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Trauma psicologico: come riconoscerlo e come superarlo

trauma psicologico
Tempo di lettura: 7 minuti

trauma psicologicoIl trauma psicologico: quando il dolore ferma il tempo

Per trauma psicologico si intende una esperienza dolorosa in seguito ad una “perdita” che mina il benessere della persona o, peggio, l’immagine di SE, da cui lo stato di sofferenza strutturato e persistente che si organizza come stato di allerta psicologico  permanente.

Per comprendere il trama è necessario conoscere alcuni dei passaggi mentali che sottendono la psicologia dell’individuo. Pensando all’esperienza personale, ad esempio, è  necessario tenere presente i meccanismi che ne sono alla base. Durante tutto il percorso di vita, anche se con diverse modalità nelle differenti fasce di età, il cervello raccoglie le informazioni che gli provengono dai sensi e dall’affettività personale e poi la notte durante il sonno, nella fase REM, elabora detto materiale, alla luce della sua unicità e della sua storia personale e ne ricava, quella che comunemente viene definita, esperienza personale.

Quindi il cervello quale luogo dotato di un sofisticato laboratorio che, partendo da una materia prima consistente nella percezione/registrazione di: informazioni, accadimenti, sentimenti, emozioni, eventi, significati personali ecc., elabora/trasforma e produce l’esperienza personale arricchendo continuamente il sistema cognitivo migliorandone  prestazioni ed abilità. Detto processo di elaborazione consiste nella trasformazione dei dati oggettivi in un materiale soggettivo generalmente  coerente col profilo psicologico del soggetto, materiale che va ad aggiungersi a quello preesistente confermando e perpetuando carattere e personalità della persona. Tutto ciò avviene in condizione di normalità. Qualche volta, però, detto processo connaturato di elaborazione/trasformazione/arricchimento psicologico non  risulta  possibile in quanto accade qualcosa (evento traumatico), di particolare portata emotiva per il soggetto,  che il laboratorio mentale non riesce ad assolvere alla rituale funzione di elaborazione/trasformazione e allora si blocca. Lo stesso che accadrebbe in un apparato digerente se al posto di cinquanta grammi di prosciutto ne venisse ingerito un chilogrammo: la digestione si bloccherebbe, ma mentre lo stomaco è in grado di rimettere quel contenuto dannoso, la mente non può farlo e allora vediamo di comprendere cosa succede e come si struttura il disturbo postraumatico da stress o comportamento nevrotico.

Il trauma psicologico: fenomeno responsabile di ogni forma di sofferenza

Immaginiamo il pacchetto traumatico, del soggetto disturbato, come un fenomeno mentale tridimensionale composto da:

  1. un’immagine, quale icona dell’intero scenario dell’evento traumatizzante;
  2. un pensiero, quale descrizione soggettiva della posizione personale rispetto allo stesso evento;
  3. un’ emozione negativa consistente nel dolore ad esso connesso.

Come anticipato nella prima parte di questo lavoro la mente umana, di fronte a tale carico improvviso, indesiderato e penoso, si blocca, perché non riesce ad elaborare e che cosa succede di tutto questo materiale non elaborato? Per un certo periodo di tempo esso rimane in primo piano nella mente invadendo quasi tutto il campo mentale ed offuscando ogni attività ed ogni prestazione del soggetto il quale, generalmente, viene considerato persona “sotto shock”.

Dopo un periodo di tempo, soggettivo, che può spaziare dai 2 a 4   mesi, la mente, guidata dall’istinto di vita e di sopravvivenza, reagisce nel senso che sistema questo materiale al meglio per poter andare avanti. L’immagine negativa all’inizio in posizione frontale, rispetto al campo mentale, ora diventa lateral/posteriore; il pensiero sulla propria persona collegato al trauma, viene archiviato nella memoria come nucleo cognitivo a disposizione della mente, mentre l’emozione di sofferenza traumatizzante viene come racchiusa in un involucro dove rimane esiliata per un certo periodo. Essendo, però, il contenuto dell’involucro un dolore compresso di energia negativa questa, in maniera naturale e spontanea, tenderà a raccogliere  attraendo a se, come una calamita, tutte le ulteriori energie negative similari che dovesse generare quella psiche provocando l’accrescimento del volume di quell’involucro il quale, ad un certo punto, dopo  circa sei mesi, un anno traboccherà ed allora la mente si trova costretta ad intervenire e lo fa convogliando, detto contenuto, come in dei canali mentali che permettono l’alleggerimento della diga. Detti canali sfoceranno in tutti quei comportamenti, o fantasie di essi, che simbolicamente chiamano in causa l’evento traumatico anche qualora la sua immagine fosse stata rimossa così bene da non essere più presente alla memoria. Ed è proprio a questo punto che si presenta il sintomo nevrotico o comportamento disfunzionale apparentemente inspiegabile.

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Alla luce di quanto premesso esploriamo i vari disturbi nevrotici e le dinamiche che li sottendono.

Il trauma psicologico e l’ansia associata

La persona traumatizzata molto spesso non sa di esserlo, ma anche quando ne è consapevole difficilmente associa i suoi disturbi all’evento traumatizzante. I possibili comportamenti nevrotici si distinguono in quattro categorie che sono: problemi di ansia, problemi di rabbia, problemi di colpa e problemi di depressione.

Per quanto concerne le problematiche ansiose è opportuno tenere presente due ulteriori sottocategorie: ansia dell’io ed ansia del disagio. L’ansia dell’io si realizza quando il soggetto presume un danno che minaccia l’immagine di Se (autostima); mentre l’ansia del disagio si avverte quando il soggetto teme un evento che lo espone a sofferenza

Proponiamo alcuni esempi pratici:

  1. Fobia del traffico
  2. Ansia da prestazione
  3. Agorafobia
  4. Comportamento rabbioso/aggressivo
  5. Tendenza ad auto colpevolizzarsi
  6. Disinteresse, passività, mancanza di entusiasmo.

Nella fobia del traffico (ansia del disagio), come dell’ascensore o le porte chiuse, il soggetto presenta una paura incontrollata dovuta al timore di rimanere bloccato e non poter fuggire. In realtà ha vissuto un evento traumatico in cui si trovato bloccato senza e via d’uscita, ovvero ha sperimentato “l’impotenza personale” e la perdita del controllo del suo ambiente. Tutte le volte che la realtà gli propone una situazione in cui potrebbe essere “impotente a gestire” le cose scatta nella sua mente l’allarme rosso e riprova esattamente le emozioni originali che hanno causato il suo trauma. Non importa quando esso è avvenuto, se ad un anno di età o a dieci o a venti oppure solo un anno fa, poiché nella mente, tutto ciò che non è elaborato, rimane perennemente attuale.

Nell’ansia da prestazione (ansia dell’io), le versioni possibili sono diverse: paura di parlare in pubblico, paura dell’esame, paura dell’interrogazione, impotenza erigendi,  ejaculatio praecox ecc., il soggetto presenta un disturbo legato al timore di danneggiare l’immagine di se stesso o di avere vergogna di se (auto squalifica). Anche in questo caso il soggetto è condizionato da una esperienza traumatica in cui ha provato vergogna di se, a causa di una esperienza di in’adeguatezza, con conseguente auto svalutazione della propria persona. Tutte le circostanze di vita in cui è chiamata in causa la sua efficienza personale il soggetto si blocca e mette in atto la prestazione scadente come da matrice traumatica.

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Il trauma psicologico: paura, rabbia e senso di colpa

Nel disturbo agorafobico il soggetto manifesta una paura smodata ad attraversare uno spazio aperto. L’esperienza angosciosa paralizzante (ansia del disagio) consiste in una presunzione di esposizione a grave pericolo con fantasie di perdita di riferimenti, ovvero perdita del controllo. Il trauma alla base di tale disturbo è da ricercare in un evento in cui il soggetto ha sperimentato l’impossibilità o impotenza personale a proteggere se stesso.

Nel comportamento rabbioso/aggressivo le relazioni interpersonali del soggetto sono caratterizzate da atteggiamenti generalizzati di ostilità ed aggressività sostenute da convinzioni di fondo secondo le quali bisogna difendersi dagli altri poiché sono “cattivi e minacciosi”.  In questo disturbo in cui evince la matrice di rabbia repressa, appare evidente come il trauma si sia realizzato in una circostanza in cui il soggetto ha ricevuto grave torto o ingiustizia immeritati. La rabbia repressa nell’esperienza traumatizzante rimane attiva e si ripropone ogni volta che il soggetto entra in relazione con gli altri.

Tendenza ad auto colpevolizzarsi: questo tipo di nevrosi è caratterizzata da una presunzione automatizzata ad attribuire alla propria persona la colpa di tutto ciò che non va, sia nel proprio ambiente sia alle persone del proprio ambiente. Il piccolo delirio, di “responsabile del danno”, generalmente si edifica in seguito ad un trauma nell’età dell’egocentrismo infantile, quando appunto la persona si pone al centro del suo mondo e la qualità delle esperienze di vita vengono tradotte in qualità del Se. Ad es: la coppia genitoriale che si insulta e si picchia è tradotta dal piccolo/a come fenomeno dovuto alla sua presenza (è colpa mia).

Disinteresse, passività, mancanza di entusiasmo

Non sono in grado”, “non sono capace” “non lo capisco”, sono le convinzioni irrazionali che sostengono questa disfunzione. Il trauma psicologico in questo caso consiste in una inibizione significativa del “bisogno di esplorazione e conquista”, dell’ambiente intorno a se, relativa ai primi mesi di vita in coincidenza con l’acquisizione del senso della realtà. L’inibizione di detto istinto (bambino trascurato) comporta l’elaborazione del senso di inadeguatezza del Se, paura ed evitamento.

Il trauma psicologico e la cura

Come ci si libera dalle nevrosi, ovvero dalle conseguenze nevrotiche prodotte da esperienze traumatiche?

Domanda da un milione di dollari! Liberarsi dei comportamenti nevrotici non è facile, ma è possibile. In sostanza tutti gli sforzi delle scienze psicologiche, da sempre, sono protesi a raggiungere lo stesso obiettivo: liberare la persona dai suoi disturbi o comportamenti disfunzionali per ristabilire l’armonia interiore e l’armonia dello scambio con l’ambiente esterno. Le varie Scuole di psicologia, le teorie e prassi terapeutiche, i vari approcci e gli svariati strumenti a disposizione degli addetti alla Salute Mentale, gli Psy, sono tutte più o meno d’accordo nel ritenere che per ottenere l’eliminazione del disturbo è necessario superare o elaborare il trauma psicologico alla base che lo sostiene. Per elaborazione in generale si intende quel particolare processo mentale che consente di trasformare il materiale contenuto nell’evento personale (quindi anche l’evento traumatico), comprensivo dei pensieri intervenuti a descriverlo/significarlo e le emozioni ad esso associate, in sana e positiva esperienza soggettiva che arricchisce e rafforza la psiche personale.

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L’arte dell’elaborazione del trauma psicologico, piccolo o grande non fa differenza, è paragonabile, in termini di soddisfazione e appagamento, al tredici di chi gioca la schedina del totocalcio. Gli effetti dell’elaborazione avvenuta, non solo liberano il soggetto dal disturbo, ma gli restituiscono fiducia e stima di se, piacere di vivere, entusiasmo, riattivano la curiosità e desiderio di esplorazione ovvero promuovono l’agognato, inflazionato Benessere Interiore. In pratica il pacchetto traumatizzante o condizionante del comportamento (non fa differenza se antico o recente nella storia della persona), comprensivo delle tre componenti: immagine, pensiero ed emozione, viene posto al centro dell’attenzione mentale e quindi attivata l’elaborazione. Ogni “problema” contiene in se la propria soluzione, basta cercarla! Nell’uomo, solo la condizione di benessere interiore, permette la sintonizzazione autentica con la vita e la scoperta delle infinite meraviglie in essa contenute.

Scritto da Elisabetta Vellone

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Dott. Davide Algeri

Psicologo, Psicoterapeuta, Consulente sessuale e Coach presso Psicologia Pratica: La psicologia del cambiamento concreto
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