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Quando l’aiuto diventa necessario (ottavo incontro)

caso clinico
Tempo di lettura: 3 minuti

caso clinicoOttavo incontro con Maria

L’aspetto estetico gradevole sembra ormai consolidato ed agito con naturalezza, Maria non parla più del disagio per il suo corpo o del timore di incontrare persone nuove. Leggermente abbronzata e più tonica anche se negli occhi si coglie l’espressione di chi è in uno stato di attesa.

P – l’ho fatto il lavoro Dottoressa, devo dire che mi sembrava più difficile, ma dopo aver accantonato il discorso dello schifo del bacio mi è sembrato tutto molto più chiaro per quanto riguarda la rabbia verso me stessa.

T – bene! Questo vuol dire che facciamo progressi concreti! Vediamo il lavoro.

P – allora, ecco qui….  ho individuato l’A- l’evento attivante che consiste in: quando penso allo schifo che provo immaginandomi un bacio; ho individuato il C- rabbia verso me stessa; ed ho individuato i B- pensieri disfunzionali responsabili della rabbia, che sono: 1) sono una piaga! 2) sono piena di problemi! 3) non so fare le cose più naturali! Si, questo penso di me e quando accade sono furiosa, salto i pasti e non mi va di fare niente.

T – lo credo bene, se ti attribuisci una colpa viene naturale darti anche la punizione. Ma scusami, qual è la tua colpa in questa circostanza?

P – ma come qual è!?…è che non dovrei avere quel problema che invece ho!

T – bingo!!! eccola la spina nel fianco! ecco la tua presunzione doveristica che ti intrappola, (vedi articoli sul funzionamento mentale) la vogliamo disputare? – uso il tridente – È “vero” che non dovresti avere il problema che hai con il bacio? Se è vero me lo puoi dimostrare? Puoi convincere anche me sul perché non dovresti avere il problema che hai? Quali sono le ragioni o prove che dimostrano che questo problema non dovresti averlo? Ti ricordo che se un fenomeno accade, in quanto accade, è possibile che possa accadere! Chi siamo noi per poter pensare di cambiare le leggi dell’universo?

Lettura di approfondimento:  Quando l'aiuto diventa necessario (nono incontro)

P – si, si ho capito ho risposto impulsivamente con i miei automatismi di pensiero.

T – bene, quale sarebbe allora il pensiero corretto e opportuno da fare a proposito di quel problema che hai pensando al bacio?

P – bè….il pensiero opportuno sarebbe che non mi piace avere quella reazione di schifo che ho pensando al bacio, che mi piacerebbe non avere questo problema, mi piacerebbe comportarmi come la maggior parte delle persone normali.

T – esatto Maria. Vedi c’è una enorme differenza fra il primo pensiero, quello irrazionale e disfunzionale: non dovrei avere quel problema che invece ho! (vedi articoli sul funzionamentomentale)ed il secondo, quello lecito, sano e funzionale qual è: non mi piace avere quella reazione di schifo che ho pensando al bacio. Vedi, nel primo, dettato dalla tua presunzione doveristica, rigida, assolutistica ed irrazionale il nucleo nevrotico si articola più o meno cosi: non dovrei avere quel problema che ho! e siccome invece ce l’ho è colpa mia e per questo mi detesto perché sono una piaga, sono piena di problemi e non so fare le cose più naturali. Attribuendoti la colpa di quel comportamento ti arrabbi con te stessa tant’è che ti insulti e ti punisci proibendoti anche di mangiare e di fare le altre tue cose; nel secondo pensiero invece, quello sano e lecito, non solo ti riconosci implicitamente il diritto di fare un errore o avere un difetto, ma soprattutto conservi amorevolezza e rispetto nei tuoi confronti fermo restando la consapevolezza di potersi correggere se si desidera e non aggredisci tutta te stessa solo perché un tuo comportamento non ti piace! Che ne pensi? Ti sono chiare queste dinamiche?

Lettura di approfondimento:  Quando l'aiuto diventa necessario

P – penso che non fa una piega, è molto chiaro!

T – bene, allora il lavoro di questa settimana sarà : ripetere per iscritto, tre volte al giorno tutti i giorni, come da protocollo il pensiero razionale ridefinito sul problema: -A- pensando al problema del bacio. Che ne dici di disputare e ridefinire da sola anche i –B- pensieri responsabili della rabbia –C- quali: sono una piaga, sono piena di problemi e non so fare le cose più naturali?

P – dico che si può fare, ci provo!

T – bene, buon lavoro. Come ti senti in questo momento?

P – ….come chi ha scalato una montagna, ma meglio. Ora penso che c’è una via d’uscita. Devo lavorarci, ma c’è. Grazie

Quando l’aiuto diventa necessario (ottavo incontro)
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