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Musicoterapia (parte II)

Tempo di lettura: 2 minuti

musicoterapia-emozioniLa musica e l’uomo: benefici e terapia

Le capacità musicali sono in ciascuno di noi perché la nostra storia è intessuta di ritmi, suoni, versi, rumori, a partire dal momento del concepimento. Il silenzio è il grande assente nella vita dell’uomo sulla terra. Voci, suoni, rumori, versi del mondo sono il silenzio della natura.
La musica fa bene all’uomo, all’umanità, da sempre, da molto, molto prima che gli stessi uomini incominciassero a parlare di scienza.

Quindi la musica può fare bene?

La musica, come tutta l’arte, affronta, esalta, sublima il dolore, fonte di vita. J. S. Bach, per esempio, crea giochi polifonici che trasformano il dolore in quanto di più elevato si possa pensare!La musica parla nel profondo dell’uomo per dire quello che le parole non possono dire. Ritmi, intrecci polifonici di voci, sono ordine, proporzioni, rispetto di regole che portano verso un unico fine: l’armonia, il senso.

Come sfruttare al meglio gli effetti benefici della musica?

Nella semplice vita quotidiana la musica, essendo strettamente collegata con il corpo, ha grandi effetti benefici che si dispiegano lungo l’asse attivazione fisiologica (arousal) – disattivazione fisiologica; ecco perchè è profondamente collegata all’emotività (l’arousal costituisce la componente più immediata e primordiale dell’emozione). In particolar modo i suoni a frequenza più alta danno una grande carica energetica al cervello, quelli a frequenza più bassa invece non solo inviano energia al cervello in modo insufficiente, ma possono anche affaticare la persona. In linea di massima quindi la musica può avere due principali effetti, che variano a seconda del genere di musica, della tonalità, del modo, della soggettività della persona stessa: un effetto eccitatorio, energetico, di attivazione del corpo o un effetto rilassante, affaticante, di disattivazione. Ovviamente all’interno dello stesso motivo possono essere presenti tutti e due gli effetti.

Lettura di approfondimento:  Depressione e minfulness

Quindi bisogna scoprire quali sono gli effetti di certi tipi di musica su di sè per poi utilizzarla a seconda dei propri scopi, a seconda che ci si voglia rilassare dopo una giornata faticosa e si voglia contrastare la frenesia del metrò, o che ci si voglia dare la carica per andare a correre e tirarsi su da un momento di tristezza. E questo vale ancor di più per il canto e per il suonare uno strumento. A livello più specifico e profondo esiste un ambito di terapia psicologica, la Musicoterapia, in cui sono stati ideati metodi che permettono un lavoro su di sè specifico e profondo al fine di ottenere i migliori benefici dalla musica sull’apparato uditivo-vestibolare, e quindi su tutto il corpo (soprattutto il cervello e le capacità cognitive), l’umore e la comunicazione. Il metodo Tomatis ne è l’esempio per eccellenza, e ne parlerò più approfonditamente insieme al mondo della Musicoterapia nel prossimo articolo.

Musicoterapia (parte II)
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