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Mantenere la calma e non urlare con i nostri figli: che strategie adottare?

Tempo di lettura: 3 minuti

urlare-con-la-figliaUrlare con i propri figli

A tutti i genitori, anche i più pazienti, capita di innervosirsi e perdere il controllo con i propri figli. Ci sono momenti in cui urlare sembra l’unico modo per farsi ascoltare dai bambini, ma perdere le staffe non è mai efficace.

Succede di urlare e di scoppiare in alcuni momenti della giornata, magari quando siamo stanchi o impegnati in altre attività, perdendo la calma con i nostri figli. Colpa della stanchezza, di un po’ di nervosismo o della fretta. Tuttavia, la collera non può diventare un’abitudine e trasformarsi in uno stile educativo da adottare con i nostri figli, con il rischio di umiliarli e minare la loro autostima. Urlare, poi, è l’esatto contrario della fermezza e dell’autorevolezza: in quei momenti il genitore mostra tutta la sua fragilità emotiva e trasmette l’idea che “ha ragione chi strilla di più”.

Quali sono le reazioni più comuni dettate dalla collera?

Urlare: è la tipica reazione del genitore quando perde la pazienza con il figlio ed è il segno evidente della frustrazione di chi non trova altro modo per farsi ascoltare e comunicare in modo fermo e autorevole.

Alzare le mani: è il provvedimento estremo che scatta quando l’urlo non ha prodotto alcun effetto e il genitore è esasperato.

L’urlo è sempre da bocciare?

No all’urlo se… umilia il bambino

Ci sono tanti modi di alzare la voce. Quello che fa più male al bambino è sicuramente la sgridata squalificante che usa il disprezzo come strumento correttivo. Certo, spesso questo è frutto della nostra esasperazione ma dovremmo comunque evitarlo perché alla lunga tende a minare l’autostima del bambino che davvero si sente “sbagliato”.

Lettura di approfondimento:  Genitori e adolescenti: la difficoltà nel trovare e accettare un modello

Sì all’urlo se… è occasionale

L’urlo deve restare un provvedimento eccezionale. Se è così può essere anche visto come una forma di comunicazione che richiama il bambino distratto e gli lancia un messaggio chiaro: che la nostra pazienza è finita e che siamo arrabbiati con lui. Compito del genitore è fargli capire che ha sbagliato e che occorre che adotti un altro tipo di comportamento.

Sì all’urlo se…  è seguito da un sorriso

I bambini vivono le emozioni in modo assoluto. E quando noi genitori siamo arrabbiati, loro pensano davvero che non li amiamo più. Deve quindi arrivare dal genitore, dopo la sfuriata, un segnale positivo che indichi che le cose sono cambiate. Insomma l’urlo deve essere seguito da un sorriso.

4 regole d’oro per evitare di urlare con i figli

  • Cosa c’è che non va? Provate a capire se c’è una causa principale per la quale i bambini mettono in atto comportamenti di disapprovazione o manifestano emozioni di rabbia. Di fronte alla rabbia del bambino, come genitore dovete mettervi nei loro panni, entrando in empatia con loro, offrendo loro così anche l’opportunità di dare un nome alle emozioni di quel momento. Se mantenete la calma, trasmettete l’idea che la rabbia si può gestire in tanti modi rispetto a strilli e pianti.
  • No a paragoni e ricatti. Minacce, più o meno sottili, paragoni con tutti i compagni ‘più bravi’ e ricatti morali non funzionano. Perché l’accettazione di un regola, basata solo sulla paura (o l’umiliazione), non è uno stimolo per la crescita.
  • Pensate positivo! È importante valorizzare le azioni positive compiute dai nostri figli. L’approvazione non deve essere generica ma diretta a un’azione specifica. Dovreste farlo subito dopo che il comportamento accade, o il più vicino possibile. In questo modo i bambini riceveranno un rinforzo positivo che permetterà loro di avere conferma di sé e provare un senso di gratificazione.
  • Siate un buon esempio. E’ molto importante mostrare di comportarsi come vorreste che i figli si comportassero con noi e con gli altri. Questo significa che non urlerete, ascolterete, e spiegherete. Se fanno qualcosa che non vi piace, non perdete la pazienza. Regole, coerenza ed educazione sono le parole chiave, unite all’esempio: se il genitore è un modello di aggressività, di mancato controllo degli impulsi e di violenza verbale come può pensare che il proprio figlio si comporti diversamente e sia migliore di lui?
Lettura di approfondimento:  Litigare davanti ai figli: gli effetti emotivi delle “guerre genitoriali”

Approfondimenti

Wyckoff J., Unell B. C. (2008). Dal no al sì senza urla e minacce. Consigli pratici per farsi ubbidire, Red Edizioni.

Mantenere la calma e non urlare con i nostri figli: che strategie adottare?
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