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La Gratificazione Istantanea vs. la Gratificazione ritardata: la battaglia eterna

gratificazione istantanea

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La Gratificazione Istantanea vs. la Gratificazione ritardata: la battaglia eterna

Le false promesse

Quante volte ci siamo trovati nella situazione di aver promesso a noi stessi che ci saremmo messi in dieta per i problemi di salute o per sentirci più belli, che avremmo portato a termine un progetto per noi importante, che avremmo iniziato a cercare un nuovo lavoro che meritiamo di più, che saremmo andati a fare un controllo medico, che avremmo smesso di pensare troppo alle cose, agendo di più di conseguenza. Quante volte queste promesse non sono state mantenute perché abbiamo preferito la gratificazione istantanea nel presente (es. continuando ad accettare le proposte degli amici di uscire quando invece dovremmo rimanere a casa a studiare per l’esame con il conseguente salto d’appello)?

La nostra tendenza di agire d’impulso con gli altri – magari sfogando la nostra rabbia personale su qualche estraneo, sul nostro partner o sui nostri figli, dicendo qualche verità scomoda al nostro capo sul posto di lavoro – quante volte ci ha costato affetti, magari un posto di lavoro, qualche sofferenza personale in più – a volte senza renderci neanche conto del perché?

L’importanza dell’autodisciplina per il successo

Avere l’autodisciplina, esercitare l’auto-controllo su noi stessi rimandando in maniera consapevole la soddisfazione dei desideri immediati vuol dire assumersi la responsabilità della nostra vita e iniziare a pianificare il futuro.

Ci sono tante persone che non sarebbero d’accordo con questa filosofia di vita perché uno dice: “Perché dovrei risparmiare per una casa e non vivermi il presente dicendo tutto quello che penso, esternando tutto ciò che sento, spendendo tutti i soldi in shopping, sui viaggi, mangiando tutti i dolci che mi trovo davanti come se non ci fosse un domani? D’altronde, chi mi garantisce che ci sarà un domani?” La verità è che la PRATICA della gratificazione ritardata (la pratica del rimando della gratificazione istantanea, ovvero del bisogno di avere tutto subito e senza sforzi, in scambio di un futuro migliore) sia uno dei migliori indicatori del successo professionale e privato nella vita di una persona.

L’evoluzione della gratificazione ritardata

In effetti, se non fosse stata la scoperta nei tempi lontani, da parte dei nostri antenati, la proficua pratica della gratificazione ritardata, non saremmo esistiti noi e la società odierna. Loro per primi hanno iniziato a notare che un comportamento giusto nel presente (la regolazione degli impulsi, la considerazione degli effetti che le nostre azioni possono avere sugli altri, la condivisione con gli altri) avrebbe potuto portarci dei benefici futuri.

Effettivamente è molto più facile prendere tutto subito per se stessi e senza badare agli altri, ma noi siamo animali sociali e non arriviamo lontano se ci comportiamo in questa maniera: noi, rispetto agli scimpanzé, sopravviviamo grazie alla collaborazione del tipo altruista che in sé ci fa stare bene, ma nello stesso tempo ci possiamo anche rendere conto che senza una collaborazione del genere si fa fatica a sopravvivere.

Per questo motivo che ci accomuna ovvero mettere da parte per il futuro ritardando la gratificazione, siamo riusciti a creare una società con la moneta come termine di scambio e siamo giunti a risparmiare nelle banche e/o in altre istituzioni.

AH!

…però… 

Non siamo mica così magnifici nella nostra quotidianità individuale. Come abbiamo visto dall’introduzione, tante volte cadiamo nelle nostre abitudini disfunzionali e vediamo cadere i nostri progetti perché non siamo riusciti a pazientare o a tollerare la frustrazione a lungo termine.

Perché accade ciò? Con che cosa abbiamo a che fare? Con il peso del nostro passato, anche a livello anatomico.

I due cervelli (1. “L’Istinto”; 2. “La Ragione”)

All’interno della nostra testa abbiamo non uno ma, osiamo a dire – in termini metaforici – due tipi di cervello, uno primitivo e l’altro più sofisticato (la parte pre-frontale della corteccia cerebrale).

Il primo è la sede esecutiva dell’Istinto e dei bisogni basilari (da un lato del respiro, della pulsione della fame, della sete, del desiderio sessuale, e dall’altro delle nostre ossessioni e compulsioni) e di emozioni quali rabbia, paura, gioia, dolore ecc.; è anche la sede del nostro inconscio e quindi dei nostri pensieri negativi automatici (avete notato che produrre quelli non è affatto difficile, anzi, è la cosa più semplice al mondo?).

Il “secondo cervello” – la sede della Ragione – è in grado di controllare (di razionalizzare) il mondo degli impulsi descritti prima e a convertirli di conseguenza in un’azione (pensiero o un agire concreto) più raffinata. In altre parole, grazie ad esso siamo in grado di ragionare in termini di causa-effetto delle nostre azioni e di decidere volontariamente cosa pensare, come sentirci e come agire di conseguenza. Semplificando ulteriormente, questo Cervello2 è la sede della nostra consapevolezza e dell’auto-controllo, quest’ultimo inteso come la capacità di elaborazione razionale degli impulsi provenienti dal Cervello1, in quanto irrazionale, caldo ed emotivo e come tale soggetto all’errore interpretativo della realtà.

Robert Sapolsky, il neurobiologo della Stanford University, ritiene che il lavoro principale del Cervello2 sia quello di far sì che alla fine optiamo a fare la cosa più difficile: quando è più facile stare sdraiati sul letto, il Cervello2 ci sprona di alzarci e a fare gli esercizi. Se vogliamo rimandare un progetto per il giorno dopo, il Cervello2 è quella vocina che ci incita a continuare a lavorarci sopra e a fare progressi.

Il peso del “cervello impulsivo”

Non esisterebbe questo articolo se noi fossimo sempre determinati e in grado di fare la cosa più difficile. La nostra corteccia pre-frontale non è perfetta nel dominare e nel far quello che vuole con i nostri impulsi: per esempio, il nostro ce