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La collusione nella coppia: ovvero l’altra metà della mela

collusione
Tempo di lettura: 2 minuti

collusioneLa collusione, ovvero l’altra metà della mela

Già nel IV secolo a.C., Platone, nel suo Simposio e in particolare nel discorso di Aristofane ci racconta il mito per cui gli uomini in origine erano costituiti da due persone unite, andavano in giro con quattro gambe, quattro braccia, due teste e cosi via; tronfi della loro condizione privilegiata, irritarono non poco gli dei dell’Olimpo che li minacciarono di sterminio, ma Zeus, compassionevole, preferì renderli più deboli e per questo innocui.
Per fare ciò, decise di dividerli, rendendoli incompleti per l’eternità. È questa la ragione, secondo Platone,  per cui l’uomo da sempre cerca l’altra metà perduta cercando di  soddisfare il suo bisogno di completezza e in qualche modo, sopperire alle sue mancanze.

La collusione tra i partner

In tempi più recenti, vari autori hanno chiarito il significato del concetto di collusione e sopratutto come questo caratteristica si articola all’interno della coppia.

Il termine collusione deriva dal latino cum ludere che significa giocare insieme e all’interno della coppia si identifica con un’intesa inconfessata e inconscia fra i due partner, come un patto che si regge sull’incontro di antichi bisogni insoddisfatti e che i partner cercano di colmare l’uno attraverso l’altro. Solo attraverso quel partner che svolge nei nostri confronti quel tale ruolo, noi ci sentiamo finalmente completi, siamo veramente. Anche l’altro partner completandoci, si completa: il ruolo che svolge per completare l’altro, è il ruolo che vuole svolgere, per essere completo a sua volta.

L’incontro di due bisogni fortemente compatibili genera l’innamoramento, ciascuno aveva pensato che l’altro l’avrebbe liberato dal proprio conflitto di fondo ed è questo il motivo dell’innamoramento: pensare che l’altro ci risolverà il problema. In uno stato cosi fusionale, una storia può andare avanti per molto tempo, a volte per sempre. Ma, per sfortuna o per fortuna, come scriveva Ovidio nelle Metamorfosi, niente al mondo è stabile, al flusso segue sempre il riflusso: niente quindi è immutabile. 
Non appena uno dei due partner cambia e smette di rivestire quel ruolo chiave, inevitabilmente le dinamiche collusive messe in atto fino a quel momento, saltano, esplodendo nel conflitto. Il motivo di fondo delle crisi di coppia sta nel fatto che non ci si vuol confrontare, né con i propri bisogni insoddisfatti né con quelli dell’altro.

Lettura di approfondimento:  Rapporto di coppia: la comunicazione efficace per una sana relazione (Parte I)

La mia metà è una pera

Due sono i modi di organizzazione emozionale della relazione sociale, uno, quello appena visto fondato sul possesso dell’altro, che non viene riconosciuto come estraneo, ma come qualcosa che ci appartiene, l’altra metà della mela, appunto e un altro, fondato sulla solitudine e sul rapporto con l’estraneità, condizioni necessarie per uno scambio produttivo.
La solitudine rappresenta la condizione per l’interazione produttiva e per lo scambio; la solitudine è data dal superamento della confusione emozionale che deriva dal mettere negli altri le proprie fantasie di completezza; confusione che non si supera mai del tutto, ma che può essere limitata, man mano che si organizza il riconoscimento dell’estraneo. La solitudine ha a che fare quindi, con un riappropriarsi delle proprie emozioni, anche di quelle che più teniamo nascoste e ciò può essere angosciante ma con la solitudine, si può riorganizzare il proprio sistema emozionale, costruendo nuove dinamiche collusive, capaci però di accrescere l’una e l’altra persona attraverso uno scambio produttivo.

Approfondimenti

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