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gioia e pallonciniLa gioia è quel delizioso sapore che sentiamo quando succede qualcosa di buono. Quando si risolve un problema, riceviamo una buona notizia, si placa un conflitto, nasce un bambino sano. In quel momento, le preoccupazioni svaniscono, le frustrazioni evaporano, la rabbia sparisce. La gioia apre il cuore, è un attimo.

Proviamo a immaginare come vivremmo se momenti come questi non fossero isolati, rari e dipendenti da grandi avvenimenti, bensì frequenti: quotidiane esperienze di gioia, e perché no, anche immotivata. Lessi da qualche parte, un giorno, questo invito: “soffri per un motivo, gioisci senza motivo”. È un’idea rivoluzionaria per noi, abituati a sentirci tristi senza sapere perché e, invece, felici solo all’accadere di qualcosa di particolare. E se invertissimo la rotta? E se, nel dubbio, quando ci sentiamo strani e non sappiamo perché, facessimo un sorriso?

La gioia può cambiare la nostra mente e, così facendo, cambiare la nostra vita.

Praticare l’arte della gioia è di tale buon senso che deve stupirci quanta poca attenzione vi poniamo. Perché diamo alle brutte notizie più importanza che alle buone? Perché siamo così portati a soffermarci sulle cose che non funzionano piuttosto che su quelle che vanno bene? Le prime ci abbattono, le altre ci sollevano, eppure diamo a quest’ultime meno importanza.

Sri Sri Ravi Shankar, leader spirituale indiano, scrive, a questo proposito: “Hai notato come di solito nella vita si dubita solo delle cose positive? Non dubitiamo mai delle cose negative. Dubiti dell’onestà di qualcuno e credi alla sua disonestà. Se qualcuno è arrabbiato con te, non dubiti mai della sua rabbia. Ma quando qualcuno ti dice: “Ti amo”, subito un dubbio spunta fuori: “Mi ama davvero?”. Quando sei depresso, non dubiti mai della tua depressione: “Sono davvero depresso?”. Invece, quando sei felice ti domandi: “è davvero questo quello che volevo?”. Dubiti sempre facilmente delle tue capacità. Ma ti trovi mai a dubitare delle tue incapacità?”.

Possiamo scegliere di cosa nutrire il nostro cuore e la nostra mente. Se impariamo a concentrarci sui fatti e sui risultati positivi e sulle nostre capacità e forze, possiamo portare rapidamente felicità sia nella nostra vita che in quella degli altri. La soddisfazione porta con sé la gioia.

Lettura di approfondimento:  Colori, emozioni e benessere quotidiano: un esercizio pratico

Tornare a gioire come bambini

salti-di-gioiaTutti i giorni si presentano innumerevoli opportunità per gioire delle cose positive che succedono attorno a noi. I bambini lo sanno fare in modo naturale: spesso si prova piacere semplicemente nello stare con loro mentre esplorano con entusiasmo il mondo che li circonda.

Cosa possiamo fare per ri-imparare questa semplice abilità?

A tal proposito, sempre più si parla di educare alla gioia. Educare i bambini alla gioia e, perché no, anche gli adulti, perché non è mai troppo tardi ed i benefici di una pratica della gioia sono tanti e tali che sarebbe sciocco non fare almeno un tentativo.

Iniziamo col renderci conto che nel mondo, si, ci sono motivi sufficienti per essere tristi, ma ci sono anche innumerevoli ragioni per cui gioire. Le persone che si rendono conto di questa realtà attraggono gli altri verso di sé. Chi non vorrebbe avere degli amici che sono sinceramente felici quando ci succede qualcosa di buono e ci sostengono con forza e speranza quando siamo in difficoltà? Chi non cercherebbe la compagnia di persone che trasmettono allegria, aiutandoci a superare le preoccupazioni? Quando riusciamo a sorridere, ridere ed avere il cuore aperto e caldo, entriamo veramente in contatto con le persone e tutto scorre più liscio. La gioia, non solo ci aiuta a gestire i pensieri negativi su noi stessi, ma anche le emozioni pesanti e dolorose che possiamo provare per gli altri: rabbia, competitività, confronti amari. La gioia sa lenire la sofferenza dell’invidia per gli altri e spazza via la nebbia e l’ottundimento della depressione. Ci avvicina a coloro che amiamo e smussa le spigolosità con le persone più diverse e distanti.

Le persone sembrano imparare  istintivamente come sostenersi l’un l’altro nei periodi di crisi, come in guerra, in esilio o in caso di calamità naturali. Le persone che sono sopravvissute a una tragedia o ad una malattia mortale, di solito sono quelle che meglio sanno festeggiare e celebrare la vita. Sono più attente – e grate – al semplice piacere di “essere vivi”.

Quando non proviamo più gioia per i piccoli piaceri di tutti i giorni o nei fatti positivi intorno a noi, è segno che siamo intrappolati nei problemi e nelle difficoltà: siamo intrappolati nella mente. È la mente che gira ossessivamente intorno ad un pensiero negativo. In questo è abilissima e può arrivare facilmente a deprimerci e sfinirci. È come un disco vecchio che gira, un’auto intrappolata in una rotonda, un attore che ha imparato male il copione. E anche se sono pensieri illogici e non voluti, è facile trovarsi intrappolati nel cattivo umore, perdendo di vista il modo per uscirne. Riusciamo a rendercene conto e spostare l’attenzione? Sappiamo fermare il disco? Solo adottando una prospettiva nuova, riusciremo a risolvere il problema. In termini diversi, è quello che diceva anche Einstein: “Nessun problema può essere risolto dallo stesso livello di coscienza che lo ha generato”.

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La gioia si muove come una brezza fresca attraverso emozioni e pensieri negativi, portando spazio, quiete e tranquillità. Possiamo raccogliere la sfida e gioire deliberatamente e senza riserve per un momento di fortuna di qualcuno che ci è accanto: per la loro salute, bellezza, la famiglia affettuosa, il giardino rigoglioso o il lavoro prestigioso che hanno. Gli oggetti della gioia sono infiniti: c’è sempre qualcosa per cui essere felici, e non solo nelle vite degli altri. Se impariamo a provare gioia, i nostri pensieri negativi perdono energia e svaniscono. Ogni volta che proviamo un brivido di piacere per aver sconfitto un’emozione negativa, ci sentiamo meglio con noi stessi e, con l’allenamento, le emozioni negative possono sorgere sempre più raramente.

All’inizio, attivare in modo cosciente e volontario la gioia può sembrare strano e artificiale, ma la ricompensa arriva rapidamente. Ad una festa o al lavoro, in treno, in autobus, possiamo ascoltare o notare le cose positive che succedono intorno a noi e rilassarci, godendone: la risata di un bambino, un gesto gentile tra due estranei. Se avvertiamo che il successo di un altro ci colpisce e ci fa sentire contratti, possiamo esercitarci, chiedendoci gentilmente di esser felici per lui o lei, lasciando andare la tendenza a fare confronti con la nostra situazione personale.

Nonostante la gioia si manifesti come un’emozione leggera, è in realtà uno dei più potenti strumenti a nostra disposizione per la trasformazione interiore. Quando impariamo a cullarci nel suo tepore, la gioia ci aiuta ad accrescere la fiducia nelle nostre capacità e nel senso delle cose e ci procura l’energia per vivere e comportarci nel modo che desideriamo nel profondo del cuore.

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Come educarsi alla gioia?

Chiediamoci: Quando è stata l’ultima volta che ho sperimentato un momento di pura e assoluta gioia? Posso gioire per qualcosa che è successo oggi? Posso gioirne pienamente e senza riserve (senza che subito si affacci il “si, ma… si, però…”)? Posso gioire per qualcosa di buono successo ad altri?

Concludiamo la giornata festeggiando questi momenti buoni (nostri e/o altrui), invece di soffermarci sui problemi e le difficoltà: non serve lo champagne, basta un sorriso ad occhi chiusi, una volta spenta la luce.

A lezione di Gioia
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Dr.ssa Simona Rao

PSICOLOGA MILANO
Specialista in Età evolutiva

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