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L’età incerta: continuità e cambiamenti nell’adolescenza

adolescentiIl periodo adolescenziale viene spesso definito come una fase di particolari turbolenze in cui si assiste a trasformazioni sia a livello fisico-corporeo sia nella sfera cognitiva e affettiva.

Verso i dieci anni è il corpo con i suoi cambiamenti ad annunciare una nuova fase evolutiva di crescita e di metamorfosi, caratterizzata da  incertezze e inquietudini, in cui è richiesta una progressiva revisione dell’immagine corporea. (Confalonieri, Grazzani, Gavazzi, 2002)

La bambina si accorge che si stanno arrotondando le forme, con uno sviluppo degli organi genitali esterni e  un aumento in peso e altezza prima del menarca, che avviene in media verso i dodici anni e mezzo.

Nel bambino il primo segnale evidente è la voce, che acquista un nuovo timbro, inoltre avviene uno sviluppo progressivo degli organi genitali e la comparsa dei peli pubici fino ad arrivare alla prima eiaculazione.

A tale proposito Pietropolli Charmet (2000) definisce questo compito di sviluppo “mentalizzazione del corpo”, sottolineando l’ambivalenza dei vissuti connessi con i cambiamenti corporei. Ciò implica che si superi la disarmonia tra mente e corpo fino a raggiungere una buona integrazione e costruire una rappresentazione mentale che l’adolescente riesca a comprendere ed accettare.

Dopo i quattordici, quindici anni aumenta il bisogno di libertà e autonomia con molte perplessità da parte dei genitori che si trovano improvvisamente a confrontarsi con esigenze del tutto nuove: le uscite serali, l’acquisto del motorino, le prime vacanze da soli. Il desiderio di emancipazione costituisce una spinta vitale che assume un profondo significato esistenziale. L’adolescente sa di essere di fronte a una tappa importante della sua vita e la posta in gioco è alta: si tratta infatti della definizione di sé, della possibilità di plasmare la propria identità verso la vita adulta.

Il contesto familiare appare sempre più limitato e claustrofobico. I riti, le consuetudini familiari appaiono meno tollerabili e danno un senso di soffocamento tanto che i ragazzi tentano di prendere le distanze gradualmente sia nello spazio psichico che in quello fisico.

Come sostiene la psicoanalista Dolto, un ragazzo non è veramente cresciuto finché non è in grado di fare qualche cosa che i suoi genitori non approverebbero. L’importante è che trasgredisca non solo per il gusto della sfida, ma perché sente di essere nel giusto. Ciò non toglie che i genitori debbano fare la loro parte svolgendo il loro ruolo con autorevolezza: se una norma è stata violata sono previste le dovute sanzioni. Il ragazzo così impara che può andare e tornare, sbagliare e correggersi.

Se i genitori non sono in grado di sostenere con un adeguato appoggio emotivo questa esigenza fondamentale dello sviluppo, ma tendono a soffocarla con atteggiamenti ansiosi e iperprotettivi, esercitano anche senza volerlo una funzione d’inibizione del rapporto del figlio sul mondo esterno. In altri casi invece, il tentativo di allontanarsi dalla famiglia significa che essa non è una base abbastanza sicura per poter prendere il volo con la certezza che resti un punto fermo nella vita del ragazzo e che potrà farvi ritorno.

Se da un lato l’adolescente avverte una spinta all’emancipazione, dall’altra parte chiede ancora di essere dentro la famiglia; infatti è proprio la sicurezza di poter sempre ritornare che gli consente di allontanarsi con maggiore serenità per intraprendere un processo di “separazione psicologica” rispetto all’ambiente familiare e di ridefinizione più autonoma della sua personalità (Tonolo, 1999).

Bibliografia

  • Confalonieri E., Grazzani, Gavazzi I. (2002). Adolescenza e compiti di sviluppo, Unicopli.
  • Pietropolli Charmet G. (2000). I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida, Raffaello Cortina, Milano.
  • Tonolo G. (1999). Adolescenza e identità, Il Mulino, Bologna.
  • Vegetti Finzi S., Battistin A. M. (2000). L’età incerta. I nuovo adolescenti, Mondadori.

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