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Senso di gratitudine: imparare a perdonarsi e perdonare, liberarsi dalle relazioni tossiche

senso di gratitudine

“Perdonare significa liberare un prigioniero
e scoprire che quel prigioniero eri tu”

(Lewis B. Smedes)

 

senso di gratitudineL’importanza del senso di gratitudine

Quante volte nella vostra vita vi siete sentiti offesi e feriti da qualcuno? Amareggiati e pieni di astio di fronte ad un tradimento o ad un’offesa grande come avete reagito?

Avete scelto la strada del perdono o ancora oggi ripensando a quell’amica o a quell’ex che vi ha fatto male, continuate a ripetere a voi stessi “questa è una cosa che non gli perdonerò mai, non riesco a dimenticarla”.

Ma cosa significa la parola perdonare? E per perdonare occorre dimenticare? Cosa significa possedere il senso di gratitudine?

Come vedremo in questo articolo vi sono diversi aspetti che ruotano intorno a questa parola.
Vediamo innanzitutto il suo significato etimologico su cui ancora oggi vi è molta confusione.

Imparare a perdonare

Etimologia del verbo “perdonare”

La parola perdonare, contrariamente da come si pensi, non deriva dal latino, ma è stata coniata per la prima volta in lingua volgare, ossia in italiano arcaico. Il primo ad usarlo fu Francesco D’Assisi che al ritorno dalla Crociata d’Egitto scrisse per la prima volta “Beati quelli che perdonano per lo tuo amore”. Successivamente le tradizionali traduzioni latine dei Vangeli hanno riportato il verbo in questione in frasi del tipo «Perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

Il verbo “perdonare” è stato dunque oggetto di diverse interpretazioni nel tempo e nel linguaggio comune odierno sta per “tacere dopo aver subìto un torto”, ma il suo significato autentico è un altro, ovvero imparare a “dividere il giudizio sulla persona dalle azioni che ha fatto”.

Perché non è facile perdonare

Solo che quando si tratta di dover perdonare un torto o un tradimento non tutti siamo bravi o disposti a farlo. Poiché il tradimento, che sia da parte di un fidanzato o no, è una chiara espressione di una mancanza di rispetto. E la mancanza di rispetto nei confronti di qualcuno implica offendere la sua dignità, la sua integrità, comporta dunque un disconoscimento della sua individualità e del suo valore. Subirla implica dunque provare dolore e a volte preferiamo confidare nel tempo che passa piuttosto che fare concretamente qualcosa affinché la sofferenza di lenisca.

Perdonare = sconfitta personale?

La verità è che il tempo passa davvero, ma il dolore? Non è detto. Anzi nella maggior parte dei casi piu’ lo mettiamo da parte e a tacere e piu’ vi è probabilità che questo ritorni nel tempo, per ricordarvi che avete un conto in sospeso.

Per questo motivo, è possibile saldarlo a volte semplicemente perdonando. Sono in tanti però a pensare che non sia giusto perdonare chi ci ha trattato male, chi ci ha offeso ingiustamente o ha danneggiato la nostra vita.

Molti di noi non riescono dunque ad andare oltre l’astio provato, oltre quel sentimento di forte rancore verso chi ci ha feriti. Questo perché per molti il perdono equivale a far finta che non sia successo nulla, ad una sorta di sconfitta personale e di annullamento di se stessi.

Per-donare: vera essenza

Ma è davvero cosi? Assolutamente no. Perdonare non è far finta che non sia successo nulla. La parola “perdono” non può e non deve essere mai accostata alla parola “sconfitta”. Il fatto stesso di pensarla in questi termini potrebbe farci sentire tali: sconfitti e senza speranza.

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Al contrario esiste un rapporto molto profondo invece tra dono e perdono. Il perdono non va inteso, infatti, solo come un atto per dimenticare e non soffrire più, quanto piuttosto per continuare a credere nel rapporto con l’altro tenendo conto di tutte le sue fragilità.

Il vero “per-dono” dunque è quello che cura la fragilità dell’altro, che può ritrovarsi a non sbagliare più proprio perché il nostro dono l’ha guarito dentro.

Al contrario è proprio la mancanza del perdono che genera la fine dei rapporti di coppia o di amicizie importanti, dove ci si allontana perché non si è capaci di per-donare veramente e rischiare di nuovo in quel rapporto.

Perdono da un punto di vista psicologico

Perdonare implica dunque non tenere in considerazione il male ricevuto da altri in termini di vendetta o punizione, non rivendicare il torto subito, annullando in noi ogni risentimento verso l’autore dell’offesa o del danno.

Tutto questo da un punto di vista psicologico non significa essere deboli o rendere forte l’atra parte. Anzi, paradossalmente è proprio il restar aggrappati alla rabbia e al risentimento a renderci tali a lungo andare.

Il perdono come dice Il Grande Mandela, libera l’anima, rimuove la paura ed è per questo che è un’arma potente. Un’arma che non giustifica uno sbaglio, come molti pensano. Un’arma che però va oltre oltre ciò che è accaduto, oltre la sofferenza.

Perdonare è…

  • Perdonare non è dunque perdere, ma decidere di allontanare le emozioni negative come la rabbia e l’insoddisfazione.
  • Perdonare non è segno di debolezza, ma è decidere di essere forti, accettando il proprio passato che non può essere cambiato.
  • Perdonare non è dimenticare o sforzarsi di farlo a tutti i costi, poiché questo porta solo alla frustrazione. Ogni cosa vissuta, brutta o bella che sia fa parte della nostra memoria e della nostra storia di vita e non puo’ certamente essere cancellata.
  • Perdonare è imparare a vivere con un ricordo e riconoscere che è stato commesso un errore, ma che la persona che l’ha commesso merita comunque di essere amata incondizionatamente e rispettata.
  • Perdonare è dunque cercare di trovare la pace che ognuno di noi merita. E la pace interiore può essere raggiunta solo quando pratichiamo il perdono (Gerald Jampolsk).

Perdonarsi

Praticare il perdono è una sorta di cura, un viaggio che però deve iniziare a partire da dentro di noi, ovvero dal perdono verso se stessi.

A quanti di voi sarà capitato di prendervela con voi stessi per non avere raggiunto il risultato che vi eravate prefissati?Siete riusciti a perdonarvi per aver fallito in quel qualcosa in cui credevate fermamente?

Molti di voi a questa domanda staranno rispondendo di “No”. Ma come possiamo mai pensare di riuscire a perdonare gli altri se non siamo capaci di farlo con noi stessi?

Siamo in molti a pensare che essere severi con noi stessi e punirci sia una cosa naturale da fare a volte.
Quando le cose vanno male, a cosa siete soliti pensare? Che è colpa vostra? Che ve lo meritate? Bene, sappiate che qui la natura non c’entra nulla.

È la vostra scarsissima autostima a farvi pensare questo, la vostra prospettiva di vita di essere il vero problema: se solo smetteste di trattarvi male e di considerare i vostri errori solo come orrori e non come opportunità, vedreste come il perdono acquisterebbe un altro sapore. Il sapore della crescita, del futuro, della libertà. Quella libertà di riprendervi la vostra felicità.

Ma come è possibile riuscirci? Come è possibile riuscire a perdonare noi stessi prima e poi gli altri?

Il valore della gratitudine

Senso di gratitudine verso se stessi

Avete presente la parola “gratitudine”? Bene inizia tutto da qui, da questo sentimento positivo che come confermano alcuni studi ci rende felici ed aperti alla vita e agli altri: il senso di gratitudine. Un sentimento di riconoscenza innanzitutto per il dono che abbiamo ricevuto: la vita. Un sentimento che spesso e volentieri però non proviamo, quello del senso di gratitudine, poiché siamo soliti provar insoddisfazione, mancanza, rabbia e paura. A volte infatti preferiamo lamentarci e pensare che gli altri abbiano di più rispetto a noi e non ci rendiamo conto che invece è necessario essere capaci di apprezzare e provare senso di gratitudine per quello che si ha.

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Come riuscire ad essere grati

Per mostrare appieno il nostro senso di gratitudine bisogna innanzitutto smettere di dare tutto per scontato, liberarsi di ogni tipo di aspettativa e tornare a sorprendersi e a meravigliarsi per ogni cosa, come fanno i bambini. Bisogna imparare ad amarsi, per i propri punti di forza e di debolezza, e smetterla di criticarsi sempre e comunque.

Tutti commettiamo errori o sbagli, ma è il modo in cui li consideriamo a fare la differenza.

Cambiate il vostro punto di vista dunque e pensate positivo mostrando il vostro senso di gratitudine. Non sarà certo un atteggiamento deprimente a farvi raggiungere quello che desiderate. Concentrate le vostre energie mentali sul vostro momento presente che è l’unico che esiste.
Il passato è passato e rimuginare sugli errori fatti, pensando a ciò che è stato o che poteva essere non vi porterà a nulla di buono se non ad essere più vuoti dentro, poiché, proprio come afferma Anthony Robbins è la mancanza del senso di gratitudine per le cose che abbiamo che ci rende davvero poveri.

Senso di gratitudine verso gli altri

Solo quando riusciremo ad essere grati per quello che siamo e abbiamo, saremo pronti ad esserlo anche con chi ci circonda.
Anche con quell’amico o amica che ci ha tradito magari, che proveremo a perdonare poiché saremo capaci di provare nei suoi confronti quel sentimento di affettoriconoscenza e senso di gratitudine per il bene che comunque da lui o lei abbiamo ricevuto.

Elementi del perdono

La gratitudine dunque fa bene a chi la pratica, ma anche a chi la riceve poiché ci conduce verso la strada del perdono che è liberatoria per chi perdona e per chi a sua volta viene perdonato.

Intraprendere la strada del perdono però comporta anche altro. Innanzitutto un impegno costante poiché riuscire a lasciare andare il proprio dolore e la propria rabbia richiede tempo. Ma man mano che si va avanti in questo viaggio è necessario inoltre tener conto anche di tutti quegli aspetti che per esempio possono ostacolare o compromettere le nostre relazioni o i nostri interessi.

Affinché il perdono concesso sia vero e duraturo occorre dunque lavorare su noi stessi e riuscire ad individuare “quella ragione” per cui vale la pena perdonare quella determinata persona, che magari a sua volta avrà fatto di tutto per esser perdonata. E’ soprattutto importante capire quanta responsabilità abbiamo noi stessi per l’accaduto. Avere consapevolezza che alla base della situazione possano esserci delle proprie responsabilità significa realizzare che non siamo solamente delle vittime, ma individui attivi responsabili in grado di ammettere i propri errori.

Quando perdonare è imparare

Intraprendere la strada del perdono comporta dunque imparare che non possiamo sicuramente controllare le azioni degli altri, ma possiamo controllare le nostre reazioni e i nostri pensieri. Imparare che invece di accusare e criticare gli altri, dobbiamo metterci nei loro panni chiedendoci: perché quella persona ha avuto quel comportamento?E questo non significa giustificare l’altra persona o arrivare a darle ragione, ma arrivare a comprendere la sua posizione e a provare empatia nei suoi confronti.

Imparare che il male ricevuto e il dolore non sono motivo di umiliazione, e che concedere il nostro perdono non significa concedere all’altro la facoltà di essere ancora colui che ci fa soffrire, ma semplicemente imparare a lasciare andare il dolore e la rabbia.

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Relazioni tossiche

Le relazioni tossiche sono quelle relazioni in cui il partner all’interno di una coppia o un genitore invece di appoggiare l’altro, lo manipolano uccidendo le sue opinioni. Neutralizzando la sua identità.

Relazioni tossiche di coppia

Nel caso specifico delle relazioni di coppia si evince come uno dei due partner risulti essere ossessionato da un controllo abusivo, invadente e aggressivo nei confronti della propria metà che rischia a sua volta di avere diverse ripercussioni a livello psicologico.

La vittima di tale esperienza può infatti:

  • Essere invasa da un senso di colpa e di isolamento, indotti inconsciamente dall’altro;
  • Avere della conseguenze negative sulla propria autostima;
  • Provare sensazioni di insoddisfazione e insicurezza.

Chi è vittima di una relazione tossica si ritrova così a dovere rinunciare alle proprie opinioni, agli obiettivi della propria vita poiché è l’abusatore che monitora e gestisce il tutto.

Come riuscire a liberarsi da una relazione tossica?

Proprio a partire da un perdono profondo di sé che richiede un’attenta riflessione sul proprio passato, anche grazie all’aiuto di un terapeuta poiché essere vittima o carnefice significa avere diverse insicurezze, paure, traumi o essere preda di errori che non siamo riusciti a perdonarci.

Come potete pretendere di essere felici se vi portate addosso uno zaino pieno di rabbia, risentimento e frustrazione? Se vi accompagnano persone e emozioni che uccidono la vostra identità? Se non riuscite a perdonare gli altri ma prima di tutto vostri errori?

Freud ci insegna che non è tanto ciò che nella vita ci capita ad essere importante, ma ciò che ce ne facciamo con quanto ci è successo.

Buddha diceva che aggrapparci ad essa è come afferrare un carbone ardente e che nell’intento di gettarlo ad un altro, siamo sempre solo noi a rimanere bruciati.

E voi siete finalmente pronti per lasciar andar via quel carbone prima che bruci anche voi?

Riferimenti bibliografici

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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach a Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
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Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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