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I cambiamenti in preadolescenza e la scuola: una sfida educativa

Tempo di lettura: 3 minuti

socializzazione-ragazziLa scuola rappresenta uno dei principali contesti di socializzazione e di crescita per le nuove generazione e proprio nell’ambiente scolastico, si possono evidenziare problemi di adattamento con caratteristiche, ma soprattutto con livelli di gravità, differenti.

Il concetto di adattamento scolastico viene concepito come un processo evolutivo complesso, influenzato da molteplici fattori interni ed esterni al singolo individuo, e dall’interazione che si realizza fra le sue caratteristiche e quelle dell’ambiente che lo circonda.

Attualmente l’adattamento viene definito come la capacità del bambino di rispondere alle “sfide” che la scuola propone. Tali sfide riguardano il piano dell’apprendimento, delle relazioni e del comportamento.

preadolescenzaLa capacità di adattamento si ripresenta molto spesso durante l’età evolutiva soprattutto quando avvengono dei cambiamenti significativi come il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media, che coincide con uno sbalzo di turbamenti, tensioni e cambiamenti a livello fisico e psicologico legati allo scenario evolutivo che si sta modificando.

La preadolescenza è quella fase della vita situata fra l’infanzia e l’adolescenza, densa di cambiamenti fisiologici e psicologici, sovrapponibile agli anni compresi fra la quinta elementare e la seconda/terza media (fra i 10 e i 12/13 anni). È l’età di un mutamento come se il bambino si trovasse in una terra di mezzo, che coinvolge il corpo, la sfera emotiva e cognitiva e l’identità.

La disponibilità ad apprendere, il bisogno di stare con i compagni delle elementari si scontrano con la nuova esigenza di scolpire la propria identità, acquisendo autonomia di giudizio, libertà di azione, corrispondenza tra mondo interno ed esterno.

In questa fase avviene anche il passaggio dal pensiero concreto a quello formale che consente un salto di qualità nell’apprendimento.  Il primo tipo di pensiero è legato ai dati percettivi e identifica il pensare come fare, il secondo permette di lavorare per ipotesi.  Transitando dal reale al possibile, il pensiero diventa molto più libero e ricco perché consente di pensare diverse soluzioni ai problemi e verificarle mentalmente. Questo cambiamento offre all’individuo la possibilità di rappresentarsi il mondo (la sua famiglia, la scuola, la società …) non solo come è, ma anche come potrebbe essere.

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Con il progredire dei processi logici, anche la prospettiva sociale si fa più ampia e articolata: dopo i dieci anni i ragazzi cominciano a essere in grado di considerare la loro ottica, quella dell’altro e anche un terzo punto di vista.

Pombeni (1997) parla esplicitamente di compiti di sviluppo che la scuola pone, distinguendo due particolari punti di svolta: quello legato alla scelta del tipo di scuola e quello del passaggio tra cicli scolastici.

Si può assistere a una scelta con un andamento positivo, contribuendo a chiarire chi è la persona, qual è il suo progetto futuro, influenzando la costruzione del suo percorso identitario.

Contemporaneamente, è possibile rintracciare un esito negativo o incerto che blocca lo sviluppo allontanandolo dal percorso conoscitivo.

Il secondo compito di sviluppo coincide con un momento davvero critico in cui si possono evidenziare difficoltà scolastiche già presenti in precedenza che possono diventare ancora più eclatanti.

Di conseguenza, spesso si assiste a forme di malessere e disagio nel passaggio da un ciclo scolastico all’altro.

Nella scuola media inferiore le difficoltà si riscontrano soprattutto dalle perturbazioni dello sviluppo sessuale durante la pubertà e la prima adolescenza. In quegli anni è più che mai importante che l’attenzione si estenda dai processi cognitivi a quelli affettivi e che il rapporto studente-insegnante sia mediato dal gruppo classe, lo spazio in cui il ragazzo sperimenta con particolare intensità la definizione di sé e il rapporto con gli altri.

Nella realtà scolastica quotidiana la simbiosi tra ruolo affettivo e ruolo sociale si realizza solo parzialmente (Charmet, 2000), per cui il più delle volte il ruolo affettivo non si adatta al linguaggio che viene adottato a scuola. A causa di questa scissione, spesso il sistema motivazionale si sposta altrove e la speranza e i timori riguadagno avvenimenti che avvengono al di fuori delle mura scolastiche.

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Per questo è fondamentale trasformare il gruppo classe in un gruppo in grado di creare risonanza rispetto ai vissuti affettivi in modo che l’appartenenza diventi una risorsa di crescita e di scambio a un livello più profondo. Quindi, è importante che l’azione educativa tenga conto sempre dell’individuo nella sua evoluzione per la promozione delle sue potenzialità in modo globale e integrato.

Approfondimenti

  • Confalonieri E., Grazzani Gavazzi I. (2002). Adolescenza e compiti di sviluppo, Unicopli.
  • Pietropolli Charmet G. (2000). I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida, Raffaello Cortina, Milano.
  • Pombeni M., L. (1997). L’adolescente e la scuola, in Palmonari A. (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna, pp. 271-291.
  • Vegetti Finzi S., Battistin A. M. (2000). L’età incerta. I nuovo adolescenti, Mondadori.

I cambiamenti in preadolescenza e la scuola: una sfida educativa
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