Dott.ssa Mara Giani – Psicologa Psicoterapeuta
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Quando l’aiuto diventa necessario (decimo incontro)

caso clinico
Tempo di lettura: 4 minuti

caso clinicoDecimo incontro con Maria

Maria si presenta sorridente all’appuntamento,  decisamente più determinata, non esitante e  nei suoi occhi traspare una velata ironia . La giovane riferisce, quasi con fierezza, di aver preso coscienza solo in questa settimana di tutta una serie di elementi relativi al suo “problema del bacio”. Facciamo notare come il lavoro fatto sull’immagine di se stessa abbia come liberato la psiche da una crosta che impediva la visione e la comprensione di elementi sottostanti. In altri termini: fino a che Maria si squalificava, si condannava e si colpevolizzava tutto ciò che di negativo le capitava era tradotto in termini personali; eliminato questo strato nevrotico la ragazza comincia a valutare obiettivamente le faccende che la riguardano come nel caso dell’indottrinamento negativo da parte della madre relativamente all’atto del baciare.

P – ciao dottoressa. Ho molte cose di cui parlare oggi.

T – bene, allora incominciamo subito! Ti ascolto.

P – la prima riguarda il problema di rabbia nei miei confronti, quella relativa allo “schifo del bacio”; ho fatte l’esercizio molte volte soprattutto mentalmente e mi rendo conto che non mi crea più nessun problema il mio” avere disagio a baciare”, perché mi sento del tutto normale nonostante ciò.

La seconda cosa importante è che mi sono fatta l’ABC di esso, anzi l’ho cercato sugli appunti precedenti e poi mi sono fatta da sola tutta la discussione e la ridefinizione dei pensieri irrazionali.

Ricordi? Il problema si presentava così: A (evento attivante) – quando penso al bacio in bocca; B-1° (pensiero) è una cosa schifosa, B-2° (pensiero) la saliva si mischia e poi si ingerisce; B-3° (pensiero) se lo faccio sono una schifosa; C- (emozione) schifo, disgusto, evitamento. Mi sono quindi interrogata circa l’E cioè l’obiettivo che mi piacerebbe raggiungere o reazione che mi piacerebbe avere pensando ad un bacio ed ho capito che il desidero è solo di poterlo fare con piacere come fanno tutti da cui il mio E che è il seguente: vorrei baciare con piacere.

Lettura di approfondimento:  Quando l'aiuto diventa necessario (quinto incontro)

T – molto bene, continua pure.

P – ho iniziato a disputare i miei B usando il tridente partendo dal primo pensiero: è vero che baciare è una cosa schifosa? Quali sono le prove che è una cosa schifosa? E proprio in questo passaggio è come se mi si fosse spalancata una finestra nella mia storia personale; mi sono passate in rassegna nella mente tutte quelle volte che mia madre con un ghigno sprezzante parlava di questa cosa, ricordo quelle frasi: quelle schifose che lo fanno davanti a tutti!. Un giorno quando facevo le medie una mia amica si stava baciando davanti scuola col suo fidanzatino e mia madre con espressione di sdegno mi strattonò tirandomi via ed accelerando il passo come se avesse visto il diavolo, poi aggiunse: svergognata!!! Io ero sempre un po’ imbarazzata in queste circostanze, mi sentivo come responsabile di quello che accadeva e dentro di me pensavo: io non lo farò mai! Io non sono una schifosa! Un’altra volta, studiavo per l’esame di terza media e quel giorno due miei compagni, un ragazzo ed una ragazza vennero a studiare a casa mia. Mia madre ci chiese di tenere la porta della stanza socchiusa ed io mi accorsi che ogni tanto lei faceva capolino nello spiraglio della porta,  ricordo perfettamente quello sguardo sospettoso e sprezzante. Oggi ne comprendo  motivo e significato, ma allora pensavo che fosse una cosa normale. Vedi, tutte queste immagini che mi sono improvvisamente apparse chiarissime e collegate fra di loro, mi hanno fatto capire che mia madre è responsabile del mio problema col bacio; è lei che mi ha inculcato queste idee quando io ero innocente. Contemporaneamente mi è venuto da pensare che lei però deve avere baciato visto che si è fidanzata, poi si è sposata ed è diventata madre; non posso credere che con papà non si baciavano! Ora mi appare tutto sotto un’altra luce, non so perché , ma penso che mia madre abbia esagerato in questa cosa.

Lettura di approfondimento:  Quando l'aiuto diventa necessario

T – che effetto ti fa quest’ultimo pensiero relativo a tua madre?

P – ma…guarda, può sembrare strano ,ma no ce l’ho con lei! Penso che lei ha fatto quello che ha potuto; avrà avuto le sue buone ragioni – giuste o sbagliate – se ha fatto come ha fatto.

Torno alla prova del tridente, dalla mia confutazione ho stabilito che baciare non è affatto una cosa schifosa, ma solo una cosa molto intima fra due persone e che il desiderio di baciarsi nasce quando due persone si piacciono e si desiderano quindi è un gesto di amore e nell’amore c’è sempre la voglia di intimità.

T – va bene Maria, il discorso fila. Ora mettiamo ordine ai tuoi B riformulati.

P – certo. B1° “è una cosa schifosa” diventerà: è un gesto d’amore dettato dal desiderio di intimità; B2° “la saliva si mischia e poi si ingerisce diventa:” fa parte del piacere di intimità; B3° “se lo faccio sarò una schifosa” sarà sostituito da : se bacio un ragazzo significa che sono una ragazza normale che prova una normale attrazione.

T – ottimo Maria, ma ora formulando questi nuovi pensieri come ti senti?

P – bè ci devo lavorare, non mi viene spontaneo sento come se facessi avanti e indietro fra le due posizioni, mi serve un po’ di tempo.

T – prendi tutto il tempo che ti serve. Non avere fretta e cerca di comprendere, ogni volta, tutto il significato dei termini che usi nelle riformulazioni. Grazie. Alla prossima.

Quando l’aiuto diventa necessario (decimo incontro)
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Lettura di approfondimento:  Quando l'aiuto diventa necessario (ultimo incontro)

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