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GAP: quando il gioco non è più un gioco

Tempo di lettura: 2 minuti

gioco-azzardoIl gioco è un’attività di tutti gli essere viventi. L’uomo gioca per crescere, per adattarsi all’ambiente, per relazionarsi agli altri, per divertimento, ma al piacere di giocare non sempre corrisponde un comportamento equilibrato da parte del giocatore.

Quanto eccitante sia “scommettere” è noto: si mettono in gioco le proprie abilità, il gusto di competere. Si assapora il piacere del rischio, si entra così nel mondo del gioco d’azzardo, con le sue regole, i suoi tempi, le sue emozioni, la sua ironia e questo consente di uscire temporaneamente dal mondo della quotidianità, della monotonia, dello stress.

Il piacere del gioco ed il bisogno del gioco non lo si può negare e diverse sono le funzioni che riveste il gioco d’azzardo. Per molti può costituire un antidoto alla depressione, per altri la possibilità di socializzazione, per altri ancora la possibilità di vivere un’avventura.

E’ stato evidenziato come nel periodo di diffusa incertezza rispetto al futuro come quello che stiamo vivendo, ci si rivolge al gioco per trovare “un luogo di regressione”, un luogo dove mettere tra parentesi i problemi della quotidianità, le frustrazioni. Un luogo dove si corteggia il caso nella speranza di venire premiati.

Gioco d’azzardo non significa per forza gioco patologico, la maggior parte dei giocatori non ha nessun problema, tuttavia le ricerche internazionali stimano che l’1,5-3% della popolazione adulta abbia una dipendenza patologica da gioco d’azzardo (gabling): giocare diventa una dipendenza che si manifesta in un impulso irresistibile a scommettere denaro.

Per il giocatore eccessivo o patologico, giocare è una fonte di eccitazione o di rilassamento, che porta alla distruzione della propria vita e di quella della propria famiglia.

Si stima che il gioco d’azzardo interessi l’80% della popolazione adulta nella cosiddetta forma “sociale”(è il giocatore che gioca per divertirsi e riesce a smettere quando vuole, per il 17% può diventare un problema, “giocatore problematico” (la persona gioca più denaro e più tempo di quello che vorrebbe anche se riesce ancora a contenere i danni economici e socio – familiari), mentre per l’1,5 – 3% della popolazione il gioco diviene una vera e propria malattia “la dipendenza da gioco” (il giocatore spende sempre più tempo e denaro, ma si diverte meno, non riesce a smettere anche se ci prova; accumula debiti, problemi familiari, psicologici, professionali, legali).

Cristina bianchi

Bibliografia:

  • Il gioco d’azzardo eccessivo (R: Ladoucer)
  • Il gioco d’azzardo in Italia, i dati e la ricerca (Centro studi Gruppo Abele, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo)
GAP: quando il gioco non è più un gioco
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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach at Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
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Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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