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Studente in difficoltà: cosa è meglio dire

studente in difficoltàNel precedente articolo abbiamo introdotto la questione della comunicazione efficace nel rapporto insegnante-studente affrontando innanzitutto quelli che Thomas Gordon ha definito i 12 “ostacoli” alla comunicazione che trasmettono infatti allo studente la non accettazione, il rifiuto o l’assenza di empatia.

Dopo aver riflettuto su cosa non dire, cerchiamo ora di comprendere cosa è opportuno fare nel caso uno studente manifesti un disagio o una difficoltà.

Cosa dire dunque ad uno studente in difficoltà? Nulla!

La cosa più efficace da fare in presenza di uno studente in difficoltà infatti non è parlare, ma ascoltare. Il tipo di ascolto opportuno in questi casi è quello che lo piscologo statunitense ha definito “ascolto attivo“. L’ascolto attivo rappresenta una forma di silenzio empatico, non giudicante, disponibile e comprensivo che, a differenza degli ostacoli alla comunicazione già visti, favorisce l’apertura dell’interlocutore.

L’ascolto attivo si compone di quattro momenti fondamentali:

  1. ascolto passivo: l’ascolto passivo rappresenta una fase di silenzio iniziale; questo silenzio permette di evitare di incorrere nei 12 errori di comunicazione e trasmette all’interlocutore la percezione di avere spazio, tempo e attenzione per poter esprimere la propria difficoltà;
  2. messaggi di accoglimento: dopo la prima fase di ascolto silenzioso, è opportuno rendere in modo più esplicito il sentimento di apertura e disponibilità attraverso due possibili forme: non verbale, dunque attraverso movimenti del corpo, o espressioni del viso, o verbale, ovvero attraverso singole parole o frasi che trasmettano l’accoglienza;
  3. inviti calorosi: dopo che lo studente ha espresso la sua difficoltà, grazie allo spazio e all’ascolto che gli abbiamo dedicato, può essere opportuno approfondire attraverso domande, tenendo a mente l’importanza di mantenere un atteggiamento non giudicante ed empatico;
  4. ascolto attivo: l’ultima fase di questo scambio comunicativo prevede che l’adulto rifletta il messaggio portato dallo studente, avendo l’accortezza di ripeterlo senza introdurre proprie interpretazioni. Questo ultimo passaggio servirà a creare un legame ancora maggiore fra adulto e studente, in quanto trasmetterà a quest’ultimo il messaggio implicito di essere stato oggetto di un ascolto attento e di attenzione, invece che di giudizio frettoloso e disinteressato.

I vantaggi dell’ascolto attivo con uno studente in difficoltà

Ma perché è utile usare l’ascolto attivo in contesti educativi? Per almeno 3 ordini di motivi:

  • migliora il benessere dello studente: un educatore infatti ha fra i suoi scopi principali quello di creare occasioni affinché il ragazzo o il bambino si esprima e comunichi anche il proprio malessere o disagio nei modi opportuni, allo scopo di individuare precocemente soluzioni funzionali
  • migliora la relazione insegnante-studente: i principi di rispetto, ascolto, disponibilità, rappresentano importanti basi per un rapporto sereno fra insegnante e studente; questo rapporto di fiducia rappresenta uno dei maggiori fattori di protezione dallo stress anche per l’insegnante
  • migliora il clima del gruppo classe: estendere i principi appena visti all’intero gruppo classe crea le condizioni migliori non solo in termini didattici ma anche educativi, sociali, relazionali, per tutti i componenti di quel micro-sistema che ogni gruppo classe rappresenta

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Dr.ssa Sara Ruggeri
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Dr.ssa Sara Ruggeri
Psicologa Specialista in Disturbi Specifici di Apprendimento Si occupa di bambini e ragazzi con DSA, difficoltà scolastiche, Disturbi dello Spettro Autistico, Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività e difficoltà emotive e relazionali.