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Come aiutare un bambino esplosivo

Tempo di lettura: 7 minuti

bambino esplosivoDescriviamo l’esplosività

I comportamenti esplosivi rappresentano un’incapacità di controllo degli impulsi, nel bambino di età uguale o superiore a 6 anni, che si manifestano come:

  • Aggressività sproporzionata ad uno stimolo, gratuita e senza scopo
  • Danni o distruzione di proprietà, o assalti fisici verso animali e/o altri soggetti
  • Compromissione nel funzionamento interpersonale
  • Difficoltà di apprendimento

A cosa porta l’esplosività?

Sostanzialmente, il protrarsi di comportamenti esplosivi porta alla formazione, nel soggetto protagonista, di un carente livello di autostima.

Per quanto riguarda le persone che gli sono attorno, il senso di inadeguatezza nella gestione del problema, alla lunga diventa fonte di frustrazione e logoramento. Inoltre, è comune un sentimento di senso di colpa nei genitori di questi bambini, che si domandano in cosa abbiano sbagliato nell’educarli.

Genitori: via il senso di colpa!

Continuare ad incolparsi serve soltanto a rinforzare quel circuito di sentimenti genitori-figli descritto precedentemente. Quindi: siate consapevoli che vostro figlio ha bisogno di percepirvi come supporto emotivo. Il vostro bambino è carente nelle capacità di controllo delle proprie emozioni. Rendetevi conto, inoltre, che anche a voi occorrono nuove competenze per aiutare vostro figlio ad acquisire quelle che gli mancano.

Insegnanti: tanta pazienza in più!

Bisogna ripensare al punto di vista dello studente. Il bambino ha bisogno di apprendere le abilità, quindi, bisogna concentrarsi sull’insegnamento delle competenze ed essere pazienti con i bambini che sono più lenti ad apprendere il controllo emotivo. Come personale della scuola, non è possibile trovare scuse o accusare i genitori. E’ necessario mettersi allo stesso livello del bambino, insegnarli a leggere secondo il suo livello. Inoltre, bisogna coaudiuvare il lavoro genitoriale nell’insegnamento del controllo sulle proprie emozioni ma sempre in linea con il suo livello.

L’approccio “cestino”

Quando un bambino ha frequentemente delle crisi, il peso sul bambino, i genitori ed eventuali fratelli o sorelle può essere enorme.

Visto che queste esplosioni sono molto difficili da sopportare per tutti in famiglia, l’obiettivo primario nel lavorare con questi bambini è di ridurre la frequenza di questi episodi. Il Dr. Greene, all’interno del suo libro “The Explosive Child”, fa riferimento a questo come all’approccio “cestino”.

Applicazione pratica dell’approccio “cestino”

Cestino A : comportamenti “non negoziabili”

Alcuni comportamenti sono così importanti che devono rimanere non negoziabili, anche se forzandoli si rischia di causare una crisi. Inizialmente, il Dr. Greene suggerisce che gli unici comportamenti da mettere nel cestino A siano quelli riguardanti questioni di sicurezza (per esempio, agganciare la cintura di sicurezza in auto, non avere comportamenti aggressivi o pericolosi per sé e per gli altri). Questi comportamenti chiave, che hanno implicazioni di sicurezza, sono quelli su cui i genitori devono continuare ad essere fermi e richiedere obbedienza. 

INIZIALMENTE, è meglio non mettere nel cestino A cose come i compiti, non urlare ai genitori, lavarsi i denti, etc.

Per rientrare nel cestino A, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

  1. Il comportamento deve essere importante a tal punto, che veramente vale la pena affrontare una crisi rispetto a lasciar correre.
  2. Il bambino deve essere capace di esibire il comportamento su una base consistente. Per esempio, secondo il Dr. Greene è inutile insistere che completare i compiti assegnati sia inserito nel cestino A, perché ci sono poche possibilità che il bambino abbia le abilità e la tolleranza alla frustrazione per farlo in maniera consistente.
  3. Dev’essere qualcosa che siete veramente in grado di far rispettare. Ci sono molte cose che desidereremmo che i nostri bambini facessero e che non siamo semplicemente in grado di controllare. Per esempio, potreste anche desiderare che il vostro bambino non stia con alcuni compagni durante la giornata scolastica, perché ci sono delle ragioni importanti per questo. Però questo non è una cosa che la maggior parte dei genitori sono in grado di far rispettare. Come risultato, potreste continuare a scatenare delle crisi per nessuna ragione valida e continuare a minare la vostra credibilità. Semplicemente riducendo notevolmente il numero di comportamenti per cui non è negoziabile l’ubbidienza a quelli che sono veramente essenziali, che il bambino è in grado di compiere e che il genitore è in grado di far rispettare, verrà drasticamente ridotto il numero di situazioni che potrebbero scatenare episodi esplosivi.
Lettura di approfondimento:  Caratteristiche del legame di attaccamento

Cestino B: comportamenti prioritari, ma che portano a delle crisi

Questi possono comprendere il completamento dei compiti, parlare ai genitori con rispetto, obbedire a comandi ragionevoli, etc.

E’ proprio in riferimento ai comportamenti del cestino B che il Dr. Greene crede che le abilità fondamentali di compromesso e negoziazione possano essere insegnate al vostro bambino. Per esempio, supponete che il vostro bambino stia guardando la tv, e sapete che è ora di spegnerla per fare i compiti. Voi chiedete al vostro bambino di spegnere e cominciare i compiti e lui si rifiuta. La tentazione, qui, sarebbe di continuare ad insistere su un’ubbidienza immediata e di minacciare una punizione (per es., basta TV per il resto della settimana) se il vostro bambino non obbedisce. Ma, nello schema dei cestini, questo non è un problema di sicurezza, e quindi non dovrebbe essere messo nel cestino A.

La domanda è: cosa succederà se rispondete come descritto tra parentesi? Probabilmente la frustrazione del vostro bambino aumenterà e lui perderà il controllo, portando ad una crisi. Ne vale la pena? Ora, se rimanendo fermi nelle vostre decisioni e tollerando la crisi farà sì che la prossima volta il vostro bambino obbedisca più facilmente, allora la risposta è sì. Se però rimanendo fermi e aspettando la fine della crisi non aumenterete in alcun modo la possibilità che in futuro ci siano delle altre crisi, allora il Dr. Greene suggerisce che non ne vale la pena. Sfortunatamente, spesso questo è quello che succede.

Cosa fare allora? Il Dr. Greene sostiene che i comportamenti nel cestino B forniscono fantastiche opportunità di cercare di coinvolgere il vostro bambino in un processo di compromesso e negoziazione. Nel caso sopra citato, il genitore potrebbe dire una cosa del tipo “So che per te è bello continuare a guardare la TV. Mi piacerebbe che tu lo facessi, ma so che devi anche fare i compiti. Cerchiamo di trovare un compromesso, così tu puoi ottenere un po’ ciò che vuoi e io posso ottenere un po’ di ciò che voglio”.

Lettura di approfondimento:  Depressione post-partum: influenza lo sviluppo del bambino?

Lo scopo, qui, non è solo che il vostro bambino faccia ciò che voi volete, ma iniziare ad aiutare il vostro bambino ad imparare le abilità di compromesso e negoziazione che contribuiranno a renderlo più flessibile con il tempo. Il Dr. Greene mette in evidenza come questo processo possa essere estremamente difficile per i bambini inflessibili-esplosivi e che non è difficile per loro diventare sempre più agitate quando cercano di negoziare una soluzione.

Come genitore, se osservate che questo è ciò che sta iniziando a succedere, e pensate che il vostro bambino sia vicino ad una crisi, lo scopo diventa quello di far diminuire la tensione in modo che non si abbia una crisi. Questo può significare offrire soluzioni di compromesso per un bambino sforzandosi di aiutare le cose a calmarsi. Quando questo non funziona, lasciate perdere il tutto, in modo da non avere una crisi. Nell’esempio sopra, se tutti gli sforzi per negoziare falliscono e il bambino arriva sull’orlo di una crisi, il genitore potrebbe dire “Va bene, vedo che sei molto triste e ti stai arrabbiando. Apprezzo il fatto che hai cercato di trovare un compromesso con me, ma non siamo riusciti ad arrivare ad uno buono per tutti e due. Allora potresti guardare ancora un po’ di TV per adesso e magari tra un po’ cerchiamo di trovare il compromesso giusto”.

Può essere molto difficile da fare. Certamente, molti genitori e molti professionisti potrebbero essere preoccupati che tali azioni possano portare ad insegnare al bambino che può avere ciò che vuole semplicemente rifiutandosi di cedere e arrabbiandosi. Dal punto di vista del Dr. Greene, insistere che un bambino spenga la tv quando non è stato raggiunto un compromesso porterà a scatenare una crisi che non permetterà di far iniziare i compiti e sarà molto più deprimente per tutti. Quindi, fate del vostro meglio per aiutare il vostro bambino a sviluppare le tanto necessarie abilità di negoziazione, ma lasciate cadere le cose quando vedete che un’esplosione è imminente. Più tardi, quando il bambino si è calmato un po’, riprendete i vostri sforzi per negoziare. (Inoltre, questo può essere utile per aiutare i genitori a mantenere il proprio sangue freddo). Il Dr. Greene fa notare che il progresso in queste aree può essere estremamente lento, ma con il tempo l’approccio da lui raccomandato può portare a notevoli raggiungimenti per i bambini esplosivi. 

Cestino C: comportamenti che una volta sembravano di alta priorità, ma che sono scesi considerevolmente nella scala dei valori.

Sono i comportamenti che, semplicemente, non vengono più menzionati. Mettendo una serie di comportamenti precedentemente importanti nel cestino C, diminuisce notevolmente l’opportunità di conflitti causanti crisi tra genitori e bambini.

Che tipo di cose ci sono nel cestino C? Questo dipende dalle caratteristiche di ogni situazione, ma possono comprendere cose come cibi che il bambino vuole o non vuole mangiare, quali vestiti vuole indossare, come vuole tenere la sua stanza, etc. La domanda da porsi per determinare se un dato comportamento rientra nel cestino C è “E’ così importante da valere la pena di rischiare una crisi?” Se non lo è, e se avete già identificato alcuni comportamenti che sembrano più importanti e validi per la negoziazione (cioè quelli che vanno nel cestino B), allora metteteli nel cestino C.

Lettura di approfondimento:  Il mio bambino è timido: cosa fare per aiutarlo a socializzare?

Questo non porterà ad avere un bambino tirannico? 

Non necessariamente. Il Dr. Greene mette in evidenza che c’è un’importante differenza tra rinunciare e decidere quali comportamenti sono importanti abbastanza da mantenersi fermi. Rimane responsabilità e prerogativa dei genitori essere chiari su cosa non è negoziabile, su quando il compromesso è ragionevole e quali cose si possono tralasciare per adesso. Quando il bambino diventa più bravo a tollerare la frustrazione e impara le abilità necessarie di compromesso e negoziazione, sempre più comportamenti potranno essere spostati dal cestino C al cestino B, fornendo così al proprio bambino sempre più opportunità per fare pratica di compromessi.

N. B. di seguito, lo schema suggerito per ogni cestino

Schema per i “cestini”  (da ripetersi per ognuno di essi)

               DEFINITE IL PROBLEMA                   DEFINITE LA STRATEGIA

Data e Ora

Descrivete qualsiasi cosa preceda l’interazione  problematica tra voi e il vostro bambino

Descrivete come avete gestito la situazione usando la nuova strategia pianificata (problem solving, dare scelte, ascolto riflessivo, sganciarsi, conseguenze naturali, etc).

Descrivete anche se siete riusciti a risolvere la situazione meglio che in passato.

Qual è stato il risultato?

Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato?

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