervenire e come gestirlo a scuola

A volte, la tendenza a isolarsi non si sviluppa tanto per il piacere di stare soli, ma per una difficoltà a stare con gli altri, a entrare in relazione con loro e creare interazioni piacevoli.

Su cosa lavorare per aiutare i bambini a socializzare?

  • Sicurezza in se stesso. Bimbi con una buona autostima e una solida fiducia nelle proprie capacità (anche relazionali) hanno meno paura di fare nuove amicizie. A volte i bambini temono di conoscere persone nuove perché credono di non essere all’altezza delle loro aspettative, hanno paura di fare brutte figure e di non essere abbastanza simpatici. Aiutare i piccoli a sviluppare una buona visione di sé e nelle proprie capacità diventa, dunque, fondamentale.
  • Empatia. È importante che il bambino sappia comprendere e gestire le proprie ed altrui emozioni. Una corretta educazione emotiva aiuta a sviluppare buone capacità empatiche fondamentali per creare relazioni sane e costruttive.
  • Condivisione e collaborazione. A volte i bambini si isolano perché faticano concretamente a tollerare la frustrazione del condividere e collaborare. Insegnare loro l’importanza e la bellezza di queste due competenze, invece, è molto importante. Può essere utile aiutarli a sperimentare concretamente cosa significa collaborare per un obiettivo comune, attraverso dei giochi o delle attività insieme. Anche la condivisione è un aspetto che necessita di essere sperimentato in prima persona per capirne l’importanza: via libera, dunque, ad attività che evidenziano la funzionalità della condivisione e l’arricchimento che ne deriva.

Come aiutare un bambino ad uscire dall’isolamento
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Dr.ssa Annabell Sarpato

Dr.ssa Annabell Sarpato

Psicologa e conduttrice di gruppi
Esperta in Processi di Apprendimento
Svolge la libera professione privatamente presso il Centro di Psicoterapia Psicodinamica Eric Berne, lavorando con i bambini e le loro famiglie, attraverso interventi individuali e di gruppo.
Dr.ssa Annabell Sarpato

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