
Ghostlighting: il fantasma che torna per spegnere la luce
23 Gennaio 2026“Il bambino che deve far felice il genitore impara presto a non sentire ciò che prova.”
Cos’è una relazione oggettuale?
Una relazione oggettuale è una dinamica familiare in cui il figlio viene trattato come estensione emotiva del genitore, anziché come soggetto autonomo con bisogni e identità propri.
È un paradosso crudele: chi nasce per essere amato finisce per diventare un regolatore emotivo.
Le relazioni oggettuali non sono un concetto astratto da manuale. Sono dinamiche vive, quotidiane, spesso silenziose. Sono quelle famiglie in cui il figlio non è visto come soggetto con emozioni proprie, ma come estensione del genitore: un trofeo da esibire, un problema da correggere, un investimento da valorizzare. Il bambino non esiste per ciò che sente, ma per ciò che fa sentire.
In questo articolo analizzo come le relazioni oggettuali si strutturano nel rapporto genitori–figli e come, senza che ce ne accorgiamo, si spostano successivamente nelle relazioni di coppia. Lo farò con una lente breve strategica: osservando le tentate soluzioni disfunzionali che mantengono il problema e proponendo strategie concrete per interrompere il copione.
Relazioni oggettuali e controllo genitoriale: quando il contatto emotivo viene sostituito dalla prestazione
Le relazioni oggettuali sono spesso intrecciate con strutture di personalità rigide o patologiche. Non è una diagnosi automatica, ma una correlazione frequente.
Nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, ad esempio, il genitore può amare attraverso il controllo: ordine, performance, dovere. Sono quelle relazioni dove solo il genitore sa come vanno fatte le pulizie, l’ordine, le attività in casa e i figli non hanno speranze di risultare adeguati. Il figlio viene modellato come progetto di perfezione.
Ancora, nel narcisismo, il bambino è specchio: deve riflettere grandezza, successo, conferma. Se brilla, il genitore si espande, si sente gonfiato nell’ego, viceversa se il figlio fallisce, il genitore crolla o attacca e svaluta.
In entrambi i casi la dinamica è sempre la stessa: il figlio è oggetto regolatore. Serve a produrre piacere o a evitare dispiacere.
Una frase tipica di chi è cresciuto in relazioni oggettuali è: “Non mi è mancato niente.” Traduzione implicita: ho avuto tutto, tranne la possibilità di sentirmi accolto.
L’amore materiale è misurabile: vestiti, viaggi, scuole, non mancano mai. La protezione emotiva è invisibile: manca uno sguardo che comprende, manca un ascolto non giudicante, vi è impossibilità di parlare senza paura.
Un figlio può avere la stanza perfetta e non avere uno spazio interno sicuro. La stanza personale diventa una casa in una casa.
La sensazione del “non va mai bene niente”
Chi cresce in queste dinamiche interiorizza un giudice critico permanente. Ogni traguardo è insufficiente, ogni azione “non è mai abbastanza”, ogni errore è una conferma di inadeguatezza. Si sviluppa una fame affettiva che tenta di colmarsi attraverso risultati o attraverso relazioni fusionali.
Il paradosso è che l’adulto continua a cercare approvazione proprio dove non la troverà mai pienamente: in partner critici, distaccati, emotivamente indisponibili.
Relazioni oggettuali e disturbi di personalità
Come i figli reagiscono alle relazioni oggettuali
Il bambino sviluppa così strategie per sopravvivere e per “farsi vedere”:
- Diventa compiacente, ovvero, anticipa bisogni, spegne conflitti.
- Diventa oppositivo, ovvero, provoca per esistere.
- Diventa invisibile, ovvero, si ritira e si chiude per non disturbare.
Qualunque strada scelga, il messaggio implicito resta sempre lo stesso: “Valgo se ti faccio stare bene.”
Come uscire dalle relazioni oggettuali: tre strategie terapeutiche efficaci
Per cominciare a rompere il copione disfunzionale è importante differenziarci da ciò che ci hanno insegnato. Essere genitori, non significa sempre avere ragione!
- Impara a distinguere il valore dall’approvazione. Il valore è una qualità intrinseca che non dipende dal giudizio degli altri. Scrivi quotidianamente tre comportamenti che faresti senza ricercare applausi. È un allenamento contro la dipendenza dal giudizio.
- Impara a dire “no”. Non servono grandi ribellioni, ma piccoli confini. Il sistema relazionale cambia quando cambia la micro-struttura del comportamento. Hai tutto il diritto di dire la tua, pur tenendo conto delle esigenze degli altri. Quindi ribellati se non sei d’accordo.
- Esponiti alla delusione altrui senza correre a riparare. Resta nel disagio. Non giustificarti subito. L’ansia cala quando smettiamo di anestetizzarla.
Tre strategie per ricostruire la protezione emotiva interna
Ricorda: dentro di te esiste un bambino o una bambina fragile che desidera essere difeso/a. E indovina un pò, solo tu puoi prendertene cura. Per questo motivo:
- Allena una narrazione alternativa. Ogni sera riscrivi un evento della giornata da una prospettiva benevola. Adotta un punto di vista positivo. Ti aiuterà a vedere le cose in modo diverso.
- Quando senti quel bambino o bambina interiore in difficoltà, ripetiti: “ci sono io con te, mi prendo cura io di te.”
- Riduci il fare eccessivo e doveristico, concediti dei “piccoli piaceri non meritati”. Programma momenti senza produttività. L’identità non coincide con la prestazione, ma con il valore che portiamo dentro, a prescindere da quello che facciamo.
Come le relazioni oggettuali influenzano la coppia
Le relazioni oggettuali non restano in famiglia. Si spostano nelle relazioni di coppia.
Chi è stato trattato come oggetto in famiglia tende a:
- Cercare partner che diano validazione continua;
- Scegliere partner freddi da conquistare;
- Diventare a sua volta regolatore emotivo dell’altro.
Il copione è invisibile ma coerente: “Se ti rendo felice, mi amerai.”
In terapia breve strategica si osserva spesso una dinamica: il partner diventa il nuovo genitore. Ogni conflitto attiva paure o ferite antiche. Ogni silenzio viene vissuto come rifiuto.
Relazioni oggettuali e coppia: tre strategie da adottare con il partner
Se hai avuto genitori che non ti hanno ascoltato a dovere, dovrai imparare a farlo tu con il tuo partner, evitando di far ricadere su questo/a la responsabilità delle ferite create da altri. Per questo è importante che ti eserciti a:
- Imparare a stare nel dolore senza risolverlo subito. Non cercare la soluzione immediata quando il partner è in difficoltà. Resta accanto, piuttosto e fai sapere che ci sei sempre e comunque.
- Dichiarare le tue paure senza trasformarle in accuse. Usa l’IO, invece del TU. Prova a dire “Ho paura di non essere abbastanza”, “ho paura di perderti” invece di “Tu non mi fai sentire abbastanza”, “Tu mi accusi sempre”.
- Interrompere la compulsione a compiacere. Se fai qualcosa solo per evitare conflitti, fermati. L’amore adulto regge il dissenso.
Che partner cercare dopo relazioni oggettuali o genitori disfunzionali?
Non chi sa dare di più. Non chi impressiona. Non chi salva. Ma chi sa accogliere le emozioni che proviamo.
Attenzione a chi dà oggetti materiali. Ne abbiamo avuti a bizzeffe e abbiamo capito che non bastano. Il vero amore si dimostra con la presenza, con gli abbracci, con il rimanere in silenzio.
La differenza è sottile ma radicale. Chi ci dà il materiale, spesso ci dà l’illusione di amarci, specialmente se abbiamo avuto un amore che ci è stato dimostrato con oggetti. Dare, in questi casi, può essere una forma di controllo, piuttosto che di vero amore. Il vero amore, al contrario, è accoglienza, è comprensione dell’altro e riconoscimento delle emozioni dolorose o comunque destabilizzanti. Molto spesso, infatti, trovare soluzioni, è un modo per mettere a tacere le emozioni, per non riconoscere, per svalutare.
Un partner adatto a chi proviene da relazioni oggettuali è emotivamente regolato, sa stare come si deve, sa accogliere. Non teme le emozioni intense. Sa restare presente.
Ecco tre criteri pratici da osservare per orientarsi:
- Osserva come reagisce di fronte alla vulnerabilità. Minimizza o ascolta? Se ascolta, è sulla buona strada. Ovviamente questa competenza deve mantenersi nel tempo, altrimenti tutti siamo bravi a dare il meglio nelle prime fasi di un rapporto.
- Valuta come gestisce il conflitto. Spinge verso l’escalation o sta sul confronto rispettoso? Nel primo caso, forse vuole vincere sempre e la competizione probabilmente sarà in molti casi dietro l’angolo.
- Nota la coerenza tra parole e comportamenti/fatti. L’affidabilità è la base della sicurezza emotiva. Se manca la coerenza, il consiglio è di dare ragione ai fatti.
Relazioni oggettuali e genitorialità: come non ripetere il modello disfunzionale
Essere genitori, avendo avuto figure parentali disfunzionali, comporta dei rischi, ovvero replicare il modello o ribellarsi in modo estremo. Io dico sempre: “se non va bene un eccesso, non va bene neanche il suo opposto”. Essere stati esposti ad eccessi, infatti, può comportare il rischio di porsi all’estremo opposto, dal punto di vista genitoriale: alcuni diventano iper-permissivi per non somigliare ai propri genitori. Altri diventano iper-esigenti, identificandosi con i propri genitori, per paura che i propri figli “soffrano”.
Il punto non è evitare l’errore, ma evitare di usare il figlio per regolare le proprie emozioni. In questi casi è utile cercare di trovare una via di mezzo al comportamento eccessivo.
Amore comprato o amore educato? Come evitare relazioni oggettuali con i figli
Nelle relazioni oggettuali l’amore passa spesso attraverso il soddisfacimento dei desideri. Il genitore compra l’affetto del figlio con oggetti materiali per placare il senso di colpa o per evitare conflitti.
Il bambino impara che l’affetto è una transazione, un acquisto, un oggetto che desidera e che viene subito acquistato. L’educazione, invece, implica frustrazione. Implica limiti. Implica la capacità di tollerare il dispiacere del figlio senza crollare.
Un genitore che non regge la delusione del figlio lo trasforma in oggetto calmante.
Ecco tre micro-interventi educativi:
- Impara a dire no con calma, in modo fermo, senza spiegazioni infinite. Se il bambino ti sente titubante farà di te ciò che vuole e sarà lui a decidere, finendo per trasformarsi in un tiranno.
- Nomina le emozioni. Cerca di capire cosa prova: “Capisco che sei arrabbiato.”, “So che questa cosa ti fa soffrire”, invece di “Smettila di piangere” o “Basta arrabbiarsi”. L’emozione accolta si regola.
- Evita regali materiali dopo un conflitto. Il regalo non deve riparare la relazione.
La ferita del “non va mai bene niente”
Chi è cresciuto in relazioni oggettuali porta dentro un eco costante: “Non sono abbastanza”, “Non va mai bene niente”. È stato/a sempre criticato/a, aggiustato/a, riparato/a, contraddetto/a e questo eco è stato interiorizzato e influenza sul lavoro, sulle amicizie, sulla coppia. Spinge alla perfezione o alla rinuncia.
La terapia breve strategica lavora sul paradosso: chiede volontariamente l’imperfezione, propone di fare qualcosa in modo volontariamente imperfetto. Questo aiuta ad esporsi alla critica e scoprire che il mondo non crolla. Quando il sistema smette di reagire come previsto, la dinamica si incrina.
Strategie concrete con i figli
- Modera gli eccessi: se hai avuto genitori troppo severi, evita di essere troppo permissivo, piuttosto dai un limite alla permissività. Se hai avuto al contrario genitori troppo permissivi, sii più rigoroso/a, pur rimanendo flessibile.
- Organizza esperienze condivise. Non concentrarti solo sul fare regali, sull’accontentare ogni desiderio, ma dedica tempo ad esperienze condivise. Organizza eventi semplici ma ricorrenti: cucinate insieme, camminate, fate attività, costruite qualcosa insieme. L’esperienza crea memoria emotiva che crea ricordi, a differenza dei ricordi materiali che lasciano il tempo che trovano.
- Introduci un “tempo di parola libera”. Uno spazio settimanale in cui il figlio può parlare senza essere corretto o educato. Solo ascoltato attivamente.
- Separa il comportamento dall’identità. Correggi l’azione senza etichettare la persona. Meglio dire “Questo gesto non va bene” invece di “Tu sei così”.
Da oggetto a soggetto: il percorso di cambiamento nelle relazioni oggettuali
Le relazioni oggettuali insegnano a esistere per l’altro, a essere trattati come oggetti nelle relazioni, mentre il percorso di cambiamento insegna a esistere con l’altro, a essere se stessi e ad essere apprezzati così come si è.
Non si tratta di colpevolizzare i genitori. Spesso hanno fatto ciò che sapevano fare, ma di interrompere la trasmissione generazionale che avviene in modo automatico.
Diventare soggetti con una propria identità significa:
- Riconoscere le proprie emozioni
- Piacersi per come si è, smettendo di dimostrare
- Accettare di non essere sempre approvati
- Scegliere relazioni basate su accoglienza e reciprocità
Il paradosso finale è questo: quando smettiamo di vivere per far felici gli altri, diventiamo finalmente capaci di amarli davvero.
Domande frequenti sulle relazioni oggettuali
Le relazioni oggettuali sono sempre patologiche?
Non necessariamente. Il termine nasce in ambito psicoanalitico e descrive il modo in cui costruiamo le relazioni interiorizzando le figure di riferimento. Diventano problematiche quando il figlio viene trattato sistematicamente come estensione emotiva del genitore e non come soggetto autonomo, con bisogni e identità propri.
Le relazioni oggettuali sono collegate al narcisismo o al DOC di personalità?
Possono esserlo. In alcune strutture di personalità rigide – come il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità o il narcisismo – il figlio può diventare strumento di conferma, controllo o regolazione emotiva. Tuttavia, non tutte le relazioni oggettuali implicano un disturbo di personalità conclamato.
Si può guarire dagli effetti di una relazione oggettuale?
Sì. Il lavoro terapeutico aiuta a riconoscere il copione interiorizzato, interrompere la dipendenza dall’approvazione e costruire relazioni basate su accoglienza e reciprocità. Il passaggio centrale è diventare soggetti, non più strumenti emotivi dell’altro.
Come capire se sto ripetendo una relazione oggettuale nella coppia?
Alcuni segnali frequenti sono: bisogno costante di approvazione, paura intensa di deludere, scelta di partner critici o emotivamente indisponibili, tendenza a compiacere per evitare conflitti. Se l’amore viene vissuto come prestazione, è probabile che il copione si stia ripetendo.
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