Dr.ssa Monica Salvadore – Psicologa Psicoterapeuta
5 marzo 2010
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Bullismo: come riconoscerlo e consigli pratici per difendersi

Bullismo consigli pratici
Tempo di lettura: 10 minuti

Bullismo

Bullismo: cosa è?

Definizione di bullismo

Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying”. Il bullismo viene definito come “un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona – o da un gruppo di persone – più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole” [1].

Secondo Olweus [2] “uno studente è oggetto di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”. Più specificamente “un comportamento ‘bullo’ è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare” [3].

Le diverse tipologie di bullismo

I comportamenti del bullo

bullismo-1Gli autori distinguono vari tipi di azioni bullistiche, che coprono una gamma di comportamenti, più o meno aggressivi e più o meno diretti. Possiamo ad esempio riscontrare, il bullismo diretto fisico, tra cui si annoverano una serie di comportamenti, come il picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, graffiare, mordere, tirare i capelli, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli. Questo tipo di bullismo mira ad un’intimidazione e sopraffazione di tipo fisico ed in genere è utilizzata dai bulli di sesso maschile.

Oltre al bullismo diretto fisico possiamo anche riscontrare il bullismo diretto verbale, che implica il minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti, estorcere denaro o beni materiali. Anche in questo tipo di bullismo l’azione tende ad intimidire, e a sopraffare, anche se non si arriva allo scontro fisico, ed è operata, per la maggior parte delle volte, da bulli di sesso maschile.

L’altra forma di bullismo, molto più celata e sottile, solitamente operata dalle femmine, è il bullismo indiretto: si gioca più sul piano psicologico. Il fenomeno è meno evidente e più difficile da individuare, ma non per questo meno dannoso per la vittima. Esempi di bullismo indiretto sono l’esclusione dal gruppo dei coetanei, l’isolamento, l’uso ripetuto di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. (Leggi l’articolo su quando il bullo è donna)

E’ tutto bullismo?

Quando possiamo parlare di bullismo

Il bullismo è un disagio relazionale, che si attua, come più sopra detto, tra persone “più potenti” ai danni di persone “più deboli”, in un periodo prolungato di tempo.

Il fenomeno assume quindi caratteristiche ben precise, che sono quelle della continuità degli atti aggressivi nel tempo e dell’asimmetria degli attori coinvolti: in genere il bullo è un bambino o ragazzo più forte della media dei coetanei e la vittima è sempre più debole della media dei coetanei. Spesso gli atti di bullismo vedono coinvolti un singolo soggetto con un altro, ma non è escluso il caso in cui a mettere in atto le prepotenze sia un gruppetto di 2 o 3 persone ai danni di una sola vittima.

bullo e bullismo

Quando non possiamo parlare di bullismo

Per poter parlare di bullismo dobbiamo però anche capire cosa invece non rientra in tale fenomeno.

Non possiamo parlare di bullismo, ad esempio, quando due studenti, pressappoco della stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono, perché verrebbe a mancare l’asimmetria. Questi atti, definiti in letteratura “quasi aggressivi”, non costituiscono forme di bullismo, ma mettono in scena una relazione alla pari, in cui non c’è prevalenza di uno studente, ma un’alternanza di ruoli tra prevaricante e prevaricato.

Non possiamo parlare di bullismo nemmeno relativamente ad atti di estrema gravità, vicini al reato, perché in questo caso si parla di atti anti-sociali e devianti, che nulla hanno a che vedere con il bullismo.

Essendo il bullismo un fenomeno relazionale, come più sopra esplicitato, deve essere letto in una prospettiva più ampia che consideri sia fattori individuali, sia familiari, sia sociali che scolastici.

All’origine del bullismo, c’è un’incapacità a controllare le proprie emozioni, spesso dovuta alla fragilità del sistema educativo. In primis la famiglia, che ha un ruolo importantissimo nella prevenzione del bullismo, poiché è chiamata ad educare bambini e ragazzi all’empatia, al rispetto delle regole, alla prosocialità e alla non-violenza, spesso scontrandosi con i valori veicolati dalla cultura dominante.

Lettura di approfondimento:  Bullismo e Cyberbullismo: differenze e consigli

Essendo un disagio tipicamente relazionale, dunque, è anche importante analizzare il tipo di rapporto che si è venuto a creare tra bullo e vittima, analizzando anche il contesto allargato classe, nel momento in cui il bullismo è attuato a scuola.

Gli attori coinvolti

vittima-bulloVediamo quindi ora chi sono i “protagonisti” coinvolti nelle dinamiche bullistiche, per comprendere ancor più approfonditamente la dinamica del bullismo.

In primis troviamo il bullo, che prevarica su una vittima, ma la “scena”, proprio come evoca la parola, spesso non passa inosservata e implicati nel processo ci sono anche gli “spettatori”.

Ognuno di questi ruoli assume caratteristiche specifiche e all’interno di queste categorie possiamo riscontrare sfumature rilevanti. [4]

Il bullo

Possiamo distinguere i bulli in:

  • BULLO DOMINANTE: ha una forte necessità di autoaffermazione e di dominio, motivo per cui risulta spesso popolare tra i compagni. Il controllo emotivo è spesso labile, tendendo ad essere impulsivo ed irascibile. Per tali soggetti risulta difficile seguire un sistema di regole, mancando completamente di empatia, comportamenti pro sociali ed altruistici. Per questa ragione il bullo dominante non riesce a comprendere il disagio provato dalle sue vittime, anzi ritiene che si meritino di essere punite. Il livello di autostima in questi soggetti risulta molto elevato, sono abili nelle attività sportive e di gioco e il loro rendimento scolastico, variabile durante la scuola elementare, tende a peggiorare negli anni successivi, portando spesso ad un’interruzione nel percorso di studi.
  • BULLO GREGARIO: solitamente sono un gruppetto, di due o tre persone, che sono “seguaci” o “sobillatori” del bullo dominante e sono definiti bulli passivi. Le caratteristiche di questi ragazzi sono più eterogenee: si muovono in piccolo gruppo, sostengono il bullo, non prendono iniziative. Per quanto riguarda gli elementi di personalità riscontriamo invece tratti ansiosi e insicuri, difficoltà scolastiche, che portano ad avere rendimenti scarsi nei processi di apprendimento. L’aggregazione in piccolo gruppo, ma soprattutto il supporto al bullo, derivano dal fatto che sono persone che godono di scarsa popolarità tra i compagni e credono che lo “stare dalla parte del più forte”, possa renderli maggiormente visibili anche agli occhi degli altri. Rispetto al bullo dominante sembra essere più empatico nei confronti delle vittime e provare sensi di colpa per le angherie commesse.

La vittima

Tra le vittime invece distinguiamo:

  • LA VITTIMA PASSIVA/SOTTOMESSA: di solito è un soggetto più debole, rispetto alla media dei coetanei e presenta una personalità più sensibile, timoroso, fragile, ansioso ed insicuro. Come i bulli gregari, ha una bassa autostima, è spesso solo ed escluso dal gruppo dei pari, anche perché fisicamente è poco dotato, impacciato, ha paure relative al proprio corpo (ad esempio ha paura di farsi male). Ricerca protezione negli adulti e non è capace di difendersi, spesso reagisce alle prepotenze piangendo e chiudendosi in se stesso. Ha un rendimento scolastico oscillante e tende a peggiorare con il passare degli anni. Continua a subire le prepotenze sia perché si auto colpevolizza, sia perché teme che “facendo la spia” le prepotenze subite aumentino.
  • LA VITTIMA PROVOCATRICE: al contrario della vittima passiva, questo tipo di vittima reagisce agli attacchi del bullo, provocando a sua volta e rispondendo anche con attacchi fisici alle prepotenze subite (pur senza esito). Proprio per questi motivi viene definito “bullo-vittima”. Le caratteristiche salienti di questo tipo di vittima tendono a descriverlo come un ragazzo, generalmente di sesso maschile, irrequieto, iperattivo, impulsivo, talvolta goffo e immaturo. Provoca negli altri, anche negli adulti, sentimenti di fastidio, per via dei suoi atteggiamenti, insicuri e irritanti. A scuola fatica a concentrarsi e teme per la propria incolumità fisica.

Gli spettatori

Infine, tra gli spettatori, vi sono i sostenitori del bullo, i difensori della vittima e la cosiddetta “maggioranza silente”:

  • GLI “SPETTATORI”: sono quella parte di bambini e ragazzi, che pur non essendo coinvolti direttamente nelle azioni bullistiche, ne sono a conoscenza. Si stima infatti che circa l’85% degli episodi di bullismo avviene in presenza del gruppo dei pari. Gli “spettatori” potrebbero quindi assumere un ruolo importante nel favorire o frenare gli episodi a cui assistono. Purtroppo nella maggior parte dei casi la maggioranza rimane “silente” e gli episodi non vengono denunciati. Aiutando quindi la maggioranza “silenziosa” ad uscire dall’omertà si potranno anche far cessare gli atti di bullismo.

Come gli “spettatori” possono aiutare le vittime?

stop-bullismoGli spettatori possono utilizzare diverse strategie, più o meno dirette, per fermare le prepotenze, come ad esempio, far intervenire gli adulti, oppure esprimere direttamente la disapprovazione per i comportamenti prevaricatori (per es. dicendo esplicitamente al bullo di smetterla); altre strategie potrebbero essere volte all’aiuto diretto alla vittima, cercando di aiutarla a sottrarsi alla situazione, includendola nel proprio gruppo di pari o sollecitando i pari a non appoggiare i bulli.

Lettura di approfondimento:  Idee per una didattica inclusiva

La vittima in questo modo può sentirsi accolta e supportata dai pari, riconoscendo in loro un’opportunità per poter chiedere aiuto.

E’ vero il detto “l’unione fa la forza”, proprio perché più il gruppo diventa compatto e non terrorizzato dal bullo e meno il bullo potrà perpetrare le sue azioni prevaricatorie. I comportamenti assertivi sono quelli che vanno rinforzati perché permettono alle vittime e agli spettatori di affermare i propri punti di vista, esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni, senza prevaricare né essere prevaricati. Per sviluppare armonicamente una modalità comunicativa assertiva basta è necessaria una corretta educazione emotiva e sentimentale. Conoscendo meglio se stessi e le proprie emozioni, si è anche maggiormente in grado di affrontare condizionamenti ambientali negativi.

Bullismo consigli utili per tutti

Bullismo consigli per i genitori

Nonostante i quotidiani fatti di cronaca, il bullismo rimane ancora un fenomeno sconosciuto. Ciò che la maggior parte dei genitori ignora non è tanto l’esistenza del problema sociale in sé, quanto il fatto che il disagio potrebbe riguardare da vicino il proprio figlio o la propria figlia.

Le vittime dei soprusi, infatti, parlano raramente con gli adulti delle violenze che subiscono. Si chiudono in loro stessi, esitano a raccontare le proprie giornate, sorvolano su quei fatti che per loro rappresentano una perenne condizione di sofferenza. La ragione più evidente è che hanno paura di subire maggiori violenze per aver “parlato”.

Le vittime del bullismo, inoltre, si vergognano della propria debolezza, di non saper reagire, di essere il bersaglio preferito dei bulli e, non ultimo, di essere “quel che sono”: bambini cicciottelli o occhialuti finiscono il più delle volte ad attribuire alla propria condizione fisica la responsabilità di ciò che avviene e a rivolgere per questo verso se stessi la propria rabbia. Come dire: “sono diverso dagli altri ed è per questo che finisco vittima del bullo della scuola“.

Ciò che invece i ragazzi devono imparare è che non c’è nulla che non va in loro: il bullismo è un comportamento sbagliato “a prescindere”.

Il ruolo cruciale della famiglia nel contrasto del bullismo

Ecco allora che l’intervento della famiglia diviene determinante per contrastare il bullismo. I genitori devono imparare a comprendere il proprio figlio e riconoscere i segnali di un eventuale disagio, sia per evitare che si trasformi in vittima, ma anche per impedire che possa diventare “bullo”.

Per evitare che diventino vittime è importante:

  • Aumentare la loro autostima;
  • Aiutarli a potenziare le caratteristiche positive e le abilità;
  • Stimolarli a stabilire relazioni con i coetanei e a non isolarsi.

Per evitare che si trasformino in bulli bisogna invece insegnare ai ragazzi a:

  • Saper esprimere la propria rabbia in modo costruttivo e con maturità;
  • Comunicare in modo sincero;
  • Essere capaci a comprendere le emozioni degli altri e a capire le conseguenze dei propri comportamenti;
  • Prendere esempio da ciò che si vede in casa.

I genitori devono inoltre imparare a cogliere i segnali di chi è vittima di bullismo, quali:

  • Trovare scuse per non andare a scuola o voler essere accompagnati;
  • Fare frequenti richieste di denaro;
  • Essere molto tesi, piagnucolosi e tristi dopo la scuola;
  • Presentare lividi, tagli, graffi o strappi negli indumenti;
  • Dormire male o bagnare il letto;
  • Raccontare di non avere nessun amico;
  • Rifiutarsi di raccontare ciò che avviene a scuola.

Bullismo consigli per gli insegnanti

Anche gli insegnanti ricoprono un ruolo fondamentale nella prevenzione del bullismo e possono intervenire compiendo delle aziono specifiche.

Di seguito una lista di cose che potrebbero fare:

  • Può essere utile far compilare agli alunni un questionario e organizzare giornate di dibattito e incontri con i genitori;
  • Potenziare le attività di controllo durante la ricreazione e la mensa metterebbe al sicuro le potenziali vittime. Sono questi i momenti in cui la maggior parte dei bulli agisce indisturbata;
  • Dividere gli spazi e i tempi della ricreazione per gli uni e per gli altri. In genere gli studenti più grandi fanno i bulli con quelli più piccoli;
  • Elogi, ricompense e sanzioni possono servire a modificare il comportamento degli studenti più aggressivi, ma non sono l’unico strumento per far cambiare atteggiamento al bullo;
  • Fornire dei riferimenti ai quali rivolgersi in caso di bisogno ed esortare il gruppo dei pari ad uscire dall’omertà squalificando i comportamenti dei bulli e abituando i ragazzi a raccontare ciò che accade e a non nascondere la verità;
  • Istituire “cassette delle prepotenze” dove lasciare dei biglietti con su scritto quello che succede;
  • Individuare studenti leader che possono aiutare le vittime;
  • Aprire uno sportello psico-pedagogico che sia di riferimento per bambini e adulti;
  • Individuare in classe poche e semplici regole di comportamento contro il bullismo da far rispettare;
  • Se l’insegnante individua un bullo o una vittima, per aiutarlo è necessario parlare subito con lui di ciò che gli accade.
Lettura di approfondimento:  Eyeballing e abuso di alcool: la parola all’esperto

Bullismo consigli per i ragazzi

Rispetto alle vittime di bullismo, è importante sapere che:

  • Il bullo si fermerà, a differenza di quanto possa affermare, se racconterai ad un amico ciò che ti sta succedendo;
  • Quando il bullo vuole provocarti, è utile far finta di niente e allontanarsi. Se ti vuole costringere a fare ciò che non vuoi, è utile rispondere “NO” con voce decisa;
  • Se gli altri pensano che hai paura del bullo e stai scappando da lui, non preoccuparti. Ricorda che il bullo non può prendersela con te se non vuoi ascoltarlo;
  • Il bullo si diverte quando reagisci, se ti arrabbi o piangi. Se ti provoca, cerca di mantenere la calma, non farti vedere spaventato o triste. Senza la tua reazione il bullo si annoierà e ti lascerà stare;
  • Quando il bullo ti provoca o ti fa del male, non reagire facendo a botte con lui. Se fai a pugni, potresti peggiorare la situazione, farti male o prenderti la colpa di aver cominciato per primo;
  • Se il bullo vuole le tue cose, non vale la pena bisticciare. Al momento lasciagli pure prendere ciò che vuole però poi raccontalo subito ad un adulto;
  • Mostrarsi più intelligenti e spiritosi del bullo contribuirà a metterlo in imbarazzo e sarà spinto a lasciarti stare;
  • Spesso il bullo provoca quando sei solo. Se stai vicino agli adulti e ai compagni che possono aiutarti, sarà difficile per lui avvicinarsi;
  • Per non incontrare il bullo puoi cambiare la strada che fai per andare a scuola; durante la ricreazione stai vicino agli altri compagni o agli adulti; utilizza i bagni quando ci sono altre persone;
  • Ogni volta che il bullo ti fa del male scrivilo sul tuo diario. Il diario ti aiuterà a ricordare meglio come sono andate le cose;
  • Subire il bullismo fa stare male. Parlane con un adulto di cui ti fidi, con i tuoi genitori, con gli insegnanti, con il tuo medico. Non puoi sempre affrontare le cose da solo!
  • Se sai che qualcuno subisce prepotenze, parlane subito con un adulto. Questo non vuol dire fare la spia, ma aiutare gli altri. Potresti essere tu al suo posto e saresti felice se qualcuno ti aiutasse!

Bullismo: numeri utili

Per un aiuto immediato rivolgersi a:

  • Polizia di Stato 113
  • Emergenza Infanzia 114
  • Carabinieri 112
  • Telefono Azzurro (linea gratuita fino ai 14 anni) 19696
  • Telefono Azzurro (linea istituzionale dai 14 anni in su e per gli adulti) 199.15.15.15

Approfondimenti

  1. Farrington (1993)
  2. Olweus, D., Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, 1973
  3. Sharp e Smith, Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e tecniche educative, 1995
  4. Riferimento Telefono Azzurro
  5. Polizia di Stato
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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach at Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
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Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.

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