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Che cos’è la sofferenza e come si manifesta

Articoli di psicologia - Funzionamento mentale
Giovedì 05 Agosto 2010 07:07

sofferenza mentale

Abbiamo sottolineato, nell’articolo bonifichiamo la nostra mente, l’opportunità di mettere in discussione gli eventuali "nuclei doveristici" o pensieri disfunzionali. Per poter smontare una cognizione nevrotica è necessario fare riferimento a materiale esplicativo corretto, convincente e alla portata di qualunque mente desideri usufruirne. Disputare una propria cognizione disfunzionale è possibilissimo a chiunque se informato per comprendere il senso di ogni particella della cognizione stessa, pertanto prendiamo in considerazione le ipotetiche varie particelle, dei disagi psicologici,  allo scopo di acquisirne conoscenza di significato e potenzialità.

Partiamo con l’osservazione di quella componente che definiamo comunemente dolore o disagio o problema, cioè la sofferenza.

L’essere umano può soffrire in soli quattro modi che sono: problemi di ansia, problemi di colpa, problemi di rabbia o di ostilità e problemi di depressione. Basta un solo problemino, di queste quattro categorie, per rovinare l’intera vita di un essere umano, ma noi siamo abilissimi e, qualche volta, nello stesso individuo sono presenti tutti e quattro contemporaneamente.


Iniziamo dall’ansia...

Cos’è l’ansia? Il modo in cui, questo disagio emotivo/comportamentale, si manifesta è abbastanza noto a molti: agitazione mentale e fisica, a volte blocco di alcune abilità come parlare o muoversi, senso di confusione e scarso controllo in generale, in alcuni casi attacchi di panico, esigenza di fuga e fantasie di sparizione. Tutto questo è abbastanza noto, ma in questa sede non interessa tanto il come si manifesta, quanto invece il perché accade; che succede nella nostra mente per cui il soggetto va in ansia?

A livello mentale l’ansia è: (cognizione) “l’aspettativa del danno imminente”, che più o meno si genera nel seguente modo: siccome potrebbe accadere X (l’evento temuto) allora sicuramente accadrà ed accadrà nella maniera peggiore, allora me ne devo preoccupare continuamente, perché quando accadrà sarà terribile, insopportabile, catastrofico.

A livello psicologico come già detto in altro passaggio, poiché il nostro Io crede ciecamente a ciò che pensiamo, il cervello dichiara lo stato di allarme e tutto l’organismo risponde proprio come si risponde all’incombere della tragedia. Da non dimenticare però, che nelle nevrosi il pericolo è fittizio, immaginato e non reale. Naturalmente il soggetto in stato di ansia si rende conto della  situazione in cui si trova e per questo ulteriore motivo si preoccupa, si condanna e si giudica aggiungendo ansia a quella presente aggravando la situazione. A questo punto viene da chiedersi: e allora che cosa si può fare? Rinviamo la risposta a questo interrogativo a conclusione dell’esame dei quattro quadri disfunzionali di cui il primo l’ansia che abbiamo trattato sopra. Nel prossimo articolo affronteremo il problema di rabbia o ostilità.

 

Riferimenti:

  • M. Rosenberg, Handbook of rational-emotive therapy, Vol. 1 & 2, Springer New York, (1965)

 

Scritto da Elisabetta Vellone

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