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Emozioni forti in adolescenza: noia e ricerca di gratificazione

Forti emozioni in adolescenza

Comportamenti a rischio e ricerca di forti emozioni emozioni in adolescenza

ricerca di forti emozioni in adolescenza

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La ricerca di emozioni forti in adolescenza: il momento delle sfide

L’adolescenza è una fase evolutiva che va dagli 11 ai 20 anni circa e che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Come tutti sappiamo è un momento molto complesso, costellato di cambiamenti, sfide e ricerca di emozioni forti.

Il giovane adolescente lotta costantemente tra la necessità di sentirsi accettato e parte integrante della famiglia (nonostante stia crescendo) e il bisogno di indipendenza dalla famiglia d’origine. Comincia così il periodo delle provocazioni e delle sfide; si accende il desiderio di mettersi alla prova e di testare i propri limiti, sperimentando quanto più possibile. In questa fase di vita così instabile, risultano di fondamentale importanza i rapporti di amicizia con i coetanei e l’inserimento dell’adolescente nel così chiamato “gruppo dei pari”. L’essere parte di un gruppo è un qualcosa che esercita una forte attrattiva sui ragazzi, tuttavia entrarne a far parte non è così facile. L’adolescente è chiamato a confrontarsi con il conformismo dei suoi membri (stesso modo di pensare, di vestirsi, di divertirsi) e con il rispetto delle regole. Una volta avuto accesso a questa nuova realtà, il giovane può ritrovare una sorta d’identità collettiva che lo fa sentire meno insicuro e spaventato. Durante l’adolescenza la motivazione a provare nuove esperienze è sicuramente molto forte.

Ma cosa succede quando, per riuscire a provare emozioni mozzafiato, gli adolescenti sono costretti ad alzare sempre di più l’asticella? E se tutto oggi sembra essere concesso loro e perciò facile da ottenere come imparano a gestire la noia derivata dalla “normalità”? In questo articolo parleremo di noia e sensation seeking, ovvero della tendenza a ricercare emozioni forti in adolescenza: cosa significa, come si manifesta nei due sessi, cosa accade quando la ricerca costante di avventura diventa patologia e quali sono le conseguenze per l’adolescente che vive la sua vita sempre a mille.

Cosa significa esattamente sensation seeking?

Con il termine “sensation seeking” intendiamo la tendenza a rincorrere il piacere dei sensi e l’eccitazione.

È un tratto di personalità che riflette il desiderio di vivere sensazioni intense e complesse, di gettarsi a capofitto in nuove esperienze solo per il gusto di provare qualcosa di nuovo, nonostante la ricerca di queste emozioni forti in adolescenza comporti dei rischi. Chi desidera ricercare emozioni forti in adolescenza si annoia facilmente se non viene altamente stimolato così decide di cimentarsi in attività avventurose: si dedica, ad esempio, agli sport estremi o organizza dei viaggi in posti remoti, o più semplicemente si diverte ad andare a feste rumorose o a parlare di fronte ad un pubblico. Sono ragazzi/e disinibiti/e nelle relazioni sociali, altamente suscettibili alla noia e alle attività routinarie e ripetitive (come ad esempio fare i compiti, tenere in ordine la stanza, svolgere delle attività sedentarie), e dimostrano una propensione accentuata a correre dei rischi, nonostante sappiano che esiste l’eventualità di conseguenze indesiderate e spiacevoli.

Ragazzi vs Ragazze: chi è più sensation seeker?

Secondo alcune ricerche, la tendenza a ricercare emozioni forti in adolescenza, sarebbe più riscontrabile nei maschi piuttosto che nelle femmine. Quindi, secondo questi studi, gli uomini e i ragazzi risultano essere maggiormente suscettibili alla noia rispetto alle ragazze, più disinibiti nelle relazioni sociali e più attirati dalle situazioni avventurose. Inoltre i ragazzi appaiono più propensi a correre dei rischi quando vogliono ottenere ciò che desiderano, senza però curarsi sufficientemente delle possibili conseguenze negative.

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Secondo gli psicologi evoluzionisti questa differenza di genere rispetto al “tratto sensation seeking” e alla propensione al rischio potrebbe essere dovuta ad un diverso effetto esercitato dalla selezione naturale nei due sessi. Secondo questa prospettiva gli uomini sarebbero più propensi a correre dei rischi perché ciò, in passato, ha garantito loro maggior successo nella competizione per le risorse e ha aumentato le loro opportunità di accoppiamento; mentre, nel caso delle donne, la necessità e l’istinto ad accudire la prole, ha favorito, nelle stesse, lo sviluppo e l’adozione di strategie e comportamenti meno rischiosi.

Altri ricercatori invece hanno considerato l’ipotesi secondo cui questa differenze tra maschi e femmine a livello di personalità, comportamento e strategia sarebbe modellata e influenzata dai ruoli di genere e dagli stereotipi sessuali.

Evoluzione o cultura?

Queste due teorie, quella culturale e quella evoluzionistica non devono essere viste come antitetiche: i ricercatori infatti, sono più propensi ad un’integrazione delle due.

Da un lato, la teoria evoluzionistica ha riconosciuto un’influenza dei processi culturali sui tratti genetici di personalità, le cui manifestazioni possono essere amplificate o contrastate dalle norme sociali in vigore. Sembra essere persino possibile che le pressioni sociali alle quali ragazzi e ragazze sono sottoposti alterino completamente alcuni pattern di comportamento (come quello del sensation seeking) nonostante esista una predisposizione naturale (genetica). Ad esempio se al giorno d’oggi vivessimo in un cultura in cui la norma prevede che gli uomini debbano essere i primi responsabili per quanto riguarda l’accudimento dei figli, probabilmente questo sarebbe un fattore che contrasterebbe lo svilupparsi di comportamenti sensation seeking, nonostante la predisposizione naturale punti in un’altra direzione.

Infine, l’ipotesi più recente si basa sull’idea che la selezione naturale eserciti la sua influenza sia sulla genetica sia sulla nostra eredità culturale e che l’interazione tra questi due aspetti, durante l’arco della vita di un individuo, si manifesti poi in un differenza di genere nel comportamento.

Sensation Seeking: pro e contro

Gli adolescenti sensation seekers sono soddisfatti della loro vita? Innanzi tutto dovremmo capire cosa si intende per “life satisfaction”. Secondo alcuni ricercatori, la soddisfazione nella vita si riferisce al gap percepito tra ciò che realmente abbiamo e ciò che vorremmo. Più piccolo è questo gap, più ci sentiamo realizzati. Generalmente basiamo le nostre aspirazioni su diverse aree che consideriamo importanti e in base a queste valutiamo la nostra felicità. Ad esempio alcune di queste aree potrebbero essere la salute, l’autostima, la vita spirituale, i soldi, il successo al lavoro (nel caso degli adolescenti il successo scolastico o nello sport), il divertimento, ma anche la capacità e possibilità di aiutare gli altri, la famiglia, le amicizie e il rapporto di coppia, il sentirsi parte di una comunità e così via.

Altolà lo stress

adolescente stressatoCome abbiamo visto in precedenza questo tratto di personalità è caratterizzato da diversi aspetti: la disinibizione, la suscettibilità alla noia e la ricerca di avventure ed emozioni forti. Sicuramente il fatto di ricercare emozioni forti è un toccasana contro lo stress: perciò gli adolescenti (e lo stesso vale per gli adulti) che si concedono svaghi ed attività emozionanti sono mediamente più soddisfatti della loro vita rispetto agli altri. Inoltre, il fatto di vivere delle “avventure”, di svolgere dell’attività fuori dal comune, aumenta anche la percezione del proprio valore e di conseguenza la propria autostima. Come abbiamo visto una buona autostima è uno degli aspetti che fa sì che ci sentiamo più soddisfatti della nostra vita.

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Pregiudizi e mancanza di uno scopo

Tuttavia, la tendenza a ricercare emozioni forti in adolescenza attraverso il non conformarsi alle regole e l’essere socialmente disinibiti porta inevitabilmente a ricevere un giudizio da parte degli altri e della società: soprattutto nell’adolescenza, quando ancora manca un’identità definita, tutto questo può risultare molto pesante e portare il ragazzo o la ragazza a sentirsi giudicati ed esclusi dalla comunità. Questi sentimenti di esclusione cozzano sicuramente con la percezione di soddisfazione personale. Inoltre il fatto di annoiarsi spesso e con facilità potrebbe portare i giovani adolescenti a pensare di non ricevere abbastanza stimoli dalla vita, di non avere niente per cui lottare, uno scopo per cui spendersi. E senza uno scopo non possiamo dirci soddisfatti.

Quindi in definitiva possiamo affermare che chi ricerca emozioni forti in adolescenza è soddisfatto… ma a metà.

Quando l’intolleranza alla noia è segno di patologia

Condurre una vita responsabile non è mai facile, ma ci sono certe cose che dobbiamo fare o che abbiamo dovuto fare in passato come ad esempio, fare i compiti, andare a scuola, fare il bucato, tenere in ordine la casa, pagare le bollette ecc. Gli adolescenti sensation seeker non sono in grado di tollerare nemmeno per un minuto le attività noiose e quindi evitano e rifiutano di fare tutto ciò che non ritengono abbastanza stimolante.

Una cosa di cui i ricercatori sono sicuri è che, vista la loro suscettibilità alla noia, gli adolescenti con questo tratto, corrono un maggior rischio di mettere in atto comportamenti spericolati e impulsivi, come ad esempio guidare oltre i limiti consentiti, abusare di sostanze stupefacenti, fare sesso non protetto, essere coinvolti in attività criminali e in altre attività che comunque comportano un rischio per loro stessi e per gli altri. Visto che non riescono a tollerare la noia, si rifugiano nella gratificazione istantanea e questo li rende più a rischio rispetto agli altri per quanto riguarda le dipendenze. (Leggi di più sul profilo psicologico del dipendente). Ma non è finita qui. Se comparati con coloro a cui basta una stimolazione più moderata, gli adolescenti sensation seeker sono più a rischio di sviluppare disturbi del controllo degli impulsi e certi disturbi di personalità, come ad esempio il disturbo istrionico di personalità e il disturbo antisociale di personalità.

Tuttavia è possibile intervenire per aiutare i ragazzi a gestire questa tendenza a ricercare forti sensazioni e il trattamento ci guadagna in efficacia se messo in atto nel periodo in cui la loro personalità è ancora in formazione.

Il trattamento più indicato comprende l’utilizzo di tecniche e metodi di psicoterapia breve. Gli effetti sono promettenti: coloro che riescono a acquisire le abilità necessarie a tollerare la noia e ad astenersi dalle varie forme di gratificazione immediata sviluppano una personalità più sana ed equilibrata e diventano individui più responsabili.

Cosa fare con chi cerca emozioni forti in adolescenza?

Cosa possiamo fare di concreto per aiutare chi ha la tendenza a ricercare emozioni forti in adolescenza? Ecco di seguito tre consigli.

  1. Riconoscere la differenza tra la voglia di mettersi alla prova e la tendenza sistematica al rischio. Come abbiamo già detto, per gli adolescenti è del tutto normare provare il desiderio di sperimentare sé stessi e testare i propri limiti. È importante riuscire a leggere dietro ai comportamenti rischiosi la motivazione che sta alla base. Si comportano così perché vogliono trasgredire e discutere le regole che sono imposte loro o perché senza quel brivido tutto perde di senso e valore?
  2. Parlare con loro e dimostrare empatia. Le ramanzine in questi casi non funzionano. È fondamentale dimostrare agli adolescenti in questione che si è lì per loro. Condividete con loro le vostre preoccupazioni rispetto al loro comportamento e ai rischi che corrono; dimostrate di capire la loro frustrazione e provate a ideare con loro e per loro delle attività che possano soddisfare il loro bisogno di emozioni forti, ma che al contempo limitino i rischi. Ad esempio, è comunque più sicuro praticare uno sport estremo piuttosto che guidare, magari alterati dall’alcool, oltre i limiti consentiti.
  3. Considerare insieme all’adolescente la possibilità di chiedere aiuto. Una volta stabilito un contatto empatico è possibile proporre all’adolescente l’inizio di un percorso terapeutico. È molto importante riuscire a dimostrargli che chiedere una mano quando si è in difficoltà, non è affatto un comportamento “da deboli” e che se c’è anche una sola possibilità di vivere la propria vita in maniera più serena e felice, quell’opportunità dev’essere colta.
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Bibliografia

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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach a Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach
Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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