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Bilinguismo a scuola: vantaggio o svantaggio?

Tempo di lettura: 3 minuti

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Nelle scuole italiane è sempre maggiore il numero di bambini e ragazzi che imparano l’italiano come seconda lingua (L2). Questo rappresenta una sfida per il sistema formativo italiano, per insegnanti ed educatori che sono quotidianamente a contatto con questo tipo di utenza.

Diversi tipi di bilinguismo

Il fenomeno del bilinguismo rappresenta una realtà complessa, infatti esistono diversi tipi di bilinguismo:

  • simultaneo o consecutivo: a seconda che il bambino sia esposto alla L2 sin dalle prime fasi di vita (indicativamente entro i 3 anni di vita) o che entri in contatto con la L2 dopo aver già avuto un buon apprendimento della lingua di origine (indicativamente dopo i 5 anni);
  • famigliare o scolastico: a seconda che l’esposizione alla L2 avvenga anche in casa o solo in contesto scolastico;
  • additivo o sottrattivo: a seconda che l’apprendimento della L2 si aggiunga all’uso delle lingua madre, o che porti ad una riduzione nell’uso della lingua madre, se non in contesti ristretti.

Fasi di apprendimento di L2

Gli studi e le osservazioni che sono state effetuati sui bambini bilingui negli anni hanno permesso di individuare alcune fasi tipiche attraversate, che è opportuno vengano conosciute dagli insegnanti e dagli educatori, così da non considerarli fattori di rischio o campanelli d’allarme:

  1. tentativo di parlare con la propria lingua d’origine;
  2. consapevolezza della difficoltà di comprendere e di essere compresi usando la lingua madre;
  3. fase non verbale, caratterizzata dalla tendenza a stare in silenzio per ascoltare e cercare di comprendere la nuova lingua; questa manifestazione, che rappresenta spesso per gli insegnanti causa di preoccupazione, è invece normale e può durare da poche settimane ad alcuni mesi;
  4. produzione di prime frasi: solitamente frasi fatte che vengono ascoltate più frequentemente;
  5. fase di acquisizione vera e propria: che può durare molto tempo prima di permettere ai bambini/ragazzi stranieri di avere le stesse prestazioni dei nativi (almeno 2 anni per le competenze fonologiche e almeno 5/7 anni per competenze più complesse come l’espressione scritta o la comprensione del testo). Durante questa fase è tipicamente presente quella che viene definita “interlingua” ovvero una forma linguistica che non corrisponde ancora totalmente alla L2 in quanto presenta molti errori.
Lettura di approfondimento:  I cambiamenti in preadolescenza e la scuola: una sfida educativa

Bilinguismo: vantaggio o svantaggio

Molti genitori, insegnanti ed educatori si chiedono se apprendere una nuova lingua rappresenti un carico cognitivo eccessivo o se possa rallentare l’apprendimento.

In effetti i dati forniti dal MIUR riportano la presenza di una percentuale elevata di bambini e ragazzi stranieri ripetenti, e anche nei servizi di neuropsichiatria infantile il numero di bambini stranieri con sospetti disturbi o ritardi nel linguaggio e nell’apprendimento è significativo.

In realtà maggior parte delle ricerche sembra non confermare questo timore: lo sviluppo linguistico dei bambini stranieri seguirebbe le stesse tappe di sviluppo e gli stessi tempi.

L’unico svantaggio diffusamente condiviso riguarderebbe la presenza, nel bambini bilingui, di un vocabolario meno ampio, soprattutto nei primi anni di apprendimento della L2. Questo aspetto tuttavia non deve essere confuso con la non conoscenza di concetti: i bambini bilingui infatti conoscono lo stesso numero di concetti dei coetanei, tuttavia non conoscono “l’equivalente linguistico” di ognuno di essi, visto che non tutte le parole del nostro bagaglio lessicale vengono pronunciate in tutti i nostri contesti di vita. Ad esempio molte parole di uso domestico (nomi di ricette, ingredienti, ecc) saranno conosciuti nella lingua madre ma non si conoscerà il corrispettivo nella L2.

Da diversi anni sembrerebbero invece maggiori i vantaggi dovuti all’apprendimento di una secodna lingua, soprattutto in termini di fattore protettivo rispetto all’invecchiamento cerebrale e all’insorgere di varie forme di demenza senile. Apprendere la L2 rappresenterebbe dunque un’utile palestra per il cervello. Inoltre i bambini bilingui mostrerebbero prestazioni migliori in diversi compiti attentivi (in particolar modo inibizione e switching).

Come migliorare l’apprendimento della L2?

In base ai dati forniti dalle ricerche migliorare l’apprendimento e la conoscenza della L2 passa necessariamente per una maggior frequenza di utilizzo in diversi contesti.

Lettura di approfondimento:  La disprassia verbale evolutiva

Questo vuol dire che anche a casa i genitori stranieri dovrebbero parlare L2?

In realtà dipende.

E’ importante che nel contesto domestico si parli la lingua nella quale ci si sente più competenti: sarebbe infatti poco opportuno che il bambino o ragazzo entrasse in contatto con una L2 parlata non correttamente, perché questo alimenterebbe confusione e potrebbe rappresentare un maggiore rischio di permanenza del fenomeno di interlingua.

Sarebbe opportuno quindi aumentare le occasioni extra-familiari in cui praticare la L2.

Approfondimenti

  • Bonifacci, P:, & Bellocchi, S. Bambini bilingui a scuola. Psicologia e scuola n° 31, 2014
Bilinguismo a scuola: vantaggio o svantaggio?
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Dr.ssa Sara Ruggeri

Dr.ssa Sara Ruggeri

Psicologa
Specialista in Disturbi Specifici di Apprendimento
Si occupa di bambini e ragazzi con DSA, difficoltà scolastiche, Disturbi dello Spettro Autistico, Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività e difficoltà emotive e relazionali.
Dr.ssa Sara Ruggeri

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