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Rischio in adolescenza: perché è così diffuso tra i giovani?

Tempo di lettura: 3 minuti

Rischio in adolescenzaIl rischio nell’adolescenza

L’adolescenza è una fase della vita dell’individuo che costituisce il passaggio dall’infanzia all’età adulta, per questo particolarmente delicata e spesso burrascosa nella ricerca di se stessi e della propria identità.

L’adolescente quindi si trova a porsi la domanda “chi sono io?” e per trovare una risposta è portato a mettersi alla prova, a sperimentarsi anche in situazioni limite.

I tipici comportamenti a rischio

Il fascino del rischio e della sfida sono caratteristiche frequenti del temperamento degli adolescenti e, se da un lato consentono loro di acquisire sicurezza in se stessi e di confrontarsi con i coetanei e con il mondo adulto, dall’altro li espongono a situazioni estreme che possono trasformarsi in pericoli reali: il fumo di sigarette, l’uso di spinelli e di altre droghe, l’abuso di alcol, la ricerca dello “sballo” e di sensazioni forti, gli atti di vandalismo o i piccoli furti, la guida pericolosa, la sperimentazione di una sessualità precoce e non protetta, le restrizioni alimentari spesso immotivate, fino ai tentati suicidi, sono tutti comportamenti che per la loro novità e pericolosità preoccupano e spaventano gli adulti, soprattutto i genitori.

Il rischio come rito di passaggio

Questi comportamenti, sebbene dannosi dal punto di vista sia fisico, sia psichico che sociale, sembrano offrire all’adolescente una via d’uscita alle insicurezze e incertezze sperimentate in questa fase della vita. Una delle spiegazioni date per spiegare la tendenza degli adolescenti ad esporsi a tali situazioni di pericolo riprende aspetti antropologici e psico-sociali del percorso di crescita e si richiama al concetto di rito di passaggio: nei secoli passati, e ancora oggi nelle società tribali a tradizione orale, i momenti di passaggio da una fase della vita a quella successiva sono ritualizzati e contenuti all’interno di una cornice culturale e sociale che attribuisce loro un significato condiviso; nella nostra società attuale, invece, da un lato viene frequentemente a mancare un ordine simbolico stabile, mentre dall’altro si rafforza la tendenza all’individualità a scapito della dimensione di gruppo (come la famiglia allargata e il gruppo sociale di appartenenza), elementi che messi insieme rendono più difficoltosa la transizione dell’adolescente dalla condizione di bambino verso quella di giovane adulto.

Verso l’età adulta

Il rito di passaggio si costituisce come un’iniziazione, dove la consuetudine prevede un insieme di processi di separazione, principalmente dalla madre e dalla famiglia, il lutto per il mondo infantile che si viene a perdere, e l’assunzione di una identità sessuale stabile e adulta, quindi il confronto con l’altro sesso ed infine l’elaborazione di sentimenti di invidia e rivalità verso il mondo adulto; tutti fattori che, se non socializzati e ritualizzati, vengono ricercati dall’adolescente in maniera disfunzionale attraverso il ricorso ad “iniziazioni” improvvisate e poco pensate agite spesso in gruppo o in banda, basate ad esempio sull’uso di stupefacenti o su prove di coraggio che possono rivelarsi altamente pericolose per l’incolumità dell’individuo che le sperimenta.

Approfondimenti

  • Ahovi, J., Moro, M.R. Riti di passaggio e adolescenza: una riflessione su normalità e patologia a partire dall’esperienza transculturale (Rites of passage and adolescence: a cross-cultural approach to normality and pathology), in Rivista Sperimentale di Freniatria, Milano, F.Angeli, 2010
  • Palmonari, A., Psicologia dell’adolescenza, Bologna, Il Mulino, 1997
  • Pietropolli Charmet, G. Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi. Roma, Laterza, 2009
  • Van Gennep, A., I riti di passaggio, Torino, Universale Bollati Boringhieri, 1981
Rischio in adolescenza: perché è così diffuso tra i giovani?
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