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Disgrafia: facciamo chiarezza sui Disturbi dell’apprendimento

Tempo di lettura: 4 minuti

disgrafiaParliamo di disgrafia

Un pomeriggio Luca, un ragazzo di 12 anni che seguo per difficoltà ortografiche e grafiche, mi fa vedere quello a cui si è dedicato per un’ora dopo essere tornato da scuola.

“La prof. mi ha detto di scrivere 10 volte la regola perché non me la ricordo”

Scrivi 10 volte:

+ x + = + e – x – = +

alla terza riga le difficoltà prassiche prendono il sopravvento, i segni + e x si confondono, e la regola è diventata:

+ + += + e – + – = x

E’ vero che Luca non aveva capito la regola?

A cosa è servito chiedergli di riscriverla meccanicamente senza tener conto delle sue difficoltà?

Facciamo un po’ di chiarezza.

Cosa è la disgrafia?

La disgrafia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) a carico dell’aspetto grafico e motorio della scrittura. A causa di questa condizione la scrittura appare difficilmente comprensibile, disordinata oppure effettuata in tempi eccessivamente lenti. L’aspetto centrale di questo disturbo dunque è proprio il tratto grafico e non la presenza di errori ortografici o sintattici.

Oltre a difetti nella leggibilità e velocità di scrittura possono presentarsi aspetti qualitativi tipici quali:

  • difficoltà di scorrimento della mano sul piano di scrittura
  • impugnatura scorretta della penna
  • pressione eccessiva o troppo debole sul foglio
  • gestione inappropriata dello spazio, sia rispetto ai margini del foglio che rispetto agli spazi fra le parole o fra le singole lettere
  • difficoltà a rispettare la linea di scrittura
  • difficoltà a mantenere una dimensione delle lettere regolare

Ci sono altri aspetti di cui tenere conto nella valutazione?

Come per gli altri DSA già approfonditi precedentemente, anche per la disgrafia risulta indispensabile escludere la presenza di tutte quelle condizioni che possono essere alla base di manifestazioni simili (quoziente intellettivo al di sotto della media, deficit neurologici, insufficiente o mancata alfabetizzazione); la presenza di una grafia stentata e poco leggibile appare inoltre in molte condizioni spesso presenti in età evolutiva, tanto che si tende a distinguere fra:

  • disgrafia pura: condizione nella quale sono riscontrabili esclusivamente difficoltà legate al tratto grafico
  • disgrafia associata: che può accompagnare condizioni quali Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), Disturbo della Coordinazione Motoria (DCD) o altri Disturbi Specifici di Apprendimento (Dislessia, Disortografia, ecc)

E’ inoltre opportuno indagare tutte quelle aree che mediano la prestazione grafica: competenze visuo-motorie e visuo-percettive, memoria motoria, qualità dell’apprendimento motorio.

Quando e in quale caso può essere fatta la diagnosi?

Rispetto a quelli degli altri DSA (dislessia, disortografia e discalculia), i criteri diagnostici della disgrafia trovano livelli di condivisione più bassi nella comunità scientifica, a causa dell’alto livello di soggettività per la valutazione qualitativa del tratto.

La diagnosi necessita quindi di alcune cautele e deve essere posta non prima della fine del secondo o terzo anno della scuola primaria, solo a seguito di un percorso di potenziamento intenso, che non abbia però permesso miglioramenti significativi, e solo in presenza di un tratto grafico estremamente irregolare anche nel carattere stampato, di mancato rispetto degli spazi, di dimensioni molto discrepanti fra le lettere.

Un aspetto centrale nella decisione diagnostica è rappresentato inoltre dall’approfondita raccolta della storia clinica e scolastica della persona: il disagio e le difficoltà adattive causate da questa condizione devono essere significative per l’individuo, e tali da giustificare da parte del contesto attenzioni specifiche.

Data la possibile frequenza di condizioni associate è opportuno affiancare alla valutazione delle competenze prassiche, anche quella delle aree che epidemiologicamente, o in base alla storia clinica, vengano ritenute opportune dal clinico che si occupa del caso.

Come avviene il potenziamento?

Il profilo funzionale contenuto nella diagnosi è l’elemento centrale sulla base del quale impostare un programma di potenziamento che, facendo leva sui punti forza, avrà lo scopo di potenziare le aree carenti in modo mirato. Dunque, a seconda dell’area maggiormente compromessa, si potrà decidere se intervenire rispetto a:

  • movimenti scrittori: movimenti di formazione delle lettere incongruenti alla direzione della scrittura, collegamenti scorretti o poco fluenti tra le lettere nel corsivo, presenza di tremori, dismetrie, perseverazioni
  • qualità delle forme e delle dimensioni della scrittura a causa di: deformazioni o perdita dei tratti distintivi delle lettere, uso incostante dell’allografo (passaggio illecito da un codice di scrittura all’altro, con alternanze nell’uso di maiuscolo, minuscolo, corsivo, script, irregolarità nella dimensione delle lettere o sproporzioni tra le parti di queste)
  • disposizione della scrittura nello spazio del foglio a causa di: orientamento scorretto delle singole lettere all’interno della parola (capovolgimenti, inclinazione irregolare o eccessiva), spazi eccessivi, troppo ridotti o assenti tra lettere nella parola e tra le parole stesse, fluttuazioni delle lettere o di intere parole al di sopra o al di sotto del rigo di base, collocazione di parti dell’elaborato al di fuori dei margini del foglio

E’ evidente che in un programma di potenziamento così specifico sarà indispensabile definire parametri sia temporali che qualitativi rispetto ai risultati attesi: lo scopo è quello infatti di verificare quanto margine di miglioramento è ancora possibile per quella specifica funzione.

Anche in questo caso è possibile individuare delle linee guida rispetto ad una buona prassi di potenziamento:

  • alta specificità: privilegiare quindi una specifica funzione da potenziare piuttosto che proporre un training diffuso su più abilità
  • cicli di pochi mesi ognuno

  • potenziare anche gli aspetti emotivi, motivazionali e metacognitivi: rendere il bambino consapevole delle sue caratteristiche, degli scopi del trattamento e delle sue modalità lo renderà più attivo e partecipe
  • collaborazione fra tutte le figure di riferimento del bambino: il lavoro di potenziamento deve essere conciliato con tutte le attività già effettuate, nel rispetto dei ruoli e delle competenze

Nel caso in cui il potenziamento non risulti sufficiente, e comunque durante tutta la sua durata, è indispensabile che il contesto tenga conto del carico di impegno al quale il bambino è sottoposto e del disagio che alcuni bambini e ragazzi potrebbero presentare rispetto alle proprie difficoltà. Laddove lo si ritiene opportuno, in accordo con la famiglia, la scuola potrà adottare tutte le misure compensative e/o dispensative, necessarie per favorire la massima espressione del potenziale del bambino o del ragazzo:

  • tempi più lunghi per le prove scritte
  • sostituzione o affiancamento di alcune prove scritte con prove orali o a risposta multipla
  • valutazione del contenuto più che della forma
  • scelta del carattere più funzionale alla velocità di scrittura e alla comprensione della produzione scritta

Il problema di Luca non era ovviamente legato alla comprensione o memorizzazione della regola, che aveva anzi diligentemente evidenziato nel testo di studio e applicato spesso senza difficoltà, ma solo ed esclusivamente alla difficoltà grafica di realizzazione dei segni.

In accordo col ragazzo e con gli insegnanti è stato sufficiente sostituire il segno x con un puntino.

Approfondimenti

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Dr.ssa Sara Ruggeri

Dr.ssa Sara Ruggeri

Psicologa
Specialista in Disturbi Specifici di Apprendimento
Si occupa di bambini e ragazzi con DSA, difficoltà scolastiche, Disturbi dello Spettro Autistico, Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività e difficoltà emotive e relazionali.
Dr.ssa Sara Ruggeri

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