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L’uso della maschera nella pratica psicoterapeutica

Tempo di lettura: 2 minuti

maschere-in-psicoterapia“Ogni uomo mente ma dategli una maschera e sarà sincero” Oscar Wilde

La maschera è comunemente conosciuta come uno strumento utilizzato prettamente negli ambienti teatrali, a partire dal teatro greco e latino per poi diffondersi con successo nella commedia d’arte italiana del Cinquecento.

Tuttavia, la maschera rappresenta un oggetto molto usato anche in alcuni approcci psicoterapeutici.

In psicologia indossare una maschera è una metafora per distinguere i tipi di atteggiamenti tenuti nelle diverse situazioni della vita: si può indossare la maschera del burlone o del marito e ognuna in realtà non maschera nulla, ma permette di mostrare un lato della propria personalità. Infatti noi non siamo solo amici, compagni, lavoratori etc. ma siamo l’essenza che interpreta tutti questi ruoli.

La funzione della maschera in psicoterapia

A questo proposito, le maschere non vengono costruite per nascondersi quanto piuttosto per apparire, mettere in mostra alcuni aspetti di sé che vengono spesso nascosti. Proprio per questa sua funzione di nascondere/rivelare, la maschera rappresenta un ottimo strumento di auto osservazione e introspezione: indossando una maschera, qualcosa in noi cambia in quanto contattiamo parti di noi stessi molto profonde e gli permettiamo di mostrarsi al di fuori; di conseguenza abbiamo una percezione diversa di noi stessi.

L’utilizzo delle maschere in diverse tipologie di intervento

Il lavoro con le maschere può essere effettuato con bambini, adolescenti e adulti, sia in gruppo che individualmente.

Nei bambini, il gioco con le maschere permette al bambino di riconoscere, manipolare e successivamente eliminare le angosce profonde che vengono espresse generalmente con la paura del buio, dei mostri etc.. Obiettivo di questo lavoro è quello di permettere al bambino di fare un percorso, composto da diverse fasi, che gli permetterà di dominare le proprie angosce distruttive e i propri istinti aggressivi: costruzione della maschera (oggettivazione del mostro); gioco, che assume un grande valore comunicativo in quanto il bambino può instaurare un dialogo con la maschera, indossarla, farla indossare ad altri; infine, il bambino può decidere cosa fare con la maschera: distruggerla, modificarla o tenerla. Tutto questo è possibile grazie al significato simbolico della maschera che contiene, attiva e media allo stesso tempo e che permette al bambino di sperimentare diverse forme di comunicazione. Inoltre nella finzione e quindi nel gioco, il bambino può costruire una vasta gamma di maschere e quindi comunicare una serie di emozioni e diverse modalità di espressione. Generalmente i bambini si avvicinano molto facilmente al gioco con le maschere: basta proporre loro di costruire delle maschere che spontaneamente i bambini cominciano ad “agire” conflitti, immagini e così via. Per questo motivo le attività che prevedono l’uso di maschere vengono programmate e costruite soprattutto per adolescenti e adulti con l’obiettivo di facilitare l’apertura emotiva e la comunicazione di vissuti nascosti, celati, più difficili da portare alla consapevolezza.

Lettura di approfondimento:  Tre strategie per aiutare i propri figli a gestire la rabbia

Bibliografia

  • “La mente creativa. Dare anima all’anima in psicoterapia”, Morino Abbele, Parsi

Sitografia

www.aspicpsicologia.org

L’uso della maschera nella pratica psicoterapeutica
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Dr.ssa Alice Carella

Dr.ssa Alice Carella

Laureata in "Psicologia del Benessere nel corso di vita", iscritta all'Albo degli Psicologi del Lazio e specializzata in Psicodramma a orientamento dinamico presso l'IPOD di Roma.
Dr.ssa Alice Carella

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