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Vincere l’ansia da prestazione con il sano egoismo

Tempo di lettura: 3 minuti

ansia da prestazioneNella maggior parte dei casi di ansia da prestazione che ho seguito, ho potuto verificare che spesso il pensiero di fondo è quello di riuscire a creare a tutti i costi piacere nel proprio partner. Questo pensiero crea l’obbligo di essere assolutamente performanti per evitare un possibile fallimento.

L’effetto, nel 90% dei casi, senza l’uso dei farmaci è proprio quello non sperato, ovvero si può avere un calo di erezione o fenomeni di eiaculazione precoce.

Per aggirare questo problema, a volte si ricorre al farmaco e quando si dà fiducia a questo le cose vanno bene, ma esistono anche dei casi in cui il fallimento si verifica anche in presenza del farmaco.

Quale meccanismo che si crea?

Fondamentalmente, partire con l’idea che si dovrà essere in grado di procurare necessariamente piacere nell’altro, crea una situazione di forte ansia che porta a dimenticarsi completamente del proprio piacere. E’ infatti indiscusso, che fare l’amore con il proprio partner, che sia fisso o occasionale, dovrebbe avere come scopo ultimo, se togliamo l’aspetto della procreazione, quello di dare piacere prima di tutto a noi stessi.

Se ci si sofferma a riflettere, si può notare infatti, che nella maggior parte dei casi, quando ci si ritrova con un partner di cui interessa poco, ci si concentra su di sé. Per questo le cose funzionano.

Quando accade invece che si ha un interesse maggiore verso una partner, l’obiettivo non diventa più la gratificazione personale, ma al contrario la gratificazione di questa. Il rapporto quindi si trasforma come in un “prendersi cura” dell’altra, che va a generare una confusione tra il piano della sessualità e  quello dell’affettività, producendo un cortocircuito.

Lettura di approfondimento:  Ossessioni: di avere l'HIV, di essere gay, di aver fatto male a qualcuno

Non dimentichiamoci però che l’erezione deve passare necessariamente dall’eccitazione che a sua volta passa dalle fantasie:

fantasia -> eccitazione -> erezione

Quando ciò non accade, ovvero, quando si cerca di controllare il processo di eccitazione dall’esterno (spectoring), imponendoselo (“devo eccitarmi”), si bypassano le prime due tappe (fantasia->eccitazione) che passano dall’interno e di conseguenza non si produce un’erezione:

no fantasia -> no eccitazione-> erezione scarsa o assente

Il fenomeno del rispecchiamento

Se immaginassimo l’altro come uno “specchio” allora, nel caso in cui ci sforzassimo di dargli piacere, cosa accadrebbe? Inizialmente potremmo fingere di essere eccitati o ci sforzeremmo di eccitarci, al fine di concludere con il rapporto coitale. Solo che avverrebbe il contrario, vale a dire che, spesso l’altro si accorge che c’è qualcosa che non va (riflette il nostro stato d’animo) perché sente che non siamo pienamente coinvolti. Il fatto che il partner in qualche modo si fermi, ci conferma l’idea iniziale di non essere in grado di procurare piacere. Questa situazione genera un aumento dell’ansia che termina con la defiance.

Poniamo il caso invece, della persona che riesce a concentrarsi egoisticamente sul proprio piacere, facendo quello che le va di fare per sé e non per procurare piacere all’altro. In questo caso accade che l’altro ci vedrà coinvolti ed in uno stato di eccitazione spontanea e intensa e questo genererà un’eccitazione in cui ci si rispecchierà vicendevolmente fino a concludere il rapporto con esiti positivi.

Nel rapporto, quindi, più ci si concentra sul proprio piacere, in modo “egoistico”, cioè più ci si orienta verso ciò che ci piace, più risulteremo spontanei e coinvolti e di conseguenza, il nostro partner, si ecciterà e si farà trasportare a sua volta.

Lettura di approfondimento:  La terapia breve strategica sistemica per superare l'ansia da esame

Un’utile strategia per vivere il rapporto sessuale in modo personale

Se vi trovate in una situazione di blocco, durante il momento di intimità, provate ad immaginare l’altro (non vi preoccupate, è solo una fantasia) con l’intento di “sfruttarlo”, come se fosse a disposizione per il vostro esclusivo piacere personale. E’ un po’ quello che accade quando si pratica l’autoerotismo, ovvero si pensa a se stessi ed al proprio piacere, utilizzando le proprie fantasie o il materiale per generare un’eccitazione sessuale. Provate quindi a fare o a chiedere ciò che potrebbe prima di tutto creare piacere a voi.

Mettete in pratica questo approccio e fatemi sapere come è andata.

Vincere l’ansia da prestazione con il sano egoismo
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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach presso Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach
Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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