Il dipendente da lavoro
5 agosto 2010
caso clinico
Quando l’aiuto diventa necessario (quinto incontro)
5 agosto 2010
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Quando l’aiuto diventa necessario (sesto incontro)

caso clinico
Tempo di lettura: 4 minuti

caso clinicoSesto incontro con Maria

L’aspetto di Maria appare decisamente migliorato. Nei primi due incontri la ragazza comunicava, attraverso il comportamento non verbale, tutti i disagi emotivi che la tormentavano rispetto all’immagine di se stessa. Il passo era breve, incerto ed accelerato; i capelli perennemente fermati con una molla a coda di cavallo la postura delle spalle inclinata in basso e in avanti; il tono della voce era tipico di chi chiede: posso? Permesso?; una tracollina –vuota- perennemente indossata fungeva da poggia mani nel senso che le teneva aggrappate ad essa a mo’ di presa da campanaro; i colori degli abiti tendenti al grigio/nero.

A questo incontro, ancor più che nel precedente, la giovane appare frizzante e trasmette una certa energia. Il volto è luminoso e lievemente truccato, arricchito da un sorriso furbetto e soddisfatto come chi ha appena beccato il topolino in gabbia; l’abbigliamento estivo sobrio e raffinato; le unghie dei piedi e delle mani ben curate ed arricchite da uno smalto trasparente ; una borsa a maniglie di paglia decorata; i capelli sciolti e luminosi; il passo più lento e più deciso.

P – buonasera dottoressa, nonostante il caldo, la notte a casa mia non si respira e non si dorme, credo di aver fatto un buon lavoro a proposito di quel buco, dico  buono da sola perché secondo me ho degli ottimi risultati pensa che per la maturità i miei mi hanno regalato dei soldi dicendomi che potevo farci quello che mi pareva e so che loro intendevano una settimana di vacanze da qualche parte e invece io ho scelto di spenderli quasi tutti in vestiti e prodotti di bellezza compreso un abbonamento in palestra.

T – bene, molto bene Maria e complimenti per la decisione che mi sembra di percepire da ciò che dici.

P – grazie, ma è proprio questo che mi da una certa carica; ho voglia di fare un sacco di cose e vedo che ne sono capace, poi in questo periodo ho un sacco di amici che mi cercano, resto a Roma volentieri mi voglio divertire e spassarmela anche perché il prossimo anno inizio l’università e mi sento una bella responsabilità sulle spalle…… so che i miei fanno tanti sacrifici.

T – questo ti fa onore Maria! Ora passiamo al compito a casa, vediamo cosa hai fatto.

P – certo, eccolo qui. mi avevi prescritto di rispondere alla domanda: cosa sarebbe opportuno pensare su di me per sentirmi contenta di essere come sono, apprezzarmi ,sentirmi fan di me stessa. Sai, per rispondere a questa domanda mi sono dovuta creare una certa atmosfera nella mente nel senso che ho accatastato  in un angolo lontano tutti quei pensieri negativi che facevo si di me come se la mente non li vedesse più ed ho cercato di immaginarmi convinta di piacermi fino a sentire la contentezza dentro e poi i pensieri come un fiume hanno cominciato a scorrere e pensavo: sono giovane, sono carina, ho un corpo sano non mi manca nulla, ho tutta la vita davanti e un sacco di amici che mi cercano. Ho scritto questi pensieri sotto la colonna –d- e poi ho ripetuto l’esercizio tutti i giorni per tre volte al giorno, ma in realtà dal terzo giorno li avevo imparati a memoria e credo di essermeli ripetuti mentalmente qualche centinaio di volte. Ora ho la sensazione che è l’unico modo in cui mi posso descrivere, perché lo sento vero!

T– ottimo Maria, ottimo lavoro! Che pensi ora di quel sentimento di vergogna dal quale siamo partite?

P – penso che mi ero infilata in un tunnel da sola, come una cretina……!

T – attenzione!!!! rifletti sulle parole che stai pronunciando! È proprio vero quello che hai detto? dov’è quel tunnel ? vorrei vederlo anch’io; e che vuol dire essere cretina? A me risulta l’ essere affetti da insufficienza tiroidea  che comporta l’arresto dello sviluppo psicosomatico! È questo quello che intendevi dire quando hai detto come una cretina?

P – no! no! no! ho capito! sto usando una serie di termini privi di senso! Volevo semplicemente dire che il mio modo presuntuoso e irrazionale di ragionare mi procurava un malessere costante ed io ero convinta che non avevo via d’uscita.

T – pensi di aver ancora bisogno di lavorare sulla vergogna di te stessa?

P – no, non direi mi sento forte e con le idee chiare.

T – bene. nell’incontro precedente mi accennavi ad una iniziativa che avevi preso, ricordi? Se vuoi ne possiamo parlare oggi.

P – si,si…volentieri. Si tratta di un problema cioè di un altro problema….faccio un po’ fatica a parlare di questo, ma….io non sono mai stata fidanzata fino ad oggi si ho avuto delle simpatie, ma ho sempre evitato perché come sai ero convinta di non poter interessare nessuno, però ad essere onesta credo che il motivo principale per cui ho sempre evitato è….che il bacio mi fa schifo. Solo se ci penso sento quasi dei gonati di stomaco, solo l’idea che la saliva di qualcuno si mischia con la mia sto male….infatti l’iniziativa che avevo preso era quella di impostare l’ABC di questo problema, ma poi l’ho accantonato perché mi sono un po’ bloccata ed ho pensato che era meglio vederlo insieme.

T – quando ti sei accorta di questo tuo disagio pensando ad un bacio?

P – praticamente da sempre dalle medie, ma forse anche un po’ prima , ricordo che mia madre diceva: quelle schifose che si baciano davanti a tutti!!

T – ok, facciamo così: in questa settimana tu imposterai il tuo ABC con tanto di evento scatenante-pensieri – ed emozioni. Come al solito non ti preoccupare di sbagliare, perché siamo qui per questo. Contemporaneamente ricorda di ripeterti mentalmente i pensieri riformulati su te stessa tutte le volte che è possibile. Va bene?

P – certo, certo, ma secondo te questa cosa che mi capita è una cosa grave? Quelle della mia età ed anche più giovani lo fanno tutte ,perché io ho questo problema?

T – comprendo il tuo desiderio di capire, ma diamoci il tempo necessario e ti assicuro che avrai tutte le risposte di cui hai bisogno, sta tranquilla e intanto goditi i risultati che stai ottenendo.

Quando l’aiuto diventa necessario (sesto incontro)
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