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Quando l’aiuto diventa necessario (quinto incontro)

caso clinico
Tempo di lettura: 3 minuti

caso clinicoQuinto incontro con Maria

All’odierno appuntamento la paziente appare sorridente e comunica una certa sicurezza in se stessa. Un abito di lino bianco mette in risalto la carnagione abbronzata. Abbigliata con cura di particolari: orecchini verde smeraldo, braccialino, occhiali da sole, sandali aperti. Ogni particolare estetico indica il piacere della ragazza di prendersi cura di se.

P – dottoressa, credo proprio di fare progressi. Ho fatto tutti i compiti e mi è piaciuto farli, ho anche preso una iniziativa a proposito di un altro problema che poi mi piacerebbe che lo vedessi.

T – molto bene! Ben venga ogni iniziativa, perché è segno di interesse ed impegno, ma la vedremo dopo ora vediamo come è andato il lavoro con gli altri tre pensieri irrazionali ridefiniti che dovevi fare per iscritto: ho la faccia da topo; sono inguardabile; ho gli occhi da morta.

P – si ecco il lavoro, sono 21 stesure per ognuno di essi ti leggo le ultime tre poiché sono tutte uguali: 1) non è assolutamente vero che ho una faccia da topo in quanto non sono un topo, ma una persona e quindi la mia faccia è da persona; 2) è un falso definirmi inguardabile, perché ho prove inconfutabili che gli altri mi guardano da quando sono nata, quindi sono guardabile come ogni persona di questo mondo; 3) non è vero che ho gli occhi da morta, perché se fossi morta non sarei qui a pensare e a scrivere e se fossi morta, in quanto morta non potrei vedere i miei occhi.

Sai dottoressa quando lavoro su questi pensieri da sola a casa ogni tanto mi ritrovo a ridere da sola, perché mi rendo conto di quanto siamo superficiali e presuntuosi  a pensare certe cose prive di senso ed a crederci ciecamente   rovinandoci la vita senza che ce ne accorgiamo; uso il plurale perché sto imparando ad ascoltare anche gli altri quando parlano e mi accorgo che proprio come me hanno in testa delle cose assurde e ci credono!

T – si hai perfettamente ragione a dire che ora cominci a notare le assurdità cognitive che emergono dai discorsi che le persone intorno a te fanno; quando si acquista una nuova abilità mentale o conoscenza questa è come se ponesse la nostra mente ad un piano superiore e da quel momento inizi a notare, nelle persone che di quella abilità sono prive, tutte le loro assurdità cognitive, ma attenta a non diventare superba o a sentirti superiore, a non pensare di te qualcosa di falso e irrazionale, anche perché è del tutto normale ignorare delle cose poichè nessuno è mai nato imparato, ognuno può usare solo le risorse di cui dispone e come ben sai un attimo fa tu funzionavi allo stesso modo.

P – si è vero, grazie per queste indicazioni…..Vado avanti, per quanto riguardava la individuazione dell’-e-, cioè il modo in cui mi piacerebbe sentirmi quando penso a me stessa, ho proceduto in questo modo: 1) ho preso il primo ABC quello della vergogna ed ho aggiunto, a seguire, le due voci –d- ed –e-; sotto la lettera –d- ho scritto vedi discussione dei B sul blocco e sotto la lettera –e- ho scritto : quando penso a me stessa vorrei sentirmi contenta di essere quella che sono, apprezzarmi, piacermi per come sono.  proprio come se fossi una fan di me stessa. Devo dire che mentre scrivevo sentivo di non essere poi così tanto critica verso di me, però non mi sento ancora serena e soddisfatta e non capisco dove devo lavorare.

T – con calma Maria, ogni cosa a suo tempo. Hai imparato a fare una ottima discussione dei pensieri irrazionali e disfunzionali tant’è che il disagio si è allentato, ma non ti sei accorta che è come se fosse rimasto un buco! Voglio dire che avendo discusso e cestinato i B falsi e disfunzionali lo spazio B dei “pensieri” è come se fosse vuoto e questo nella mente non è concepibile non si può eliminare un contenuto falso senza rimpiazzarlo subito con uno sano ed adeguato  sarebbe come togliere un secchio di acqua dal mare e pensare che rimane il vuoto! Allora, fai attenzione al punto –d-, la dove troviamo la spiegazione del perché quei pensieri o convinzioni sono false, lì dobbiamo aggiungere un’altra colonna che elenchi quelli che riteniamo essere i pensieri adeguati alla realizzazione dell’-e- desiderato. In altre parole la domanda da porsi è: cosa sarebbe giusto pensare per realizzare il risultato emotivo che indico in –e-? questo sarà il compito per la prossima seduta. Leggi attentamente quello che hai scritto in –e- domandati cosa sarebbe opportuno pensare per sentirsi in questo modo? Insomma hai cestinato il “faccio schifo”, il “sono inguardabile”, “ho la faccia da topo” e  “ho gli occhi da morta” ora è opportuno descrivere come realmente sei per poterti sentire nel modo in cui hai indicato prima.

P – vero!!!!! Mica mi ero resa conto del buco, ecco perché mi sentivo insoddisfatta! Ho capito devo cercare i  nuovi B sani e positivi rispetto all’A: quando penso a me stessa.

T – buon lavoro e complimenti per i progressi. La tua iniziativa di cui mi parlavi in partenza la guarderemo la prossima volta.

Quando l’aiuto diventa necessario (quinto incontro)
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