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(S)cavalcando la disabilità

Tempo di lettura: 3 minuti

ippoterapia-e-disabilitaLa Riabilitazione Equestre è una metodologia terapeutica che si avvale dell’uso del cavallo.

Attualmente, la RE è utilizzata nella riabilitazione di molte patologie infantili, sia di carattere organico, sia di carattere psichico. In Italia, gli enti a cui far riferimento sono L’A.N.I.R.E, con sede a Milano, la F.I.S.E e la L.A.P.O, che hanno le loro sedi centrali a Firenze, oltre alle loro varie succursali dislocate su tutto il territorio nazionale.

A chi serve l’ippoterapia?

In generale, ai bambini/ragazzi con diversa abilità, che si trovano, forse per la prima volta, in un contesto completamente de-medicalizzato, e sono coinvolti in prima persona nella partecipazione del lavoro di riabilitazione.

Nel particolare, le patologie che possono particolarmente trarre giovamento dalla RE sono:

  • Esiti di paralisi cerebrale infantile
  • Sindrome di Down
  • Paraparesi spastica in esiti di traumi cronici e/o midollari
  • Ritardo nello sviluppo psicomotorio
  • Disturbi relazionali
  • Disturbo generalizzato dello sviluppo
  • Disturbi comportamentali (Ipercinesia, iperattività)
  • Deficit visuo-spaziale

METODOLOGIA DELLA RE: 4 momenti di lavoro

La metodologia, chiamata HorseMan Program, si basa su 4 momenti di lavoro, non necessariamente compresenti in ogni seduta. Ciascun momento ha i suoi obiettivi riabilitativi cognitivi, motori, relazionali:

  1. Avvicinamento: è una fase il cui obiettivo è quello di creare una relazione e un linguaggio tra cavallo e bambino
  2. Lavoro a terra: è tutto il lavoro di cura e pulizia dell’animale, nonchè, nelle fasi più avanzate, di piccole mansioni di stalla.
  3. Lavoro sul cavallo: è specifico in base alla tipologia e al grado di patologia dell’utente
  4. Lavoro a tavolino: è la continuazione della fase 3. Dopo la stimolazione percettiva, al bambino/ragazzo viene chiesto di riprodurre figurativamente il lavoro fatto sull’animale.
Lettura di approfondimento:  Cose serie: il gioco!

FASI DELLA RE: dall’ippoterapia all’equitazione

L’IPPOTERAPIA, prima fase riabilitativa della RE, si riferisce ad una terapia vera e propria, e non ad una forma di equitazione. Nella prima fase, il ragazzo  sul cavallo viene condotto da un operatore, il quale controlla i movimenti dell’animale e gli dà i comandi. Il ragazzo, steso sul dorso dell’animale, o seduto a pelo, esegue esercizi e assume posture in conformità del passo assunto dall’animale.

La seconda fase, è quella della RIEDUCAZIONE EQUESTRE. Questa fase è particolarmente indicata per i ragazzi che mostrano disturbi comportamentali e/o psichiatrici. Gli esercizi mirano allo sviluppo del sè corporeo, all’orientamento visuo-spaziale, alla stimolazione di facoltà cognitive come attenzione, memoria, linguaggio, e alla stabilizzazione dell’umore. Il terapista, in questa fase, ha la funzione di guida e di mediatore tra cavallo e cavaliere.

La terza fase, è detta PRE/SPORTIVA: è una fase di passaggio verso la quarta e ultima fase,  detta, appunto SPORTIVA. Adesso, il ragazzo ha un buon grado di autonomia nella guida del cavallo, e il terapista si trasforma lentamente in allenatore. Lo scopo di questa fase è quello di far uscire il ragazzo dall’idea di riabilitazione, e farlo entrare in una dinamica di pensiero che considera l’equitazione come uno sport vero e proprio. Il lavoro iniziale, svolto individualmente, in queste fasi si trasforma in lavoro prima di gruppo, poi di squadra, stimolando ciascun ragazzo alla socializzazione e al confronto sportivo con i compagni.

FAQ: In che modo il cavallo e le attività compiute permettono l’emergere della “nozione d’essere”?

La coscienza di sè, nei soggetti con disturbo cognitivo, sembra evolvere in una specie di “nebbia”, da cui la routine nella vita giornaliera non permette di uscire, e questo proprio a causa della mancata acquisizione di una percezione di presenza corporea da parte di questi soggetti. Senza l’acquisizione di un’immagine corporea, manca la possibilità di proporsi in un rapporto di relazione temporale, di stabilire un prima e un dopo nell’esistenza e nelle relazioni interpersonali. Inoltre, a parte  le implicazioni associate al simbolo “cavallo”, che si fondano sul substrato sociale collettivo-culturale, il fatto di essere alla presenza di un essere così grande, potente, insolito nella vita quotidiana, costituisce di per sè uno SHOCK SENSORIALE, in grado di provocare un risveglio di sensazioni primitive.

Lettura di approfondimento:  Tolleranza all’ambiguità e creatività

Bibliografia

  • Massimo Frascarelli e Daniele Nicolas Citterio, Trattato di Riabilitazione Equestre, PHOENIX EDITRICE, 2001

Link utili

  • Sito  A.N.I.R.E.  www.cnranire.com
  • Sito F.I.S.E. www.fise.it
  • Sito L.A.P.O. www.associazione-lapo.it
  • Per la regione Abruzzo,  www.nuovapegaso.it  (associata A.N.I.R.E.)
(S)cavalcando la disabilità
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