La disprassia verbale evolutiva - Psicologo Milano - Davide Algeri
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La disprassia verbale evolutiva

disprassia verbale evolutivaCosa è la disprassia?

La Disprassia Verbale Evolutiva (DVE) è un disturbo centrale caratterizzato da difficoltà significative nella capacità di programmare i movimenti necessari per la produzione di singoli suoni e sillabe, e della loro produzione e organizzazione in sequenza.

La parola prassia riconduce infatti al concetto di azione, movimento, e in generale a quelle sequenze motorie volontarie che in bambini/e con questa condizione appaiono gravemente compromessi e di difficile esecuzione (dis-prassia).

La parola verbale rimanda invece al fatto che questo disturbo non compromette in assoluto tutti i tipi di movimento volontario, caso nel quale si parlerebbe di Disprassia generalizzata, ma solo quei movimenti a carico della bocca, della lingua e della faccia che sono alla base della produzione linguistica.

Come riconoscere la disprassia?

La Disprassia Evolutiva Verbale è una condizione molto sottovalutata e ancora poco studiata, tanto che fino al 2007 sono state proposte nella letteratura scientifica circa 50 diverse definizioni. Questa difficoltà dal punto di vista della ricerca si è ampiamente riversata nella pratica clinica, rendendo molto difficile il riconoscimento, l’inquadramento diagnostico e soprattutto la distinzione fra questa e altre condizioni o disturbi del linguaggio.

Questa condizione, inoltre, può presentarsi in associazione ad altre condizioni (Autismo) o disordini neuroevolutivi (epilessia, sindromi cromosomiche) che ne rendono il riconoscimento tardivo.

Attualmente gli esperti sono concordi nel considerare però almeno 3 sintomi principali che caratterizzano la Disprassia Verbale Evolutiva, e che ne permettono il riconoscimento a prescindere dall’intensità e da altre manifestazioni associate:

  1. Incoerenza fonologica: ovvero la produzione di movimenti e suoni diversi per uno stesso fonema, senza però che ci sia una consapevolezza o volontà; dunque il/la bambino/a ha difficoltà a produrre un suono e ne realizza uno diverso, ma non perché è più semplice produrlo o perché somiglia al suono target, bensì perché c’è una più o meno profonda difficoltà nel controllare e nell’automatizzare i movimenti necessari;
  2. Difficoltà nella produzione in sequenza e nel passaggio fra diversi segmenti o sillabe: nel momento in cui certi movimenti vengono appresi e automatizzati, risulta per questi bambini spesso difficile inserirli all’interno di sequenze di suoni più lunghe, così come inibirli correttamente; in questo caso è possibile che il/la bambino/a tenda a riprodurre uno stesso gesto articolatorio in modo preferenziale;
  3. Alterazione nell’eloquio: la difficoltà marcata nel controllo dei gesti articolatori compromette ovviamente anche l’eloquio e provoca: alterazioni del ritmo, rapporto anomalo fra sillabe forti e deboli, riduzione della velocità e della fluenza dell’enunciato.

Cosa osservare nelle prime fasi di sviluppo?

E’ evidente che a seconda della gravità della condizone è possibile assistere ad una maggiore o minore compromissione della produzione verbale, tuttavia diversi indicatori precoci possono indirizzare gli educatori ad un’attivazione precoce:

  • Lallazione anomala
  • Bagaglio di vocali e consonanti scarso e atipico
  • Sviluppo lessicale eccessivamente lento e/o povero
  • Grande differenza fra la capacità di comprendere (molto maggiore) e quella di esprimersi (molto più scarsa)
  • Capacità intatta di attuare alcuni movimenti involontariamente, ma difficoltà o impossibilità di controllare volontariamente gli stessi movimenti
  • Produzione di alcuni movimenti oro-articolatori a vuoto, come se il/la bambino/a fosse alla ricerca del movimento giusto (groping)

Come affrontare la disprassia?

Come in tutti i casi in cui si sospetta la presenza di difficoltà più o meno intense è opportuno rivolgersi a specialisti specificamente formati allo scopo di effettuare una valutazione completa del profilo di funzionamento del/la bambino/a; questo ha lo scopo di conoscere le caratteristiche del/la bambino/a e di indirizzare un eventuale intervento di potenziamento proprio nelle aree di maggiore fragilità, soprattutto attraverso:

  • Stimolazioni generali (conoscenza e riconoscimento delle varie parti del viso e della bocca)
  • Stimolazioni di distretti specifici (lingua, labbra, guance)
  • Stimolazioni di movimenti specifici (soffio, ecc)
  • Potenziamento di gesti articolatori specifici (piani articolatori verticali, orizzontali, ecc)

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Dr.ssa Sara Ruggeri
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Dr.ssa Sara Ruggeri
Dr.ssa Sara Ruggeri
Psicologa Specialista in Disturbi Specifici di Apprendimento Si occupa di bambini e ragazzi con DSA, difficoltà scolastiche, Disturbi dello Spettro Autistico, Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività e difficoltà emotive e relazionali.