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Sandplay Therapy, la terapia del gioco della sabbia

Tempo di lettura: 3 minuti

Sandplay Therapy Terapia con il gioco della sabbiaLa Sandplay Therapy (Terapia con il gioco della sabbia), nasce da una intuizione della psicologa svizzera Dora Kalff allieva di Carl Gustav Jung, fondatore della Psicologia Analitica. Essa può essere considerata un vero e proprio metodo all’interno della psicoterapia analitica che utilizza le risorse creative dell’individuo, integrando il lavoro verbale con la produzione di immagini nei quadri di sabbia che permettono di contattare ed elaborare tematiche conflittuali arcaiche.

La Sandplay Therapy si basa sull’utilizzo di un materiale particolare: una cassetta contenente della sabbia e numerosi oggetti. Nello spazio della sabbiera, che generalmente è rettangolare e di colore celeste, il paziente ha la possibilità di rappresentare non solo contenuti inconsci della sua vita infantile personale, ma anche contenuti riconducibili alle predisposizioni archetipiche primordiali teorizzate da Jung. In questo senso, la sabbiera rappresenta uno spazio libero e protetto all’interno del quale, dal confronto con gli elementi inconsci personali e transpersonali che possono trovarvi rappresentazione, scaturisce un processo di trasformazione psichica e  uno sviluppo più armonico della personalità, in linea con le potenzialità dell’individuo.

La Sabbia. La Kalff considerava la sabbia un materiale curativo, dotata di plasticità e morbidezza, che può provocare sensazioni diversissime a seconda di come viene utilizzata, se bagnata o asciutta, se più o meno bagnata. L’aspetto più importante di questo materiale è che può rappresentare un elemento di “origine”, la madre terra; in questo senso può ricordare l’esperienza fatta del corpo materno e delle cure materne. Essendo concreta può essere vissuta come “corpo” e attraverso la manipolazione parlare del rapporto con la propria fisicità e con le proprie emozioni profonde.

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Gli Oggetti. Oltre alla sabbiera e la sabbia, il paziente ha a disposizione numerosi oggetti disposti su alcuni scaffali e divisi per tipologia: animali, elementi paesaggistici, esseri umani, edifici, mezzi di trasporto etc.

La Sabbiera come spazio protetto. La sabbiera presenta dimensioni precise (ad esempio nel caso di un bambino, la dimensione della sabbiera corrisponde al campo visivo di un bambino posto a 50 cm da essa)  e fornisce quindi dei “limiti” i quali agiscono come fattori di coordinazione e contenimento, all’interno dei quali è comunque possibile muoversi con la massima libertà. Tale limitazione è fondamentale affinchè si verifichi  un processo di trasformazione psichica che  può avvenire solo in spazi contenuti.

La Sandplay Therapy con il bambino

Fin dal primo giorno in cui il bambino entra nella stanza della terapia, è necessario fornire istruzioni sulla Sandplay Therapy, la terapia del gioco della sabbia, ossia mettere il bambino nelle condizioni di familiarizzare con l’ambiente nel suo insieme, nonché con le regole generali. A questo punto, vengono definite tutta una serie di elementi che sono alla base di una terapia efficace: frequenza e durata delle sedute, gli viene spiegato che è libero di usare tutto ciò che c’è nella stanza ma all’interno della sabbiera, e viene stimolato a creare, durante la seduta, una scena. Durante una seduta, il terapista può decidere se registrare ciò che accade oppure vivere la situazione a pieno e registrando l’accaduto al termine dell’incontro.

Per quanto riguarda l’aspetto formale, è possibile raccogliere informazioni preziose circa le caratteristiche psicopatologiche del bambino già dall’aspetto costruttivo esteriore tanto che tale tecnica può essere utilizzata non solo per fini terapeutici ma anche per scopi diagnostici: ad esempio è possibile osservare bambini che di fronte allo scaffale pieno di oggetti rimangono immobili, bloccati, e tendono a osservarli a distanza manifestando una sorta di timore; al contrario, ci sono bambini che prendono un numero di oggetti superiore rispetto a quanti ne utilizzeranno per costruire la scena, anzi, si può dire che la scena viene costruita sulla base degli oggetti presi e non viceversa. Le stesse modalità si possono osservare rispetto all’uso della sabbia: alcuni bambini mostrano paura nel toccare la sabbia, altri invece affondano le mani nella sabbia e la impastano. Analogamente, ci sono bambini che utilizzano un piccolo spazio all’interno della sabbiera (mostrando così una tendenza inibitoria, depressione), mentre altri tendono a superare i limiti(tendenze oppositive o disturbi dell’organizzazione spaziale).

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Un caso particolare è rappresentato da alcune forme di autismo infantile dove la difficoltà nella relazione comporta l’impossibilità di rispettare le regole generali: in una prima fase si osserva una negazione del materiale e il gioco si verifica dovunque: si superano i limiti della sabbiera e il materiale non viene visto come rappresentazione di sé; tutta la stanza quindi viene percepita come contenitore. Solo in un secondo momento, il bambino riuscira a concentrare la sua rappresentazione sulla sabbiera.

BIBLIOGRAFIA

  • “Giocando con la sabbia”. F. Montecchi. Editore FrancoAngeli

SITOGRAFIA

  • www.aispt.it
  • http://www.fabriziomancinelli.it
Sandplay Therapy, la terapia del gioco della sabbia
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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach presso Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach
Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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