Flaming: commenti offensivi in rete e buone prassi | Psicologo Milano
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commenti offensivi nel flamingVi è mai capitato di osservare e assistere a delle vere e proprie discussioni, anche con toni molto accesi, online?

Probabilmente mentre stavate scorrendo la wall di Facebook, sotto un post o una foto pubblicati da personaggi famosi o di spicco.

Quante volte vi è capitato di vedere qualcuno postare un commento offensivo di un utente? O semplicemente un commento pieno di aggressività a cui segue, inevitabilmente, il commento di un altro e così via, in modo reciproco?

Tutto ciò avviene sempre più spesso sotto ai nostri occhi. Magari qualche volta sarà capitato anche a voi di esserne vittima o di vedere qualcuno insultare su Facebook.

Ecco, questo è il flaming: un fenomeno ampiamente studiato proprio per capire cosa porta gli utenti a litigare così animatamente ma, soprattutto, qual è il processo attraverso il quale si arriva a questo litigio.

Una definizione di Flaming

Il termine flame, di origine inglese, deriva dalla parola “flame”, che significa “fiamma”. Nell’attacco flaming un utente può criticare o attaccare ciò che un altro utente pubblica, o inviare, in maniera intenzionale, un messaggio volutamente provocatorio o un post offensivo e ostile.

L’utente che commenta o invia questo messaggio viene definito “flamer”.

Ciò che spinge il flamer ad attuare questa tecnica è la voglia di “mettere a tacere” l’altro e soprattutto di offenderlo e umiliarlo in modo pubblico. Tutto ciò con lo scopo di predominare o comunque manifestare la propria presenza.

Molte volte questo attacco può essere messo in atto con l’intenzione di irritare chi legge o di far ridere altri utenti: infatti, spesso, al flamer possono seguire anche altri utenti, facendo diventare il tutto un vero e proprio attacco di massa.

Spesso chi pratica il flaming è anche un utente definito troll, ovvero un utente virtuale inventato che nasconde la vera identità.

Come avviene il flaming?

Un attacco flaming può avvenire nei seguenti modi:

  • tramite messaggi privati istantanei o email;
  • sui Social Network;
  • sui forum di discussione;
  • mediante il flame trolling;
  • in modo non intenzionale.

Flaming tramite messaggi privati istantanei o email

In questo caso specifico, il messaggio offensivo o provocatorio viene inviato privatamente all’altro utente, con grande insistenza e frequenza.

Seppur questo sia un tipo di attacco che, rispetto ad altri, avviene in modo privato, ha comunque degli effetti sul soggetto che lo riceve. Infatti, nonostante manchi un vero e proprio attacco o un’umiliazione pubblica, resta comunque un attacco personale ed offensivo che può toccare la propria persona anche per via della persistenza con cui si verifica.

Essere offesi di continuo nei propri “ambienti personali”, anche se virtuali, può generare un effetto deleterio sulla persona.

Flaming sui Social Network

Ad oggi sembra essere quello più diffuso. Questo perché i social network oggi godono di una grandissima rilevanza e popolarità. Oltre al fatto che ci permettono di esprimerci e di dire ciò che pensiamo. Proprio per queste caratteristiche, i flamer sono alquanto attratti dall’idea di attaccare qualcuno su queste piattaforme: commentare ciò che qualcuno pubblica, soprattutto se in modo negativo, riesce ad irritare davvero l’altro o comunque ad umiliarlo.

Anche perché, spesso, ciò che viene commentato negativamente tocca e interessa in modo personale il soggetto.

Questo attacco sembra essere davvero dannoso, poiché lede l’autostima della persona, attraverso l’umiliazione pubblica per ciò che esprime e condivide.

Flaming sui forum di discussione

messaggi offensivi in reteQuante volte vi è capitato di finire su un forum, perché avevate bisogno di un’informazione rispetto un prodotto da acquistare?

Da questo punto di vista, internet e i forum sembrano offrire davvero una grande opportunità: ci consentono di scambiare idee e opinioni e di poter avere consigli utili da “gente comune” che semplicemente dice la propria.

Ma in questi forum, quante volte vi è capitato di vedere degenerare una discussione, poiché invasa da messaggi poco carini e davvero provocatori verso un altro utente?

Tutto ciò sembra quasi essere all’ordine del giorno, poiché sembra capitare spesso. n questo caso il flamer utilizza il forum come strumento per esprimere la propria invettiva e aggressività verso un altro utente.

Flame trolling

Come accennato precedentemente, con il termine “flame trolling” si fa riferimento ad un troll che inizia a postare un messaggio provocatorio, spesso senza un senso logico, in un forum e in gruppi online, con l’unico scopo di avviare una discussione e irritare altri utenti.

Il messaggio postato viene chiamato, comunemente, “bait” che in italiano significa esca e ha la finalità di far abboccare altri utenti con una frase offensiva o volgare.

Questi messaggi specifici risultano alquanto chiari ed evidenti sin da subito, poiché la maggior parte dei messaggi bait vengono scritti in lettere maiuscole, ma soprattutto, sono completamente in disaccordo con l’opinione di tutti gli iscritti ad un gruppo. Inoltre il troll che scrive questi messaggi tende a non rispondere ai vari commenti e alle varie risposte.

Flaming non intenzionale

Come già affermato, il flaming è quasi sempre intenzionale e voluto da parte del flamer. Ma tale attacco può avvenire anche in modo non intenzionale.

Seppur la comunicazione mediata dal computer sia vantaggiosa, poiché alquanto immediata, allo stesso tempo, può rivelarsi davvero dannosa per le comunicazioni interpersonali.

Questo perché nella comunicazione online mancano tutti gli aspetti tipici della comunicazione non verbale, tra cui il tono della voce, i gesti, la postura, l’espressione del viso ecc. Tutti elementi essenziali per un’interpretazione corretta del messaggio.

Proprio poiché mancano tutti questi aspetti, le ambiguità risultano all’ordine del giorno: spesse volte può infatti capitare che si fraintenda l’intento del messaggio di un altro utente e di conseguenza, possano offendersi, dando inizio ad una vera e propria “guerra di commenti”.

Ad esempio, capita spesso che il commento sarcastico non venga interpretato come tale e che, quindi, offenda l’altro.

Un buon modo per rimediare consiste nell’utilizzare le emoticon affinché siano più chiare le proprie intenzioni.

Come reagisce chi viene attaccato

Interessante nel flaming è la dinamica che si viene ad instaurare tra flamer e utente attaccato. Poiché questo attacco rientra nel cyberbullismo, potremmo pensare che chi lo riceve semplicemente lo subisce, probabilmente perché abbiamo un’idea del bullo che lo vede come il più forte e della vittima come, appunto, passiva e senza potere.

Quello che solitamente avviene nel flaming è però abbastanza differente dallo scenario appena presentato.

Ciò che caratterizza il flaming è proprio ciò che avviene dopo che un soggetto ha attaccato l’altro, ovvero la discussione che segue.

Molte volte chi viene attaccato non sta lì fermo a subire gli attacchi, ma tende a reagire e, spesso, con la stessa modalità.

In questo modo, si tendono ad avere delle vere e proprie discussioni (flame war, ovvero “guerra di fiamme”) tra i vari utenti, spesso caratterizzate da messaggi molto offensivi e volgari.

Questi litigi possono riguardare qualsiasi questione, dalla religione ai diversi gusti musicali.

Ma cosa cambia rispetto ai dibattiti reali?

Mancano tutti gli aspetti della comunicazione non verbale e, soprattutto, non vi è un’interazione fisica.

A tal proposito è stato dimostrato come sia proprio questo aspetto ad animare queste flame war: la mancanza di un’interazione fisica, crea una disinibizione che porta un utente ad esagerare con commenti offensivi e reazioni spropositate.

Aspetti psicologici del flaming

Il flaming e le sue varie caratteristiche sono stati ampiamente studiati, per cercare di capire quali processi portano il flamer ad agire nel suo attacco aggressivo.

Nello specifico è stato ampiamente osservato che il flaming ha alla base un meccanismo noto come “disinibizione online” (disinhibition effect), che genera una mancanza di moderazione che si prova e che viene a verificarsi in misura maggiore quando si comunica online rispetto alla comunicazione di persona.

Lo psicologo John Suler ha cercato di capire quali fattori aumentano la disinibizione sociale e, quindi, gli attacchi flaming, individuandone due in particolare: l’anonimato e la mancanza di un confronto immediato.

L’anonimato che molti forum e gruppi online garantiscono alla persona è sicuramente un fattore che influisce sulla disinibizione online. Questo perché, sapendo di essere anonimo e quindi non rintracciabile, la persona si sente più sicura e protetta e questa consapevolezza la porta con più facilità ad insultare pesantemente altre persone online.

La mancanza di un confronto immediato, invece, amplifica i comportamenti aggressivi e offensivi del flamer. Dal momento che, spesso, lo scambio di risposta avviene in modo lento, il soggetto si sente maggiormente “autorizzato” ad essere aggressivo e offensivo.

Inoltre, quando si risponde e si attacca l’altro, si è completamente da soli e, quindi, non c’è un confronto diretto. Tutto ciò non fa altro che alimentare la disinibizione.

Un caso concreto di Flaming

odio onlineLuca è un ragazzo di 16 anni che utilizza molto i social, in particolare Facebook, poiché lo ritiene uno dei mezzi migliori per esprimere le proprie idee.

Questo, infatti, è ampiamente dimostrato dalle sue attività su questo social: pubblica spesso notizie, articoli, pensieri personali e su svariate tematiche, anche perché ritiene possa essere un buon modo per informarsi e informare gli altri.

Da qualche tempo, sotto ogni suo post, sembrano apparire diversi commenti offensivi di un utente che non conosce. Questi commenti offensivi e non destinati ad un confronto: contengono, perlopiù, offese, minacce, pensieri insensati rispetto al post.

Dopo l’ennesimo commento inappropriato, Luca decide di commentare e rispondere: da lì vediamo come inizia una vera e propria discussione, molto accesa nei toni e nei termini.

Tutto ciò continua fino a che Luca non decide di bloccarlo.

Quello descritto è un chiaro esempio di flaming: il flamer qui ha preso di mira Luca, commenta spesso, l’offende o lo attacca. Luca risponde e si avvia così una flame war, che però si risolve nel momento in cui Luca prende una posizione: quella di bloccare questo utente dagli amici di Facebook.

Buone pratiche contro il flaming

In questo articolo abbiamo ampiamente parlato dell’attacco flaming, di come si struttura, di quali siano le sue diverse forme e soprattutto di cosa può nascondersi dietro questo tipo di attacco.

Ma come si può evitare tutto ciò o cosa si può fare quando ci si trova sotto l’attacco di un flamer?

Ecco qualche consiglio a tal proposito.

Evita di inviare messaggi/commenti ambigui

Come abbiamo precedentemente affermato, spesso il flaming avviene in modo inconsapevole. Anche a noi capita spesso di inviare un messaggio e ritrovarci delle risposte che non avevamo preventivato. Questo perché come abbiamo visto il livello di ambiguità dei messaggi scambiati online è davvero elevato.

Quindi, se vogliamo evitare di ritrovarci in una flame war, senza neppure sapere come ci siamo finiti, evitiamo di fare del sarcasmo o di inviare messaggi ambigui.

Le emoticon possono essere un buon modo per evitare malintesi o ancora un’utile strategia è mostrarsi gentili con gli altri utenti online.

Evita di dar adito ai flamers

Sicuramente il flaming ha un unico obiettivo: farci irritare o comunque avviare una vera e propria discussione che, perlopiù, non porterà a dei veri risultati.

Perché impelagarsi in tutto ciò?

Se avete di fronte un commento offensivo o volgare, cercate prima di tutto di avviare una conversazione civile con l’altro: se non riuscite a farlo, meglio lasciar perdere.

Non vi porterebbe assolutamente a nulla discutere del nulla.

Ulteriore consiglio: segnalate

Cos’altro fare se ci troviamo di fronte ad un messaggio ampiamente volgare e offensivo che ne presuppone un altro? Segnaliamolo.

Nella maggior parte delle piattaforme digitali è infatti possibile segnalare i commenti offensivi che violano le linee guida del social stesso e che contengono insulti, bestemmie e/o materiale grafico. Infine, si può sempre bloccare l’utente.

Fonti

  • Kowalski RM, Limber S, Agatston P. Cyber Bullying: Bullying in the Digital Age. Malden, Massachusetts: Blackwell, 2007.
  • psychomedia.it/pm/telecomm/telematic/suler.htm
  • https://it.wikipedia.org/
  • https://techterms.com
Dott. Davide Algeri

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Dott. Davide Algeri
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.