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Tecniche dello psicodramma e di conduzione di gruppi

Tempo di lettura: 6 minuti

tecniche dello psicodrammaLe tecniche dello psicodramma

Lo Psicodramma (detto anche Psicoplay), è un metodo psicoterapeutico di gruppo progettato dallo Psichiatra J. L. Moreno in alternativa alla psicoanalisi. Lo psicodramma si basa sull’azione: lo psicodrammatista invita i pazienti a esteriorizzare i loro vissuti, sogni, fantasie, desideri, traumi attraverso la rappresentazione improvvisata dei ruoli. L’obiettivo è il raggiungimento, nel qui e ora, di un elevato sviluppo della comunicazione interpersonale e l’elaborazione del co-cosciente e del co-inconscio attraverso un continuo scambio ed empatia tra i membri del gruppo. Lo Psicodramma si avvale di alcune tecniche messe a punto dallo stesso Moreno che, nel tempo, sono rimaste per lo più invariate. Ecco le principali.

I tecnica dello psicodramma: la presentazione dei ruoli

Il soggetto, anziché raccontare la sua storia, la rappresenta, ossia la mette in scena all’interno di uno spazio che può essere metaforicamente paragonato a un palcoscenico. Per far questo, il protagonista si avvale dell’aiuto dei membri del gruppo (da lui scelti) a cui vengono assegnati i ruoli dei personaggi della storia. Ad esempio, G. decide di portare al gruppo un episodio della sua infanzia in cui il padre ha improvvisamente abbandonato la famiglia a seguito del quale sua madre si è tolta la vita. Per rappresentare questa storia, G. sceglie una persona del gruppo che farà la parte del padre, una della madre e una terza persona che farà il doppio del protagonista in modo che questo possa osservare la scena da fuori. A questo punto può iniziare la rappresentazione. 

II tecnica dello psicodramma: l’inversione dei ruoli

Tecnica principale dello Psicodramma, l’inversione di ruolo permette di sottolineare l’importanza dell’incontro con l’altro e di decentrarsi  assumendo così una nuova consapevolezza data dalla possibilità di mettersi nei panni dell’altro e conoscere ciò che egli prova. Nella pratica, il protagonista viene invitato a prendere il posto del suo interlocutore oppure di una persona significativa presente in quel momento nella rappresentazione. Riprendendo l’esempio di prima, il nostro protagonista G., in una discussione con il padre prima che questo se ne andasse, esprime la sua rabbia verso l’uomo e quest’ultimo, dal canto suo, continua invano a spiegare al figlio i motivi per cui è necessario allontanarsi dalla famiglia. G. sembra non ascoltarlo e perciò viene proposta l’inversione di ruolo. A questo punto G. diventa il padre e un altro membro del gruppo prende il posto di G. (il suo doppio). Viene quindi riproposta l’intera sequenza del dialogo, ma questa volta G. risponde come fosse il padre: ha così la possibilità di sperimentarsi nei panni di suo padre e comprendere le sue motivazioni.

III tecnica dello psicodramma: lo specchio

In questa tecnica, un ego ausiliario riproduce il comportamento del paziente, davanti a lui in modo che questo abbia la possibilità di ottenere un rimando esterno. Nella pratica si invita il protagonista a porsi fuori della scena che ha costruito, in posizione di osservatore della scena stessa, che viene interpretata da un alter ego e da altri membri del gruppo. In questo modo egli può vedersi da di fuori e prendere consapevolezza di alcune dinamiche e/o di alcuni suoi comportamenti. Ad esempio, nella scena di G. che discute con il padre, il protagonista può scegliere un suo alter ego che prenda il suo posto e vedere quella discussione da fuori in modo da rendersi conto di alcuni “errori” nella comunicazione (nel caso specifico) dovuti a una tendenza di G. a non ascoltare le motivazioni del padre e a concentrarsi unicamente sulle proprie.

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IV tecnica dello psicodramma: il doppio

In questa tecnica, un membro del gruppo, o anche il conduttore, si avvicina al paziente, assume la sua posizione o appoggia una mano sulla spalla del protagonista e parla a suo nome in prima persona, dando voce a quelle che reputa siano le sue emozioni e dinamiche segrete. La funzione del doppio viene attivata in vari momenti della sessione di psicodramma, quando un membro del gruppo ha la necessità di porre attenzione a ciò che sta provando. Generalmente questo avviene su stimolo del conduttore, che facilita la verbalizzazione con frasi come: “In questo momento sento che…”. Nel nostro esempio, nel dialogo con il padre, G. potrebbe sentirsi confuso rispetto a quello che sta accadendo e aver bisogno di una sorta di “ristrutturazione” del suo vissuto. A questo punto il conduttore può intervenire dicendo “qualcuno del gruppo di sente di fare un doppiaggio di G.?” oppure è lo stesso conduttore a farlo o ancora, un membro del gruppo può richiedere di fare il doppiaggio. Chi si cala del ruolo del doppio, si avvicina al protagonista, poggia una mano sulla sua spalla e mette in parole i contenuti e le emozioni che ritiene che G. stia provando. 

tecnica dello psicodramma: il soliloquio

Nel soliloquio il paziente esprime sentimenti e pensieri in un assolo teatrale con una modalità che fa percepire ciò come qualcosa che non è rivolto ad altri se non a se stesso. In tale discorrere solitario i pensieri emergono e si strutturano senza seguire le regole della logica o le esigenze di compiutezza proprie di un racconto. Generalmente è il conduttore che invita il protagonista a fare un soliloquio o perché ritiene importante che questo metta a fuoco le emozioni che stanno dietro a un certo comportamento, o come strumento per “riscaldare” la persona ad affrontare scene successive in cui i contenuti nascosti possono esplicitarsi liberamente.

Tecniche dello psicodramma nella conduzione di gruppi

Condurre uno Psicodramma non è facile e richiede competenza tecnica, coraggio, immaginazione, capacità di sintesi e creatività. Alcune di queste capacità sono doti che il conduttore deve necessariamente avere per poter accendere la creatività negli altri.

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Psicodramma: la presentazione del gruppo

Quando si lavora in un gruppo è necessario innanzitutto che i partecipanti possano avere la possibilità di conoscersi per poter stabilire un clima positivo: ciò significa presentarsi.

Si organizza l’ambiente in modo da poter creare un cerchio e ogni partecipante, a turno, dice il proprio nome e fornisce qualche altra informazione su di sé come età, professione, hobbies e, se vuole, anche qualcosa di più personale.

Nello psicodramma esistono diverse tecniche che possono essere utilizzate per “presentarsi”. Ad esempio, il conduttore può chiedere che ogni persona diventi la madre o il padre e presenti se stesso così come immagina che il padre o la madre la veda. Una variante potrebbe essere quella di farsi presentare da un amico, un datore di lavoro, etc. Un’altra tecnica è quella di prendere un foglio e fare un disegno o scrivere una frase o una poesia che rappresenti se stessi: il testo o il disegno viene poi presentato al gruppo. Ancora, si può chiedere di scegliere un episodio della propria vita che meglio dia un’idea di se stessi e raccontarla; si può scegliere un colore che rappresenti il proprio stato d’animo oppure si può scegliere un animale e spiegare perché si è scelto come rappresentativo di se stessi.

Tecniche dello psicodramma per gestire il gruppo in alcuni momenti “imbarazzanti”?

Quando si lavora con un gruppo di persone, spesso e soprattutto per chi è alle prime armi, può risultare difficile gestire alcuni momenti “imbarazzanti” o, per meglio dire, non prevedibili. Esistono alcune tecniche dello psicodramma per gestire questi momenti.

  1. GRUPPO SILENZIOSO. In alcuni casi, nella fase di riscaldamento ossia nella fase in cui ci si deve presentare, il gruppo può essere un po’ troppo silenzioso e questo può ostacolare la riuscita dell’incontro. In questo caso si può, ad esempio, porre l’attenzione dei partecipanti su un elemento specifico, come le scarpe: seduti in cerchio, si chiede ad ognuno di guardare i propri piedi con la seguente consegna “osservate le proprie calzature, identificatevi con esse e parlate in prima persona. Ad esempio “sono le scarpe di Gianni…”. Emergeranno “scarpe” soddisfatte, altre meno, “scarpe” lamentose, altri tristi etc. Dopo ogni presentazione si chiede a due persone con scarpe molto diverse (esempio scarpe da ginnastica e con il tacco) di mettersi l’una di fronte l’altra e far dialogare le loro scarpe.
  2. I RITARDI. Può capitare che nel gruppo, qualcuno ritardi. Nel caso in cui si decide di aspettare, il conduttore può proporre ai presenti di fantasticare sul motivo del ritardo. La sedia del ritardatario viene messa nel mezzo del cerchio e il conduttore chiede “Come mai Giovanna non è ancora arrivata a fare una fantasia senza dare una risposta razionale”. Il tema del ritardo è simbolico ed evocativo per cui è probabile che i motivi immaginati riguardino il vissuto di ciascuno andando così a toccare punti dolenti sui quali è possibile lavorare.
  3. L’USO DEL CELLULARE. A volte può capitare che qualche partecipante si dimentichi di spegnere il cellulare o lo utilizzi durante la sessione. Questo inconveniente può essere usato per suggerire un gioco. Si fornisce a ognuno carta e penna e si chiede di immaginare di essere alla fine di un rapporto sentimentale: usando il cellulare si invia un sms al compagno con l’intenzione di terminare il rapporto. Dalla lettura dei messaggi si può risalire alla diverse modalità di lasciarsi usate da ognuno nel passato e, a partire da queste, si possono costruire storie da mettere in scena.
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Approfondimenti

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Dr.ssa Alice Carella

Dr.ssa Alice Carella

Laureata in "Psicologia del Benessere nel corso di vita", iscritta all'Albo degli Psicologi del Lazio e specializzata in Psicodramma a orientamento dinamico presso l'IPOD di Roma.
Dr.ssa Alice Carella

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