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Le cose dell’amore: superare la fine di una relazione

Tempo di lettura: 3 minuti

fine di un amoreQuando finisce una relazione, sia che sia stata una conoscenza “particolare”, l’amore della vita, la convivenza o il matrimonio, è sempre un’esperienza dolorosa, che mette alla prova chiunque si trovi ad affrontarla. In queste occasioni le frasi fatte si sprecano: “Morto un papa se ne fa un altro!”, “Non ci pensare!”, oppure “Con il tempo passerà!”. Nessuna di queste sembra però poter aiutare la persona che in quel momento soffre per la fine del suo amore, essa sa bene che sono frasi dette da persone che non stanno passando quello che stiamo passando noi, che non soffrono l’abbandono e l’angoscia e sortiscono l’effetto contrario, ci fanno arrabbiare e ci fanno sentire ancora più soli. È essenziale che in un momento come questo, concentriamo le attenzioni su noi stessi perché è normale essere vulnerabili dopo un abbandono e che ci concediamo del tempo per riprenderci dall’accaduto.

Affrontare le fasi della perdita

Il medico psichiatra Elizabeth Kubler-Ross si interessò a lungo del percorso che viene intrapreso quando si elabora un lutto, e per molti versi questo percorso è analogo a quello che ogni persona intraprende quando una relazione amorosa finisce.

  1. Il cammino comincia con una fase di negazione, in cui ci si rifiuta di accettare l’amara verità e la nostra psiche ci protegge dal vedere che quello che avevamo costruito con il nostro amato/amata finora, è svanito. I sogni, i progetti, le aspettative che il nostro partner rappresentava, vengono di colpo cancellate e ci si chiede come sia possibile che quello che avevamo costruito insieme finora sia crollato irrimediabilmente. Sopratutto durante questa fase, è necessario accettare che nella vita nulla è certo e che si può far ordine solo con il disordine. Così come durante il cambio di stagione, mettiamo in ordine nel nostro disordinato armadio, cosi dopo un periodo nella nostra vita particolarmente disorientato, tornerà la stabilità.
  2. La fase della negazione può durare alcuni minuti o alcuni giorni e viene seguita da quella della rabbia in cui invece si realizza quanto accaduto e un’ energia oscura e minacciosa ci pervade, che deriva dal senso di abbandono percepito. La rabbia può essere diretta verso il nostro partner, verso le persone che ci circondano e verso noi stessi, colpevolizzandoci per non aver capito, per aver sbagliato, dimenticandoci che spesso vediamo nell’altro ciò che noi stessi vogliamo vedere. Cosa si può fare per superare questa fase? Scrivere. Scrivere di tutta l’ira che proviamo, da dove deriva e perché. Dobbiamo buttar fuori la rabbia che ci attanaglia, permettendo di distaccarcene.
  3. Si arriva quindi alla fase del patteggiamento, della riparazione. Ci si chiede cosa avremmo potuto e cosa potremmo fare per riparare la situazione. I “se avessi fatto…”, “se mi fossi comportato/a…” diventano i tarli che ci perseguitano.
  4. Ma non si può cambiare il passato e faticosamente dobbiamo guardare al futuro, arrivando alla fase della depressione, del dolore che ci avvolge e che non ci lascia possibilità, se non quella di arrenderci ad esso, aspettando che passi. Il dolore non si può guarire ma va lasciato scorrere e spesso in questa fase si tende ad ignorarlo, pensando che in questo modo svanisca più velocemente. Si evita di pensare a lui/ lei, si evitano i posti che ci legano alla nostra storia, ci si butta a capofitto nelle attività quotidiane, ma in realtà più evitiamo, più rimaniamo legati, perché proprio evitando qualcosa ci ricordiamo che essa è sempre lì. E’ solo cominciando a soffrire che si smetterà di farlo. È questa la fase in cui dobbiamo ricordarci ciò che c’era di bello nella nostra storia, gli episodi che ci hanno fatto piacere, i ricordi che amiamo ripercorrere. Come il cantautore Niccolò Fabi scrive “così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione… ma in mezzo c’è tutto il resto” così anche noi dobbiamo fare pace con il nostro dolore e con i nostri ricordi.
  5. Per ultimo, la fase dell’accettazione, in cui finalmente diveniamo l’unica persona indispensabile a noi stessi, ci apriamo a nuove esperienze e a nuovi orizzonti. La guarigione non arriva dall’oggi al domani, bisogna cercare di concentrarsi su se stessi e accettare che ci potranno essere delle ricadute, dei momenti in cui il dolore riaffiorerà. Ma come dice sempre Fabi, finalmente potremo ricominciare a “silenziosamente costruire”.
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