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La coppia violenta: caratteristiche, ciclo della violenza e come uscirne

Tempo di lettura: 6 minuti

coppia violentaDinamiche e caratteristiche della coppia violenta

In questo articolo si porta l’attenzione su quali dinamiche si costituiscono nella coppia violenta e quali sono le caratteristiche della coppia violenta.

Cosa si intende per coppia violenta?

E’ violenta ogni situazione in cui si verifica un abuso fisico o psichico da parte di una persona su un’altra che quasi sempre si trova in condizioni di inferiorità rispetto alla prima.

Da alcuni studi emerge come le coppie che presentano violenza sono caratterizzate da un’organizzazione gerarchica fissa basata su credenze di diseguaglianze naturali, su un sistema di autorità dove la distribuzione del potere si organizza secondo le gerarchie costituendo relazioni di dominanza e sottomissione.

Queste coppie sono caratterizzate da una modalità di relazione che porta alla riduzione dell’autonomia, poiché i membri della famiglia interagiscono rigidamente. Spesso vi è una comunicazione di significati che rende invisibile l’abuso e definisce la violenza come una cosa naturale all’interno della famiglia.

Si nota, inoltre, un consenso sociale esterno in cui si dà legittimità all’aggressore, lasciando la vittima senza risorse per affrontare la situazione.

Queste condizioni sono spesso sovrapposte e interagiscono tra di loro.

Lo schema che si ripete nella coppia violenta

L. Walker ha descritto lo schema della violenza, che è caratterizzato da tre fasi che variano in intensità e durata secondo le coppie.

  1. Fase di accumulo della tensione nelle interazioni. In questa fase vi sono aggressioni psichiche e lievi percosse, da un lato gli uomini aumentano la gelosia e il possesso, vedendo il loro comportamento come legittimo mentre le donne negano la realtà della situazione. Quando la tensione arriva ad un punto critico, vi è la fase due.
  2. Fase acuta delle percosse, perdita di controllo, le donne si mostrano sorprese per l’aggressività che si manifesta improvvisamente in relazione a qualche situazione della vita quotidiana banale.
  3. Fase di calma amorevole. In questa fase vi è rammarico e affetto da parte dell’uomo aggressore e da parte della donna vi è accettazione poiché crede nella sua sincerità. Qui domina una rappresentazione mentale idealizzata della relazione.

In seguito, prima o poi tutto il ciclo ricomincia.

In questo ciclo della coppia violenta si nota, l’alternarsi della frustrazione e gratificazione.

Il partner dopo esser stato violento muta atteggiamento, in particolare più la donna ha reagito alla violenza esprimendo l’intenzione di separarsi, più l’aggressore si mostra da lei dipendente. La vittima non solo si sente riabilitata, ma si trova nei confronti del partner in un rapporto ribaltato rispetto a quello precedente di subordinazione: ora è l’aggressore colpevolizzato, è lui che si dichiara dipendente dalla donna e chiede a lei perdono (riabilitazione). Passare dall’esperienza di colpa a quella di sollievo di senso di colpa, gratifica la vittima e la induce a restare.

Da studi effettuati si è constatato che spesso, nei primi mesi di violenza del partner la donna interpreta come segni di ravvedimento comportamenti del partner come dimostrazioni di disperazione di fronte alla minaccia di separazione. Questa tendenza a illudersi della vittima si spiega con il suo estremo bisogno di riabilitazione.

La convinzione per cui la violenza è l’esito di problemi psicologici dell’aggressore fa assumere alla vittima, accanto al ruolo di perdonatrice, anche quello di salvatrice (Goldner et al., 1990). La donna oltre a sperimentare la sottomissione sperimenta anche il ruolo di riabilitatrice acconsentendo all’aggressore il perdono.

Più la donna rientra nella relazione di coppia, più l’aggressore è condizionato a ritenere che accetti la designazione di  colpa e a sentire la propria violenza conseguenza delle sue provocazioni. Più la donna si oppone, minacciando di separarsi più l’uomo si sentirà sottoposto a una condanna morale.

La sottomissione della donna che, dopo aver criticato il comportamento del partner, accetta di restare, diventa per lui una riabilitazione sia una conferma del suo diritto a richiedere comportamenti non provocatori da parte della vittima, e una rassicurazione circa il controllo di lei.

I membri della coppia violenta

Da diversi studi che sono stati fatti si è compreso come le donne considerino la violenza  subita come “un fatto della vita” da non denunciare, ma solo da dimenticare.

Si evidenzia come le donne in diversi momenti della loro vita subiscano violenza. Questo dimostrerebbe come lo stereotipo della casa come rifugio sicuro non trovi riscontro nella realtà, in quanto dai dati emersi da diverse ricerche si rileva come la maggior parte delle violenze avvengano proprio dentro le mura domestiche.

In genere gli atti violenti sono compiuti da padri, mariti, fidanzati, conviventi, ex partner e figli, ma tale fenomeno coinvolge anche altri componenti del nucleo familiare come i nonni e gli zii.

Caratteristiche dei partner abusanti

A differenza di quanto normalmente si penserebbe, le donne sono maltrattate da uomini di qualunque categoria sociale. Spesso tali uomini sono convinti che:

  • nonostante gli abusi sulla compagna sono brave persone;
  • hanno il diritto di dominare la partner;
  • l’uso della violenza permetterà loro di ottenere ciò che vogliono;
  • non subiranno conseguenze superiori ai vantaggi raggiunti attraverso l’abuso.

Diversamente da quanto spesso si pensa:

  • l’ira non sempre è presente sin dall’inizio, ma, spesso, subentra quando la vittima non reagisce come dovrebbe alla sua minaccia
  • molti maltrattatori sono abili comunicatori in grado di usare con efficacia sia il linguaggio verbale che quello non verbale.

Caratteristiche delle donne maltrattate

Spesso le donne stanno nel rapporto violento perché:

  • hanno difficoltà ad interrompere il rapporto, in quanto spesso hanno perso la fiducia in se stesse
  • sperano che il partner cambi,
  • vivono una condizione di isolamento, generata dai comportamenti del partner che può arrivare a vietare l’uso del telefono ed allontanare la famiglia della vittima,  in queste circostanze la donna perde fiducia in se stessa e non crede nella possibilità di trovare aiuto.
  • sono convinte che la veridicità di quanto accaduto verrebbe messa in discussione per il fatto di essere rimaste con il compagno
  • vengono impedite dal  maltrattante a lasciarlo, il partner minaccia di tenere i figli con sé, taglia il mantenimento economico, la umilia di fronte alla famiglia.
  • sono convinte che la separazione non metterà fine alla violenza. Dalle statistiche si evidenzia  come il tentativo di lasciare il partner inciti quest’ultimo alla violenza.

La donna che subisce violenza è più propensa a mettere in discussione se stessa anziché la relazione anche a costo della sua stessa sopravvivenza.

Da cosa si differenzia un abuso da un conflitto?

L’abuso non è mai uno scontro tra pari, a causa del differente potere tra i due della coppia, è sempre una parte che prende il sopravvento con l’intento di dominare. L’altra parte è costretta a subire. Ciò che contraddistingue il maltrattamento  vero e proprio è la ripetizione delle azioni e il continuo infliggere sofferenza all’altro, poi tutto ricomincia dopo la frase: “scusami non lo farò più”!

Come uscire dalla dinamica della coppia violenta?

L’intervento più efficace nei casi di violenze e abuso è la terapia con entrambi i componenti la coppia.

Durante la terapia si chiarirà come nulla giustifichi la violenza e che non è la provocazione il fatto per cui l’aggressore perde il controllo, ma è l’aggressore che perde il controllo.

Se questa terapia non fosse realizzabile, è necessario che la donna vittima di violenza abbia un sostegno psicologico. Durante la terapia individuale si sostiene la donna nel superare il senso di impotenza, si lavora sui sensi di colpa e di responsabilità. Solo quando la vittima avrà sviluppato una buona autostima, riuscirà a sviluppare la capacità di difendersi da ulteriori abusi.

Anche l’uomo potrebbe chiedere aiuto individualmente, anche se è più raro che ciò avvenga. La violenza è una scelta, questi uomini possono essere aiutati a fare un’altra scelta. La violenza non è un gesto impulsivo sul quale non si ha potere. E’ un comportamento e come tale può essere modificato. Si ritiene che per ridurre il fenomeno delle violenze e per promuovere un reale cambiamento culturale sia indispensabile costruire degli spazi di ascolto e intervento sugli uomini maltrattanti, centri rari in Italia, volti a una prima accoglienza e presa in carico di coloro che sono motivati ad intraprendere un percorso di cambiamento attraverso un lavoro psicologico che li aiuti a gestire le proprie emozioni in modo adeguato.

Centri per uomini maltrattanti

Per un aiuto concreto, far riferimento al sito ufficiale del Centro di ascolto uomini maltrattanti.

Leggi anche Linee guida per difendersi dallo Stalking

Approfondimenti

  • Cicerone P.E. (2009), L’amore violento, Mente e Cervello, 53, VII, maggio.
  • Merzagora I. (2009), Uomini violenti, Cortina, Milano.
  • Andolfi, M. (1999) La crisi nella coppia. Ed Raffaello Cortina Editore.
  • Goldner, V., Penn, P., Sheinberg, M., Walker, G . (1990) Love and violence: gender paradoxes in volatile attachments. Fam. Proc., 29, pp. 343-364.
  • Walker, L.E. (1984) The Battered Woman Syndrome. Springer, New York.

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La coppia violenta: caratteristiche, ciclo della violenza e come uscirne
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Dr.ssa Laura Tavani

Dr.ssa Laura Tavani

Psicologa, Psicoterapeuta
Esperta in EMDR e Mindfulness
Svolge la libera professione occupandosi di terapia individuale, di coppia e famigliare, consulenza genitoriale e terapia breve per traumi.
Dr.ssa Laura Tavani

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