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Saranno poi gli psicologi sistemico-relazionali, che attraverso il genogramma, decidono di usare l’albero genealogico non solo come traccia delle generazioni precedenti abbellito da nomi e vecchie fotografie, ma come strumento terapeutico di conoscenza e analisi.
Ogni persona dell’albero genealogico è collegata all’altra da una relazione e questa relazione contiene una storia, più o meno facile da decifrare e comprendere, che racconta delle generazioni precedenti, di chi siamo e in qualche modo influenza in nostro presente e futuro.
Caratteristiche e funzioni delle storie
Attraverso le storie narrate la famiglia condivide memorie, trasmette valori e riorganizza la propria identità in continuità con il passato.
Le storie possono essere racconti individuali o corali. L’importanza delle storie famigliari è che esse diventano catalizzatori di significati attorno ai quali connettere le persone. Permettono alla famiglia di differenziarsi da ciò che famiglia non è, rafforzandone l’identità e regolandone l’interazione con il mondo.
Attraverso le storie raccontate è possibile individuare i valori e i principi secondo cui i singoli si muovono ed è possibile individuare le dinamiche che regolano le relazioni all’interno della famiglia.
Murray Bowen, uno dei pionieri della terapia familiare, afferma come sia proprio grazie a queste storie familiari e alle nuove narrazioni che si generano nel tempo, che è possibile individuare il modo in cui gli individui si differenziano dall’io familiare e creano la propria individualità per differenza. E’ attraverso sistemi di alleanze e rifiuti tra membri della famiglia che tutto questo avviene e viene poi tradotto in nuove storie individualmente definite.
Come diceva Bateson: noi pensiamo per storie perché siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie.
Ogni storia è paradossalmente individuale e collettiva allo stesso tempo. Ognuno racconta la storia che necessariamente è bagaglio collettivo familiare a modo suo, per come l’ha esperita e per il significato attribuito, pertanto non può che essere specificatamente individuale.
Può quindi essere utile per il terapeuta pensare per storie insieme al paziente, e a partire da queste storie co-costruire con il paziente, generare nuove narrazioni.
Bibliografia
- G. Bateson, Dove gli angeli esitano, Adelphi
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