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rottura degli schemiL’effetto coronavirus, la rottura degli schemi e i disturbi psicologici

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus, definito come “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata), ha provocato forti ansie e paure nella popolazione con degli effetti al momento devastanti per il nostro Paese. Piano piano in tutto il mondo, si sta ritrovando contagiato, al punto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato lo stato di pandemia.

E’ la prima volta che la nostra generazione affronta una situazione di questo tipo. Siamo di fronte, infatti, ad una totale rottura degli schemi, della routine, delle abitudini, dove paradossalmente la maggior parte della gente, abituata a lavorare, si è ritrovata ad essere in ansia, scombussolata e piena di rabbia, in cerca di rassicurazioni e indicazioni su cosa fare per salvare la propria vita.

E’ così che l’incertezza per il futuro e le preoccupazioni economiche, la paura per la salute mentale e fisica, hanno spinto molti a fuggire verso le famiglie di origine o a compiere degli atti, spesso inconsulti. Tutto questo fino a quando, anche in conseguenza all’aumento delle persone colpite dal virus e del rischio di diffusione del contagio, il governo ha scelto di chiudere la maggior parte dei servizi e delle attività, invitando i cittadini a restare chiusi in casa.

Questo, ancora una volta ha portato, chi viveva il quotidiano in modo ordinato e routinario, a sperimentare un’ulteriore destabilizzazione.

Al contrario, chi soffriva di disturbi di personalità, ansia o disturbi depressivi; chi era abituato giornalmente a vivere nello scombussolamento e nel “caos interno” dato dal proprio disturbo, che si ritrovava a vivere nel quotidiano; chi spesso faceva fatica ad inserirsi nell’ordine naturale delle cose, incredibilmente è stato meglio.

In tal senso ho pensato di scrivere dell’effetto coronavirus, evidenziando come le percezioni e lo stato di benessere (o malessere) apparente possano cambiare in relazione agli eventi della vita.

Le “prescrizioni” imposte dallo stato

Per contenere la diffusione del virus e il collasso degli ospedali, il Ministero ha imposto delle misure di protezione personale, quali:

  • restare a casa, uscire di casa solo per esigenze lavorative, motivi di salute e necessità (vedi misure di contenimento)
  • lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici come supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
  • evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
  • evitare abbracci e strette di mano;
  • mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
  • igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
  • evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
  • non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  • coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  • non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  • pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  • usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

Inevitabilmente, queste “prescrizioni” giunte dall’autorità, hanno creato degli effetti sulle persone e su chi soffre di disturbi mentali, diversi a seconda delle problematiche di ognuno. Nello specifico alcune categorie di persone hanno avuto un miglioramento della sintomatologia, mentre altre un peggioramento.

Vediamole di seguito.

 

Chi sta meglio grazie all’Effetto coronavirus

 

Gli ipocondriaci

ipocondriaL’ipocondria viene descritta nel DSM V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders Five Edition) come la preoccupazione eccessiva, reale o immaginaria, per il proprio stato di salute o la convinzione di avere una malattia grave.

L’ipocondriaco, quindi, ha la convinzione che all’interno del proprio corpo vi sia una grave malattia mentale o fisica e questo spinge chi soffre di questa patologia, a controllare in modo esasperato i sintomi fisici (Leggi in cosa si differenzia l’ipocondria dalla patofobia).

L’effetto coronavirus sull’ipocondria

Il coronavirus potrebbe essere percepito come una minaccia per l’ipocondriaco. In realtà, il fatto che sia stato detto di prenderlo per un problema serio e di non sottovalutarlo, ha generato un effetto paradossale in chi soffre di ipocondria.

Inoltre, essendo l’influenza del COVID-19 dipendente da un contatto con una persona infetta, lo stare forzatamente a casa, inevitabilmente riduce l’ansia, in quanto impatta positivamente sulla tentata soluzione primaria dell’ipocondriaco, ovvero l’ascolto continuo dei sintomi che genera ansia.

Come potenziare le difese in questo periodo

Per chi soffre di ipocondria, il suggerimento per ridurre l’impatto del problema, approfittando di questo particolare momento, dove il disturbo risulta più lieve, consiste nell’imparare ad uscire dalla “logica bianco/nero” (chi utilizza questa logica ragiona in termini di presenza/assenza del sintomo). Piuttosto abituati ad utilizzare una “logica delle sfumature“, ovvero impara a dare un valore di intensità al sintomo, in modo da ridimensionare l’effetto che questo ha sull’aumentare il livello della tua paura e l’impatto sullo stato emotivo.

Libri consigliati

Per capirne di più sul vero impatto del coronavirus e sull’ipocondria ti suggerisco la lettura di questi due testi:

 

Gli ossessivi compulsivi con doc da contagio

effetto coronavirusIl disturbo ossessivo compulsivo (DOC) da contagio è un disturbo psicologico caratterizzato dalla presenza di pensieri ossessivi legati alla paura del contagio, associati a compulsioni (particolari azioni o rituali da eseguire volte ad evitare o riparare ad eventuali azioni che possono creare un contagio).

Le ossessioni sono delle idee fisse, irrazionali che si presentano ripetutamente nella mente (Es. sono sporco, posso essere contaminato se tocco qualcosa).

Le compulsioni, invece, sono dei rituali, dei gesti ripetitivi che una persona non può fare a meno di compiere altrimenti cade in ansia (Es. lavarsi più volte le mani).

Alla base del DOC da contagio vi è principalmente il tentativo di ridurre o controllare una paura e/o il pensiero, attraverso l’utilizzo di rituali di pensiero, formule o compulsioni.

Tipologie di rituali nel DOC

Più in generale, i rituali possono essere classificati come:

  • Preventivi (orientati al futuro ed evitare che succeda qualcosa): lavarsi le mani per paura di essere contaminati (come la paura delle secrezioni del corpo umano quali saliva, sudore, lacrime, muco, urina e feci), evitare il calpestio delle fughe di separazione; allineare perfettamente gli oggetti nel loro insieme, in angolazioni perfette.
  • Propiziatori (comportamenti, superstizione eccessiva o “pensiero magico” per far si che succeda o si eviti qualcosa): salire una scala o entrare in una stanza sempre e solo con un piede anziché l’altro; un sistema di conto specifico (contare in gruppi di quattro, sistemare le cose in gruppi di tre, sistemare gli oggetti in insiemi pari o dispari): impostare limiti specifici ad azioni in corso (raggiungere la propria auto con dodici passi); sostituire i “cattivi pensieri” con “buoni pensieri”.
  • Riparatori (orientati al passato, per riparare qualcosa che è già accaduta): controllare ripetitivamente che la macchina parcheggiata sia ben chiusa a chiave prima di lasciarla, accendere e spegnere le luci un certo numero di volte prima di uscire da una stanza, lavarsi ripetitivamente le mani a intervalli regolari durante il giorno o non riuscire a smettere di lavarsele una volta insaponate, controlli protratti e ripetuti, volti a riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti.

L’effetto coronavirus sul disturbo ossessivo compulsivo (DOC) da contagio

Anche in questo caso, l’effetto coronavirus contribuisce a determinare una drastica interruzione o riduzione della tentata soluzione principale, in chi soffre di DOC da contagio, con un conseguente miglioramento del comportamento disfunzionale del cercare di controllare i pensieri e le compulsioni. Attraverso il tentativo del ‘non pensarci‘, la persone cerca di contrastare i propri pensieri (ad esempio di contagio), con l’effetto che più cerca di scacciarli, più questi arrivano. Da questo tentativo possono generarsi le compulsioni accennate precedentemente, finalizzate proprio ad alleviare l’ansia associata ai pensieri ossessivi. Essendo costretti a rimanere a casa, utilizzare la mascherina e dovendo, per decisione di altri, disinfettare tutto, chi soffre di un disturbo ossessivo compulsivo, oltre a sapere perfettamente come attenersi a queste “semplici” regole, si trova in questo momento nella sua zona di comfort, avendo meno ossessioni legate al contagio (leggi come intervenire sulle ossessioni).

Paradossalmente quindi il problema smette di esistere o si riduce di molto, la persona prova meno ansia e quindi si riducono i rituali.

Come potenziare le difese in questo periodo

Questo è il momento migliore per potenziare le difese nei confronti del problema e puoi farlo vaccinandoti al piccolo sporco. Per fare ciò, ad esempio, potresti pulire tutto in casa e lasciare un angolino piccolissimo, sporco. Ogni giorno un piccolo “sporco” ti aiuterà ad immunizzarti dalla paura della contaminazione.

Libri consigliati

Per capirne di più sul disturbo ti suggerisco la lettura di questi due testi:

 

Chi soffre di fobia sociale

fobia sociale e corona virusI fobici sociali presentano una forte ansia ad agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi. Proprio per questo motivo, il disturbi di ansia sociale è spesso connesso a condotte di evitamento della maggior parte delle situazioni sociali.

L’effetto coronavirus sulla fobia sociale

La quarantena dovuta alla diffusione del coronavirus ha inevitabilmente ridotto i sintomi di chi soffre di fobia sociale.

Sono infatti venute meno le tentate soluzioni più classiche, ovvero:

  • L’evitamento. Non dovendo sentirsi costretti a ritirarsi in casa, rischiando di passare per asociali, chi soffre di fobia sociale, in questo periodo ha ottenuto un netto miglioramento nella propria qualità della vita, vivendo il quotidiano con serenità.
  • Il doversi costringere a creare relazioni. Altra tentata soluzione di chi punta a fuggire delle relazioni, su cui la persona che soffre di fobia sociale, sperimenta una gran fatica. La relazione forzata infatti genera spesso una fortissima ansia, che spesso sfocia nel panico, oltre che un enorme senso di inadeguatezza e paura del giudizio degli altri (leggi i tre esercizi per superare la paura degli altri).
  • La costruzione di una falsa immagine. Quando si è costretti a stare con gli altri, il senso di inadeguatezza, spesso spinge a darsi da fare per soddisfare le loro aspettative. In tal senso si rischia di 

Come potenziare le difese in questo periodo

Nonostante il momento favorevole, bisogna tenere presente, che quando tutto tornerà alla normalità, il problema, potrebbe ripresentarsi se non si interviene. In tal senso è importante sfruttare il momento e allenarsi per il prossimo futuro.

Ti consiglio a tal proposito di:

  • Prova a costruire o a mantenere le relazioni a distanza. Ti servirà per rimanere allenato/a sulla relazione. In tal senso Skype può essere un ottimo strumento.
  • Soffermati a riflettere su quanto è importante essere ciò che sei. Prenditi cura di te, dei tuoi interessi personali e rafforza il tuo vero essere.

Libri consigliati

Per capirne di più sul disturbo di ansia sociale ti suggerisco la lettura dell’e-book gratuito “Tre step per gestire l’ansia sociale“.

 

Chi si sente inadeguato o presenta bassa autostima

bassa autostimae coronavirusL’autostima si costruisce, passo dopo passo, sin dai primi giorni di vita e dipende, soprattutto, dal rapporto che abbiamo con le figure significative che si prendono cura di noi, dalla loro capacità di infonderci sicurezza e fiducia in noi stessi e negli altri. Vi sono persone però che hanno ricevuto tanto affetto, nonostante ciò sentono di avere una bassa autostima e percepiscono un forte senso di inadeguatezza. La motivazione, in questi casi, come anche nei precedenti, risiede nel concetto di esperienza e la spiegazione la troverai continuando a leggere.

L’effetto coronavirus su chi si sente insicuro e inadeguato

In chi presenta un basso livello di autostima e insicurezza rispetto ad altri, l’effetto coronavirus ha generato un riduzione del comportamento disfunzionale legato al confronto con gli altri. Questo virus infatti ha messo in ginocchio tutto il Paese ed in una sola mossa, siamo finiti tutti “alla pari”. Ha poco senso, quindi, in questo momento, pensare che gli altri siano messi meglio di noi, perché la percezione che si ha è che siamo tutti uguali.

Come potenziare le difese in questo periodo

Ora ti chiedo: secondo te l’autostima viene prima o dopo un’esperienza? La maggior parte delle persone rispondono a questa domanda dicendo che è un qualcosa che viene prima dell’esperienza. Di conseguenza, o si ha o non si ha. In realtà, non è così, in quanto l’autostima si costruisce, passo dopo passo, giorno dopo giorno, ma dopo aver fatto l’esperienza. Questo perché è collegata alla fiducia che abbiamo in noi stessi, riferita ad una determinata area (lavoro, relazioni, attività, etc.), E questa fiducia possiamo acquisirla solo dopo facendo tanta esperienza.

Per questo motivo il suggerimento che ti dò è quello di approfittare del momento per metterti alla pari con gli altri. Viviamo in un mondo, infatti, in cui non siamo abituati a rallentare e se non lo fai ora, quando ti ricapiterà? Concentrati su ciò che devi da portare avanti, sui tuoi progetti, ma anche sui tuoi lavori. Vedrai che uscirai da questo momento più forte di quando ci sei entrato.

Libri consigliati

Per superare la paura di sentirsi inadeguati e acquisire maggiore sicurezza su di sé, ti consiglio la lettura dei seguenti testi.

 

Chi non sa mettere limiti sul posto di lavoro

assertività a lavoro e coronavirusIn questa categoria rientrano tutti quei lavoratori incapaci di far valere i propri diritti e di esprimere in modo adeguato i propri punti di vista, le proprie idee o di mettere in discussione i comportamenti autoritari dei propri capi. Queste persone rientrano in quelle tipologie di lavoratori che utilizzano una comunicazione passivo-aggressiva, con il risultato di sentirsi arrabbiate con se stesse e frustrate da questa mancanza.

L’effetto coronavirus sulle personalità passive

Il coronavirus ha facilitato di molto queste persone favorendo il passaggio allo smart working. Inevitabilmente in questo caso viene meno il comportamento disfunzionale del reprimere i propri bisogni e desideri, in quanto il lavoro da casa, puntando all’auto-responsabilizzazione, può favorire le piccole violazioni dai doveri, in chi è abituato ad utilizzare una comunicazione passivo-aggressiva (scopri se utilizzi uno stele passivo, aggressivo o assertivo).

Come potenziare le difese in questo periodo

Per costruire un equilibrio tra il lavoro e la tua vita personale, ritagliati degli spazi personali durante la giornata e impara a concentrarti, non tanto sul tempo da impiegare nel lavoro, ma sul risultato che devi raggiungere. In questo modo potrai sperimentare la capacità di riconoscere i tuoi diritti e potrai scoprire, se deciderai di osare, quanto è importante curare i tuoi interessi, per ottenere risultati migliori a lavoro (leggi come cominciare ad adottare uno stile assertivo).

Libri consigliati

Per affrontare la dipendenza da lavoro, ti consiglio la lettura del testo: “Imprenditore di te stesso: come liberarsi dalla dipendenza da lavoro dipendente e raggiungere il benessere professionale“, di Fabrizio Rota.

 

Le coppie (in crisi)

coppia in crisi e coronavirus

Una coppia, per essere definita tale, deve essere caratterizzata da una condivisione di emozioni, da una sessualità e dalla presenza di un progetto comune in una dimensione temporale.

Questi tre elementi devono coesistere in un equilibrio dinamico, all’interno di una causalità circolare dove ognuno dei tre influisce sull’altro e dove capita che uno in genere tende a prevalere sugli altri.

Nel momento in cui viene meno l’equilibrio dinamico, si crea un disequilibrio caratterizzato da sofferenza e staticità. Si arriva così allo stato di “coppia in crisi“, che può essere manifesta (con liti e scontri) o tacita (ognuno per conto proprio).

L’effetto coronavirus sulle coppie in crisi

La convivenza forzata, porta la coppia a vivere a stretto contatto, senza spazi di libertà. Mentre infatti il lavoro, prima della quarantena, rappresentava un pretesto per tenere distanti i coniugi, con la convivenza forzata, le cose si fanno più complicate. A questo punto, o si passano le giornate a litigare aspramente oppure ci si da da fare per chiarire dove la relazione non funziona.

Come potenziare le difese in questo periodo

In molte coppie si sta avendo, come effetto della convivenza una sorta di autoregolazione. Si comunica un pò di più, sarà un ricerca della tregua o c’è la voglia di provare a recuperare? Il suggerimento è quello di provare a tirare fuori, possibilmente in modo civile e così come viene,  le cose che non vanno. Un utile esercizio consiste nel provare a farlo per iscritto. I due partner scrivono su un foglio, quali sono le cose che non tollerano dell’altro e viceversa. Una volta buttato giù il contenuto, lo si scambia e lo si legge uno alla volta, cercando di chiarire i diversi punti. L’idea di base non deve essere quella di attaccare l’altro, ma di condividere ciò che vi genera disagio. Dall’altro lato, chi legge le lamentele dell’altro, deve sforzarsi di empatizzare, piuttosto che cercare subito di giustificarsi o di difendersi.

Libri consigliati

Se ancora non l’hai ancora fatto, magari in questo momento che sei costretto/a alla convivenza forzata, troverai il tempo di leggere il libro che ho scritto proprio sulle coppie, dal titolo “La coppia strategica“. All’interno ho inserito degli esercizi utili da fare proprio in coppia.

 

Chi è dipendente dall’alcol o dal fumo

dipendenze alcol e fumo | coronavirusL’alcolismo è sicuramente un problema che affligge la nostra società. Spesso rappresenta, proprio come altre forme di dipendenza, una modalità di fuga dalla realtà, per non affrontare i problemi e mettere la testa sotto la sabbia.

La dipendenza da sigarette è un’altra bella problematica con cui oggi bisogna fare i conti, anche se non viene riconosciuta fino in fondo, perché ancora socialmente accettata.

Entrambe le due forme di dipendenza hanno alla base l’uso e l’abuso di una sostanza che rende più difficile l’uscita dal problema.

L’effetto coronavirus sul queste forme di dipendenza

Provando anche in questo caso a vedere il lato positivo del coronavirus, l’assunzione di alcol o l’abuso di sigarette in questo periodo è di molto diminuito, proprio perché diventa difficile andare a recuperare la “sostanza”.

Come potenziare le difese in questo periodo

In tal senso la quarantena diventa un’occasione per affrontare e superare l’astinenza da alcol o da sigarette. Prova in tal senso a sentire i benefici che derivano dall’assenza di ciò che sei abituato/a a fare.

Cerca piuttosto di iniziare a capire come affrontare definitivamente il vero problema che stavi nascondendo con la dipendenza. Uno stress o difficoltà a lavoro, in famiglia, un problema di salute.

Fai così: scrivi un elenco di tutti gli step che devi fare (tanto il tempo ce l’hai) per affrontare il problema, mettendoli in ordine crescente. Bene a questo punto non ti rimane che cominciare dallo step che sta più in basso, e via dicendo a salire. Step by step, vedrai che riuscirai a risolvere il tuo problema.

Ricorda, per ogni cosa esiste una soluzione, si tratta solo di iniziare a metterla in pratica.

Libri consigliati

Tra i libri utili per lavorare su queste forme di dipendenza ti suggerisco:

 

Chi è dentro una relazione a distanza

relazione a distanzaIn una relazione a distanza la disponibilità di essere con l’altro è limitata nel tempo e nello spazio, diventando così una componente importante come il rapporto può crescere e può mantenersi nel tempo. Se poi la coppia si trova in paesi diversi e molto lontani, dovrà anche fare i conti con la differenza di orario, per cui uno potrebbe essere stanco e vorrebbe andare a dormire, mentre per l’altro potrebbe essere ancora giorno. Insomma un vero e proprio caos così presentato!

Il tempo che si passa insieme diventa quindi preziosissimo, in quanto serve a costruire momenti di condivisione.

L’effetto coronavirus sul queste forme di dipendenza

In questo periodo, non vedersi per molto tempo, perché si rimane bloccati nella propria città, per quanto comprensibile a livello razionale, non lo diventa a livello emotivo. Si finisce infatti, in molti casi, per provare il bisogno dell’altro, senza che l’altro sia disponibile. E’ così che sorgono domande del tipo: Che ci sto a fare se non potremmo vederci per tanto tempo? Forse siamo veramente troppo lontani? E via dicendo. In poche parole il rischio inevitabilmente è quello di pensare al futuro della relazione, smettendo di viversi il presente. Aumenta inoltre la difficoltà di creare un’identità comune, l’identità del “noi” anche agli occhi degli altri, che non avranno la percezione che si è impegnati perché appunto fisicamente da soli.

Come potenziare le difese in questo periodo

La prima cosa da fare è prendere atto che siamo in una situazione particolare e straordinaria, dove non si può pretendere che le cose possano seguire gli stessi ritmi di prima. Accettare quindi che la lontananza è una conseguenza di un momento, invece che di una relazione che non funziona.

Rendete il partner partecipe della vostra vita. per evitare l’effetto dell’estraneo, quella sensazione di stordimento, come se il partner fosse una persona per l’appunto estranea pur avendo vissuto tanti anni insieme a lui. Per ridurre questa spiacevole condizione cercate di raccontarvi reciprocamente ciò che vi succede quando siete lontani, e quando sarete insieme parlate di voi, come coppia, come persone che hanno affrontato la lontananza e ricorrete ai vostri ricordi di coppia che ridurranno la distanza psichica e permetteranno di ricostruire la storia. Non sentitevi quindi in colpa se vedete il partner come estraneo, non crediate che non lo amate più o che qualcosa sia cambiato, è assolutamente normale!

 

Chi sta peggio per colpa dell’Effetto coronavirus

 

La paura del futuro

paura del futuro e coronavirusChi sperimenta la paura del futuro inevitabilmente si ritrova ad avere un pensiero fortemente catastrofico, a dover mettere da parte i progetti e a preoccuparsi e aver paura più del previsto che questi possano essere interrotti a causa di imprevisti o errori personali.

L’effetto coronavirus sulle domande emotive che generano dubbi

Aumentano le domande emotive che spesso nascono nella mente di chi tende a preoccuparsi del futuro, alla ricerca di risposte certe che mai potrà dare. Il futuro, infatti, più che mai in questo periodo è ancor più incerto e viene percepita inevitabilmente una maggiore ansia di fronte a un pericolo di restare senza lavoro o di non farcela. Non si sa quando passerà tutto. Se si potrà tornare a lavoro a breve o più in là.

Stando chiusi in casa verranno infatti domande del tipo: “Starò male domani? Perderò il lavoro? Mi verrà l’ansia? Andrà bene l’esame?  Mi  potrò laureare?“.

Come potenziare le difese in questo periodo

Per lavorare sulla paura del futuro, approfittando del momento, il suggerimento consiste nel cercare di stare nel presente, interrompendo la catena di creazione dei dubbi. Per fare ciò è importante allenarsi a stare sul presente.

Se ci pensi bene, prima di essere catapultato/a in questo momento, sicuramente stavi applicando la solita strategia disfunzionale, ovvero controllare tutto per evitare gli imprevisti e mandare all’aria qualcosa a cui veramente tenevi. Ti saresti mai aspettato/a che un virus avrebbe creato una tale e totale interruzione? Bene, così funziona la vita e prima interiorizzerai la capacità di stare sul presente, prima imparerai a vivere meglio (leggi le strategie per affrontare la paura del futuro).

Libri consigliati

Per affrontare la paura del futuro suggerisco la lettura dei testi

 

Dipendenze da internet in adolescenza

dipendenza da internet e adolescenzaIn genere si parla di dipendenza quando si supera il limite di utilizzo di una sostanza come ad esempio alcool, droghe, ecc. fino al punto di non poterne più fare a meno.

Nel caso della rete, invece, si parla di “dipendenza senza sostanza”, in quanto si è dipendenti da un comportamento ripetuto nel tempo che genera gli stessi effetti di una tossicodipendenza generata dall’uso di droga (leggi se soffri di dipendenza da internet).

L’effetto coronavirus su chi soffre di dipendenze

La quarantena forzata ha avuto come effetto che molti adolescenti si ritrovano a stare chiusi in casa e non poter uscire rischiando di accrescere l’utilizzo compulsivo della rete. Questo può avvenire specificatamente ad un’area (social network, materiale erotico, giochi online, azzardo, ecc.) o in modo più generalizzato che si manifesta occupando le proprie giornate stando “attaccati” al monitor e girando per ore ed ore, senza sapere dove andare o controllando tutto ciò che si “possiede” su internet (e-mail, contatti di chat, siti personali, profili, ecc.).

Come potenziare le difese in questo periodo

Se sei deciso/a a prendere di petto il problema e vuoi riprendere in mano la tua vita, questo è il momento migliore per farlo e sai perché? Non hai l’obbligo di dover fare altro, fuori dal mondo virtuale. E’ infatti quello da cui fuggi, che spesso ti porta a rinchiuderti in questo mondo parallelo. A questo punto ti suggerisco di porti le seguenti domande:

  1. Se non avessi questo problema di dipendenza, con quale altro problema più grave mi dovrei confrontare? La risposta a questa domanda, ti servirà a capire ciò su cui devi mettere la testa per iniziare a rendere la tua vita migliore di prima.
  2. Se ad un certo punto non avessi improvvisamente più la connessione che funziona e tutto ciò che le ruota attorno, cosa mi darebbe così tanto piacere stando qui in casa? Anche qui, la risposta ti aiuterà a trovare dei piaceri alternativi su cui puoi mettere la testa. Vedrai, che quando ti occuperai in questi, dimenticherai il resto.

Libri consigliati

Per capire come poter uscire dal circolo vizioso causato dalla dipendenza da internet, consiglio la lettura del libro “Liberati dalle dipendenze: Scopri cosa causa una dipendenza e come poter vivere una vita davvero libera“, di Francesca Castrovilli.

 

Chi vive con un narcisista perverso

relazione con narcisista perversoLa relazione con un narcisista perverso, spesso è molto travagliata, perché questa persona fatica a provare emozioni. Questo perché è una persona fredda, ossessiva e apparentemente anaffettiva. Così, superata la prima fase del love bombing (strategia manipolatoria dove chi la mette in pratica prima fa sentire il proprio partner come la persona più amata al mondo, per poi, una volta consolidata la relazione, gettare via la maschera e rivelarsi invece come il più subdolo dei manipolatori) e quella dove il narcisista a livello sociale agisce per isolare il partner dalla sua famiglia, dai suoi amici, dal lavoro, entra nella fase della distruzione dell’altro. Questa è la fase in cui il narcisista perverso mostra la sua vera personalità, utilizzando violenza verbale e fisica.

A livello verbale alterna momenti di dolcezza a momenti di aggressività e sono proprio queste oscillazioni a rendere ancora più dipendente la partner, la quale si destabilizza e non sa più come comportarsi, esita a perdonarlo e poi lo perdona pensando che cambierà. Attraverso i maltrattamenti la partner si paralizza, perde le sue capacità.

L’effetto coronavirus sulla relazione con un narcisista

Chi è vittima di abuso narcisistico, costretto a stare chiuso in casa con il partner narcisista, senza poter uscire e “staccare” a causa del coronavirus, rischia di sviluppare sintomi destabilizzanti (tristezza e disperazione; ansia e agitazione; senso di isolamento e disconnessione con il mondo esterno; repentini sbalzi umorali, irritabilità, rabbia, forte senso di vergogna, autoaccusa e colpa) che possono portare a forme di depressione (leggi come riconoscere se stai subendo un abuso narcisistico).

Come potenziare le difese in questo periodo

Di sicuro in casi come questi, la convivenza forzata diventa più difficile del solito. Per questo, quando senti di non farcela più, il suggerimento è quello di provare a chiedere aiuto ad uno psicologo psicoterapeuta. Proprio per questi casi di emergenza sono stati attivati dei servizi di consulenza psicologica online, che è possibile ricevere anche da casa. Io personalmente fornisco consulenza psicologica e psicoterapia online o un servizio utile è quello attivato dal Servizio Italiano di Psicologia Online, mediante lo Sportello Psicologico Coronavirus.

Libri consigliati

Per conoscere i meccanismi che sottostanno a una relazione immatura e scoprire le strategie psicologiche per smontarli, ti consiglio la lettura dei seguenti testi:

 

Chi soffre di disturbi alimentari

disturbi alimentari e coronavirusDisturbi alimentari come anoressia, bulimia, binge-eating vivono il rapporto con la società in modo ambivalente. Da una parte ricercano l’apprezzamento degli altri, dall’altro ne temono il giudizio perché va a toccare la loro insicurezza sul piano fisico e dell’autostima.

Per rimanere dentro un equilibrio, seppur precario, chi soffre di un disturbo alimentare si trova costretta a seguire regole che vanno dall’estrema rigidità nel cibo e nel movimento e alla completa perdita del controllo.

L’effetto coronavirus sui disturbi alimentari

Il coronavirus ha avuto un effetto negativo su gran parte di tali disturbi, in quanto, costrette a rimanere in casa, sono venute a mancare diverse abitudini pre esistenti, come il movimento, la palestra, aumentano le abbuffate, perché stando a casa aumentano le occasioni per cedere alle tentazioni del cibo e questo genera forti sensi di colpa.

Come potenziare le difese in questo periodo

Imparare a mangiare consapevolmente, in questo periodo di quarantena, può rappresentare un’occasione per imparare a gestire i principali disturbi alimentari. In questo senso la tecnica della Mindful Eating può facilitare il processo di consapevolezza legato al cibo, insegnando a chi ha problemi con il cibo, a prestare la massima attenzione, sia dentro di sé che all’esterno. Ci si focalizza sui colori, sugli odori, le consistenze, i sapori, la temperatura ed anche i suoni del cibo e delle bibite che ci apprestiamo a gustare. Con la Mindful Eating si presta attenzione anche all’esperienza del corpo: in quale parte del corpo sento appetito? Quando e in che modo ci sentiamo soddisfatti e sazi? Che cosa significa sentirsi mezzi pieni o sazi? (scopri come superare i problemi di cibo con la Mindful Eating Online).

Libri consigliati

Per approfondire il tema della gestione dei disturbi alimentari, ti consiglio la lettura del libro “50 modi per vincere la fame nervosa” di Susan Albers. Il titolo parla da solo. 😉

 

Chi ha la paura di perdere i propri cari

paura di perdere i cariIn chi tende ad esasperare questo atteggiamento apprensivo nei confronti delle persone con cui entra in relazione, lo schema dominante è quello dell’abbandono affettivo. Uno schema che genera nella persona che lo applica un’inadeguatezza relazionale fortemente limitante: il pensiero della potenziale situazione di pericolo, che può generare la morte dei propri cari e la paura di restare soli, senza legami affettivi e privo di qualcuno che si occupi di loro, può fare catapultare tale soggetto in un triste futuro in cui dovrà affrontare in solitudine tutte le diverse prove della vita.

L’effetto coronavirus su chi ha paura di perdere i cari

Il pensiero che chi amiamo possa contrarre il    coronavirus, in questo particolare periodo può attraversare la mente di chiunque, in special modo di chi in genere soffre di questo problema, e riportare inevitabilmente alla luce la paura e il pensiero della propria morte o delle persone care. Specialmente in chi ha parenti a rischio, aumenta l’ansia e la preoccupazione. Inevitabilmente le profezie catastrofiche si intensificano

Come potenziare le difese in questo periodo

In questi casi è utile provare a ritagliarsi uno spazio giornaliero, ad esempio la mattina, per immaginare volontariamente le cose peggiori che potrebbero accadere. Il suggerimento è quello di puntarsi una sveglia con un tempo di 30 minuti, finiti i quali, provare a concentrarsi sul resto e spostando a questo spazio, il pensiero quando arriva. Questo aiuterà a trovare la concentrazione per dedicarvi ad altro.

Libri consigliati

Per affrontare il tema della gestione della paura, puoi leggere:

Dott. Davide Algeri

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Dott. Davide Algeri
Dott. Davide Algeri
Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach Aiuto le persone a trovare semplici soluzioni pratiche a problemi complessi.